12:46 31 Marzo 2020
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Come colonizzare habitat alieni inospitali senza portarsi tutto il materiale necessario dalla Terra? I ricercatori della NASA stanno valutando delle nuove possibilità, alcune delle quali piuttosto sorprendenti.

I ricercatori della NASA stanno studiando il potenziale dei miceli – l’apparato vegetativo dei funghi, quella massa di filamenti sottili detti ife, che assorbono i nutrienti e che costituiscono la gran parte della massa del fungo. Questo secondo gli scienziati potrebbe contribuire in maniera sostanziale a realizzare gli avamposti sulla Luna e su Marte.

"In questo momento, i tradizionali progetti di creazione habitat per Marte sono come una tartaruga: prevedono di portare con sé tutto il necessario sulla schiena”, ha dichiarato in un comunicato la ricercatrice capo del progetto, l’astrobiologa Lynn Rothschild, del Centro di ricerca Ames della NASA in California.

Questo sarebbe "un piano affidabile, ma con enormi costi energetici", ha aggiunto la scienziata che punta l’attenzione su un’altra possibilità: "Invece, potremmo sfruttare la micelia per realizzare noi stessi sul posto questi habitat quando ci arriveremo".

La Rothschild e il suo team stanno conducendo le loro ricerche con l'aiuto del finanziamento del programma NIAC (NASA Innovative Advanced Concepts), che cerca di incoraggiare lo sviluppo di tecnologie di esplorazione potenzialmente rivoluzionarie. E, a detta degli stessi scienziati, il progetto chiamato myco-architecture potrebbe davvero cambiare il gioco. Almeno teoricamente.

"In definitiva, il progetto prevede un futuro in cui esploratori umani possano realizzare un habitat compatto costruito con un materiale estremamente leggero come sono i funghi dormienti", hanno scritto i funzionari della NASA nella stessa dichiarazione.

"All'arrivo, rigenerando quel materiale biologico di base semplicemente aggiungendo acqua, i funghi potrebbero crescere e proliferare all’interno dell’habitat umano, pur rimanendo contenuti per evitare che vadano a contaminare l’ambiente marziano”.

Il micelio, secondo questa ipotesi, potrebbe essere utilizzato per realizzare il materiale di base delle stazioni che dovranno ospitare gli esseri umani. Si parla quindi di veri e propri ‘mattoni’ fatti di filamenti intrecciati di micelio coltivato in ambiente extraterrestre. Proseguendo nelle ipotesi, che però almeno per il momento appaiono ancora più prossime al fantascientifico che allo scientifico, si potrebbe pensare a degli insediamenti costruiti in tre strati – in cima il ghiaccio (sia sulla Luna che su Marte risultano esservi giacimenti di acqua congelata), la zona intermedia occupata dagli uomini e sotto la micelia fungina a fare da base. In questo modo la copertura di ghiaccio potrebbe proteggere gli abitanti dalle radiazioni e potrebbe permettere a microbi fotosintetizzati (i cianobatteri) di produrre ossigeno nello strato intermedio, lo strato inferiore invece potrebbe cibarsi delle sostanze nutritive prodotte dai cianobatteri e dell’acqua dello strato superiore.

Secondo le visioni più rosee la micelia potrebbe fare molto di più che servire solo da pareti e soffitti. I funghi potrebbero anche aiutare a filtrare l'acqua per i pionieri nonché estrarre minerali dalle proprie acque reflue, hanno fatto notare i funzionari più ottimisti della NASA.

Dall’altra parte, fanno anche notare gli autori dello studio, la micoarchitettura potrebbe forse finire per avere applicazioni significative anche qui sulla Terra, magari aiutando a ridurre le emissioni di CO2 dell’industria delle costruzioni, tema per altro particolarmente in voga quando si pensa alla green economy.

"Quando progettiamo per lo spazio, abbiamo la possibilità di sperimentare nuove idee e materiali con molta più fantasia rispetto a quando lo facciamo per la Terra", ha detto la Rothschild.

"E dopo che questi prototipi sono stati progettati per altri mondi, possiamo riportarli al nostro”, ha aggiunto la professoressa ammiccando evidentemente anche a delle potenzialità commerciali non indifferenti.

Questo non è per altro l’unico progetto in corso per la creazione di habitat innovativi per mondi alieni. Oltre alla micoarchitettura, ipotesi ancora tutta da vagliare, a punto di sviluppo più avanzato sono arrivati gli studi sulla stampa 3D per realizzare il materiale architettonico per gli habitat umani su Marte e Luna. Portarsi una stampante e la plastica in polvere per realizzare sulla colonia sedie e tavoli invece di portarsi le sedie e i tavoli da casa. Funghi o stampanti 3D, in ogni caso l’umanità se vorrà colonizzare altri mondi dovrà necessariamente trovare il modo di costruire sul posto la gran parte di ciò di cui avrà bisogno.

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