17:23 28 Gennaio 2020
Mondo
URL abbreviato
0 60
Seguici su

La rappresentanza russa del WWF ha organizzato una raccolta fondi per l'acquisto di fuoristrada UAZ e di motoslitte necessari per rafforzare il controllo nelle aree protette dell’Altay (OOPT, in russo). Gli esperti ritengono che tali misure contribuiranno a preservare i leopardi delle nevi.

La disoccupazione nei villaggi della regione dell'Altay sta facendo aumentare il bracconaggio. I cacciatori mettono a repentaglio la vita di animali rari. Il personale delle aree protette non ha i mezzi per controllare adeguatamente l’intero territorio ed eliminare le trappole. Di conseguenza, i bracconieri la fanno franca e molto raramente vengono colti in flagrante.

Salvare i leopardi delle nevi

I leopardi delle nevi sono gli unici grandi felini ad essersi adattati alle rigide condizioni degli altipiani. Ve ne sono solo circa 4.000 nel mondo, la maggior parte in Cina e in Mongolia. Ma la popolazione russa di tali animali è esigua, da 60 a 90 unità. Il servizio stampa del WWF-Russia ha spiegato che i leopardi delle nevi vivono in zone montuose remote di 12 paesi dell'Asia centrale e sudorientale. Possono vivere fino a 5.000 metri sul livello del mare. "In Russia, il loro habitat si estende da ovest a est per oltre 2.000 chilometri, principalmente nella Repubblica dell’Altay, di Tuva e in Buryatia", precisa il WWF.

Secondo le stime degli scienziati, il gruppo più grande dell'Altay è ora composto da 35 unità. Per questo motivo, i ricercatori insistono sul rafforzamento della supervisione e del controllo sulla sicurezza dei leopardi delle nevi. Finora sono stati raccolti fondi per 4 parchi naturali: Ak-Cholushpa, Belukha, Zona Pokoya Ukok e Uch-Enmek. Al loro interno vivono 14 leopardi.

Il servizio stampa della fondazione ha spiegato a cosa servono i soldi. La superficie totale dei parchi supera i 600.000 ettari. A causa degli insufficienti finanziamenti scarseggiano i materiali e le apparecchiature tecniche. Allo stesso tempo, la maggior parte delle zone che necessitano di protezione sono montuose, dunque gli ispettori faticano ad arrivare dove devono: ad esempio, in inverno il territorio da salvaguardare diventa praticamente inaccessibile. Per il momento, gli ispettori del parco effettuano retate con le loro auto private o a cavallo. È possibile utilizzare anche motoslitte, ma non ce ne sono abbastanza.

C'è tuttavia un altro problema, ossia l'alto tasso di disoccupazione nella regione che interessa soprattutto i piccoli insediamenti dell’altopiano. Dunque, la gente del posto è spinta a guadagnarsi da vivere con la caccia illegale, compresa quella dei leopardi delle nevi.

Il leopardo delle nevi
© Sputnik . Ilya Naymushin
Il leopardo delle nevi

Trappole fotografiche

Alexey Kuzhlekov, ricercatore del Parco Nazionale Sailyugemsky, ha spiegato a Sputnik che non sono solo i parchi sovvenzionati dalle regioni ad aver bisogno di motoslitte e di fuoristrada UAZ. Anche i dipendenti dell'unico parco nazionale della Repubblica hanno difficoltà a controllare grandi aree. Alexey precisa che tra coloro che si specializzano nello studio dei leopardi delle nevi, c'è un tacito accordo: gli scienziati possono effettuare ricerche non solo sul territorio del parco del quale sono dipendenti, ma in generale anche in quei luoghi dove vivono animali rari.

"I leopardi delle nevi non riconoscono i confini, si spostano su catene montuose da un paese all'altro. Naturalmente, sarebbe bene procurarsi nuove attrezzature. E potremmo usarla insieme agli esperti dei parchi naturali. Dopotutto, in un modo o nell'altro il lavoro che stiamo facendo è comune", ha affermato Kuzhlekov.

Tra l’altro, è necessario essere in una buona forma fisica per per studiare in loco la vita dei leopardi delle nevi. I ricercatori devono arrampicarsi in zone difficili da raggiungere: a volte non possono fare a meno dell'attrezzatura da alpinismo. Poi, devono installare trappole fotografiche in alta quota per avere scatti dei leopardi delle nevi. È così che ne viene determinato il numero approssimativo. In media, gli esperti controllano le fotocamere una volta ogni 6 mesi. Per determinare dove collocarle, gli esperti cercano tracce di animali: "Se, ad esempio, non è apparso nessun animale nelle fotografie scattate durante l'anno, è necessario cambiare il luogo di posizionamento. Ciò significa che in quel luogo gli animali non sono a loro agio. I forestali devono nuovamente recarsi sul crinale per spostare la fotocamera".

