00:06 12 Luglio 2020
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Negli ultimi anni i rapporti tra Corea del Sud e Stati Uniti pare siano peggiorati – Whashington chiede più impegno economico a Seoul per le sue truppe di stanza in Corea, ci sono frizioni per ingerenze, pressioni economiche e politiche ma da oggi, secondo i media della Penisola, c’è anche un problema in più – i baffi dell’ambasciatore americano.

L'ambasciatore degli Stati Uniti in Corea del Sud si era già attirato le critiche e le antipatie da parte dei più alti livelli del Governo di Seoul quando venerdì aveva suggerito che il Paese che lo ospita si sarebbe dovuto consultare con Washington prima di riaprire al turismo con la Corea del Nord.

In precedenza vi erano stati contrasti piuttosto seri tra le due nazioni, con la Corea del Nord a chiedere maggiore autonomia nella gestione dei suoi affari con i cugini del Nord e gli Stati Uniti sempre pronti a ridimensionare le ambizioni di rilancio e interscambio economico del Presidente Moon Jae-in nei confronti di Pyongyang. Ancora meno era piaciuta la richiesta, sempre da parte di Washington, di pagare molti più contributi per il mantenimento delle truppe americane di stanza nel Paese.

Quando poi l’ambasciatore Harry Harris a Seoul, questo il suo nome, si è permesso giovedì scorso di dire in comunicato ufficiale che sarebbe meglio se la Corea del Sud gestisse i suoi piani con la Corea del Nord coordinandosi con gli Stati Uniti al fine di evitare ‘incomprensioni’ che potrebbero portare anche a sanzioni, i media locali non sono più riusciti a trattenersi ed hanno tirato in ballo... i suoi baffi!

Che cosa c’entrano i baffi si potrebbe pensare e perché i coreani li troverebbero tanto sgradevoli, si potrebbe obiettare. In realtà tutto è facilmente spiegabile. Tutti sanno che la Corea venne occupata dal Giappone per un lungo periodo il secolo scorso (1910-1945) e che quella occupazione fu particolarmente cruenta e dolorosa per i coreani. Ebbene, l’ordinanza del tempo per i funzionari del governo coloniale giapponese prevedeva proprio dei baffetti alla Harris, hanno voluto far notare i media. Niente di peggio per alienare la benevolenza popolare al diplomatico statunitense. In pratica si tratta di una sorta di ‘Reductio ad Hitlerum’ alla orientale. Immaginate una battuta del genere su di un giornale occidentale “quel diplomatico ha dei baffetti dalla Hitler!”.

L’associazione mentale, per quanto possa sembrare banale, ha subito fatto riflettere l’ambasciatore tanto da farlo in parte tornare sui propri passi. In fatti a stretto giro, dopo l’ondata di critiche, commenti, satira e illazioni, si è affrettato a precisare che la Corea del Sud è una nazione sovrana ed ha osservato che il turismo non è vietato dalle sanzioni internazionali imposte al Nord, pur però insistendo sul fatto che alcuni aspetti di un programma turistitico avanzato potrebbero potenzialmente creare problemi.

La precisazione tuttavia non è bastata a respingere l’ondata di critiche che ha chiamato in causa anche le origini di Harris che è nato da padre americano ma da madre giapponese.

In un'intervista con una stazione radio locale, un legislatore del partito al potere lo ha confrontato con un "governatore generale" del governo giapponese durante il periodo coloniale.

Harris ha infine porvato a stemperare gli animi anche con dell’ironia facendo notare che anche molti personaggi storici coreani famosi avessero peli simili sul viso per poi arrivare a riderci sopra dichiarando in un briefing: "pare che i miei baffi, per qualche motivo, siano diventati un oggetto di fascino da queste parti".

Ridendo e scherzando però i baffi dell’ambasciatore rischiano di diventare un vero e proprio caso diplomatico.

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