11:52 25 Gennaio 2020
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La decisione del Pentagono di ingrandire il proprio contingente nei Paesi mediorientali è stato accolto con sfavore dalla Russia e dalla Siria.

Invece di ritirare i propri effettivi dal Medio Oriente, come promesso dall'amministrazione Trump, il Pentagono continua a dislocare altri uomini nella regione, influendo negativamente sulla già precaria stabilità della stessa.

E' questo, in sostanza, il contenuto di un comunicato congiunto rilasciato da Siria e Russia in merito all'imminente dispiegamento di 3000 soldati americani nella regione:

"Al posto del tanto annunciato ritiro delle truppe americane, che indubbiamente contribuirebbe alla riduzione delle tensioni nella regione, gli Stati Uniti continuano ad infuocare la situazione, incrementando la quantità degli effettivi del proprio contingente militare nei Paesi del Medio Oriente", si legge nel documento.

Il ridislocamento dei soldati americani

Nelle scorse ore il Pentagono ha annunciato il ridislocamento di circa 3000 effettivi dalla Norvegia, dove avrebbero dovuto prendere parte a delle esercitazioni congiunte con i partner NATO, in Medio Oriente.

Le tensioni in Medio Oriente

Nella regione mediorientale il clima continua a restare tesissimo dopo gli avvenimenti delle ultime settimane, a partire dall'uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani, che ha provocato la reazione di Teheran, la quale nei giorni successivi ha lanciato un poderoso attacco contro tre basi americane in Iraq, radendone una al suolo.

Recentemente, il Pentagono sembrava ben disposto verso un totale ritiro dei propri uomini da Iraq e Siria, salvo poi bollare una lettera inviata alle autorità di Baghdad dal generale di brigata William H. Seely III come errore.

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