Gli scienziati danno persino i nomi ai leopardi ripresi negli scatti, ne studiano la vita personale e danno l'allarme se gli animali improvvisamente scompaiono “dai radar": infatti, in tal caso vi è la possibilità che siano finiti in mano dei bracconieri.

"Abbiamo pochissimi specialisti di leopardi delle nevi qui. Siamo rari come i leopardi delle nevi", osserva Alexey. L’esperto spiega quanto sia difficile raggiungere le fotocamere installate: "Ad esempio, in inverno ci possono volere fino a 5 ore di macchina per arrivare dal nostro campo al luogo dove bisogna lasciare l'auto per poi camminare su per le montagne (con la motoslitta vi si può arrivare in 30 minuti). E poi bisogna camminare per altri 10 chilometri lungo il percorso. Naturalmente, a volte non c'è abbastanza tempo per controllare tutte le fotocamere. Una volta ho avuto il tempo di verificarne una sola: era inverno, si era fatto buio in fretta e non è sicuro camminare da soli in montagna".

Nella Repubblica ne sono state installate circa un centinaio. "È una grande fortuna riuscire a vedere leopardi delle nevi. Per tutto questo tempo li ho visti una volta solo, e li studio dal 2009", aggiunge Kuzhlekov.

© Sputnik . Vladimir Pirogov
Leopardo delle nevi

I bracconieri

Ad aiutare i forestali nell’installazione delle fotocamere sono gli abitanti dell'altopiano. In particolare, gli ex bracconieri sono stati letteralmente rieducati e ingaggiati dai forestali. Denis Malikov, vicedirettore del Parco Nazionale Sailyugemsky, ha spiegato in un'intervista rilasciata a Sputnik che i bracconieri vivono dove un tempo cacciavano, dunque conoscono la zona quasi come lo stesso personale dell’OPPT.

"Negli anni '80 e '90, cacciavano attivamente i leopardi delle nevi e vendevano la pelle per 50.000 rubli", ha spiegato Malikov. “Abbiamo deciso di coinvolgere gli ex bracconieri nella nostra attività. abbiamo dato loro delle fotocamere. Li paghiamo per ogni giorno di lavoro. E alla fine dell'anno diamo loro un premio, pari al prezzo della pelle. Finora, sono otto le persone che hanno collaborato con noi a queste condizioni".

A un cacciatore viene assegnato un appezzamento di superficie compresa tra i 40 e i 123 mila ettari. Quando gli esperti hanno presentato alla gente del posto un'offerta del genere, non tutti li hanno accolti in modo ospitale: infatti, molte persone hanno passato tutta la vita a cacciare e non hanno voluto cambiare. All'inizio, quelli che passavano dalla parte dei forestali erano addirittura additati come nemici.

Nonostante qualche progresso, il bracconaggio prospera ancora. Ma non direttamente: i leopardi delle nevi finiscono accidentalmente in trappole progettate per altri animali. Il più delle volte sono pensate per cacciare un kabarga, una piccola renna a due zampe.

"La caccia al kabarga è la principale minaccia per la sicurezza del leopardo delle nevi. I bracconieri mettono trappole nel muschio e i leopardi rimangono incastrati. Anche se in alcune regioni il kabarga è stato inserito tra le specie protette, vengono comunque predisposte delle quote per la caccia di questo animale. Ci sono sospetti che tutto il muschio estratto in modo disonesto e poi smerciato all’estero provenga da queste zone", ha affermato Malikov. Il muschio è molto utilizzato nella medicina orientale, ha aggiunto Kuzhlekov. "I cinesi sono pronti a pagare un sacco di soldi per questo prodotto: un grammo può valere anche 3000 rubli".

Un'altra minaccia è la caccia a una capra siberiana di montagna. Malikov osserva che il numero di capre si sta riducendo drasticamente, il che significa che la base alimentare del leopardo delle nevi si sta riducendo. "La caccia a questo animale dovrebbe essere interrotta per un po' di tempo. Se da qualche parte scompare una capra siberiana, scomparirà anche il leopardo delle nevi", ha concluso l’esperto.

Inoltre, alcuni abitanti del luogo sparano ai leopardi perché questi attaccano il bestiame. Alexander Karnaukhov, zoologo e coordinatore dell'ufficio del WWF nella regione dell’Altay-Sayan, si lamenta del fatto che non si sentono responsabili di ciò che fanno: "Si cerca di capirli. Si parte dal presupposto che il vivere in montagna sia già abbastanza difficile. Per questo vengono comminate loro multe minime". A tal proposito, per bracconaggio e traffico illegale di animali selvatici ai sensi della legge russa sono previsti i lavori forzati, la reclusione fino a 4 anni e l’irrogazione di pene pecuniarie fino a un milione di rubli.

