07:50 05 Dicembre 2020
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'Mi piace il petrolio' è questa l'ossessione ricorrente di Donald Trump, che dice candidamente, durante un'intervista alla Fox, che lui gestisce il petrolio in Siria.

Il presidente Donald Trump ha raddoppiato gli sforzi della sua politica nel “prendere” il petrolio siriano, ammettendo a Fox, intervistato da Laura Ingraham, che gli USA ce l’hanno e rifiutando di restituirlo ai legittimi proprietari, ovvero il governo siriano.

“Dicono che ho lasciato truppe in Siria. Sai cosa ho fatto? Ho lasciato truppe per prendere il petrolio. Ho preso il petrolio. Le uniche truppe che ho stanno prendendo il petrolio. Stanno proteggendo il petrolio”, ha detto Trump, parlando con la giornalista di Fox News.

Ingraham interviene, chiedendo al presidente se gli USA “stanno prendendo il petrolio” e suggerisce al presidente che le truppe statunitensi forse stanno “proteggendo le strutture”.

Trump ha ripetuto le sue affermazioni: “Forse lo faremo, forse no… Non lo so, forse dovremmo prenderlo. Ma abbiamo il petrolio, gli Stati Uniti hanno il petrolio. Quindi, quando dicono ‘ha lasciato truppe in Siria’. No. Li ho liberati, a parte quelli che devono proteggere il petrolio, abbiamo il petrolio”.

‘Gestiamo il petrolio’

Il presidente Trump si è ripetutamente vantato dell’importanza di “proteggere” le risorse energetiche della Siria negli ultimi mesi, ed ha affermato che “gli piace il petrolio” e che gli Stati Uniti avrebbero “mantenuto il petrolio”.

L’ossessione di Trump per la gestione del petrolio dei paesi stranieri è presente già prima della sua elezione come presidente degli USA, essa appare ben presente nei media negli ultimi dieci anni. Egli più volte, infatti, ha ribadito l’importanza di gestire il petrolio, compreso quello iracheno.

A fine ottobre, l’esercito russo ha pubblicato un rapporto dettagliato sulle attività di contrabbando di petrolio degli USA nella Siria orientale, completo di informazioni satellitari, rivelando che la CIA, il Pentagono e gli appaltatori militari statunitensi privati, stavano lavorando illegalmente con le milizie curde e le società controllate dagli USA, per spedire oltre 30 milioni di dollari di petrolio siriano dal paese devastato dalla guerra.

Gli USA hanno spostato lo scorso ottobre i militari nelle regioni ricche di petrolio della provincia orientale della Siria di Deir ez-Zor, truppe che provenivano dal confine siriano con la Turchia dove è poi iniziata una invasione turca, che è stata fermata a seguito dell’intervento diplomatico di Mosca.

Nel mese di novembre il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha svelato le attività statunitensi nella Siria orientale, accusando Washington di essersi illegalmente attivata nel separare territori della Siria orientale per creare uno pseudo-stato separato nella regione.

Prima di essere coinvolto in un conflitto civile sostenuto dall’estero nel 2011, la Siria ha prodotto circa 400mila barili di petrolio al giorno, garantendo al paese una autosufficienza energetica pari al 20% delle entrate statali. La produzione è crollata durante la guerra, in particolare dopo che il Daesh (ISIS)*, ha conquistato vaste aree della Siria orientale. Sebbene da allora i terroristi siano stati cacciati dall’area, le infrastrutture petrolifere del paese devono ancora essere ripristinate, conducendo a problemi più ampi e a ritardare l’impegno del paese per ricostruire dopo la guerra. Damasco ha stimato che potrebbero essere necessari tra i 200 e i 400 miliardi di USD per ricostruire il Paese.

* Un gruppo terrorista messo al bando in Russia e in molti altri paesi.

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Siria, Petrolio, Donald Trump
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