Il leopardo delle nevi
© Sputnik . Ilya Naymushin
Il leopardo delle nevi

L’esperto sottolinea inoltre che l’utilizzo di trappole per la caccia è severamente proibito in tutte le regioni. Ci sono, naturalmente, delle eccezioni: si usano, ad esempio, quando è necessario regolare il numero di predatori pericolosi. "Per esempio, quando si tiene sotto controllo la popolazione di lupi, ma solo al di fuori dell’habitat dei grandi felini. Quindi, in ogni caso, le trappole sono illegali nella regione dell'Altay", precisa Karnaukhov. “Sono difficili da rintracciare. Ecco perché l’animale vi entra senza accorgersene e non riesce ad uscirne". A volte l'animale non muore subito e andrà incontro a una morte lunga e dolorosa per la fame, il freddo e le ferite.

"Naturalmente, la situazione generale nell'Altay è migliore rispetto, per esempio, a 15 anni fa. Oggi le persone si guadagnano da vivere con il turismo e cacciano molto meno per sfamare le loro famiglie", ha aggiunto l’esperto.

Mentre la situazione relativa allo studio dei leopardi delle nevi nell'Altai e nel Buryatia è più o meno stabile, nel territorio del Tyva orientale non è così rosea. Così commenta l’esperto: “Per essere più precisi, stiamo parlando della cordata dell’Akademik Obruchev. La questione non è nemmeno finanziaria. Il problema è che c'è un solo esperto di leopardi delle nevi. Non può fare tutto lui fisicamente. La maggior parte delle fotocamere sono installate nella parte sud-occidentale. Questa è una zona di difficile accesso per la è necessario pianificare una spedizione seria: ossia, serve andare lì per un paio di mesi e vivere sul posto.

Il leopardo delle nevi
© Sputnik . Ilya Naymushin
Il leopardo delle nevi
Studi e ricerche

L'ufficio stampa del WWF osserva che gli specialisti dei Paesi in cui vivono i leopardi delle nevi sono attivi in ricerche e progetti di conservazione in vari modi. "Il compito principale è quello di sviluppare una metodologia unificata per la stima del numero di animali e per studiarli al fine di ottenere dati attendibili".

Andrey Poyarkov, dottore in scienze biologiche e ricercatore senior presso l’Istituto di ricerca ambientale ed evoluzionistica A.N. Severtsov, ha spiegato a Sputnik quali progetti sulla conservazione e lo studio dei leopardi delle nevi sono al momento operativi in Russia. L’esperto li ha suddivisi in progetti di conservazione e progetti di ricerca. Nel primo gruppo rientrano gli sforzi del WWF per l’organizzazione della vita degli animali e la stima del loro numero.

"Tra i progetti focalizzati sulla componente scientifica vi sono progetti del nostro istituto, nonché spedizioni permanenti condotte con il supporto della Società geografica russa. Ci sono molti aspetti da tenere in considerazione. Ad esempio, studiamo la loro componente genetica per formare una sorta di "passaporto" dell’animale e per sviluppare la nostra base dati. Studiamo l'organizzazione spaziale degli animali con l'aiuto della marcatura tramite trasmettitori satellitari”, spiega Andrey Poyarkov. “Un altro elemento importante è la simulazione degli habitat con l'aiuto di un apposito software". All’interno vengono attivati dati algoritmi relativi alle condizioni di vita dei leopardi. Dopodiché sulla cartina sono segnalati i luoghi dove la probabilità di trovare questi felini è maggiore. "Questa cartina è un buon strumento. In questo modo, è possibile confrontare aree protette, parchi nazionali e determinare quanto possono essere adatti per un leopardo. Ad esempio, sebbene vi siano diverse aree protette nel territorio dell'Altay-Sayan, queste non sono ideali per il leopardo delle nevi".

L’esperto osserva anche che la maggior parte degli habitat del leopardo delle nevi in Russia si trova al di fuori delle aree protette, quindi queste dovrebbero essere ampliate. Ad esempio, verso la cordata del Bolshoi Sayan al confine tra Russia e Mongolia. Inoltre, secondo l’esperto, per preservare il leopardo, non basta solo vietarne la caccia: "È necessario includerlo nell’elenco delle specie protette della Siberia".

Al fine di ridurre i rischi di estinzione della già piccola popolazione, gli esperti del WWF propongono di adottare le seguenti misure: aumentare il numero di soggetti operativi, migliorare la qualità della protezione e la qualificazione dei dipendenti dei gruppi di contrasto ai bracconieri, rafforzare la base materiale e tecnica delle agenzie di tutela ambientale, ivi incluse la dogana e le autorità transfrontaliere. Inoltre, è fondamentale impedire ai bracconieri di sottrarsi alle proprie responsabilità e di essere multati con pene pecuniarie minime.

RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik