16:20 28 Marzo 2020
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Le tensioni tra Usa e Iran dopo l'omicidio del generale Soleimani a Baghdad (85)
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L'assassinio del comandante della Forza Quds delle guardie rivoluzionarie iraniane del 3 gennaio, Qasem Soleimani, ha esacerbato ulteriormente il già difficile rapporto tra Baghdad e Washington.

NBC News ha citato fonti senza nome affermando che Israele avrebbe aiutato gli Stati Uniti a organizzare l'operazione che ha portato all'uccisione di Qasem Soleimani, capo della Forza Quds iraniana.

Le fonti affermano che Israele ha cooperato nell'operazione del 3 gennaio fornendo agli americani i dettagli chiave dell'intelligence sulla questione.

I dettagli hanno contribuito a confermare e verificare le informazioni degli informatori di un aeroporto siriano secondo cui Soleimani era giunto a Baghdad su un volo notturno da Damasco, dati che sono state utilizzate per dare informazioni alla CIA, scrive NBC.

Il New York Times, a sua volta, ha riferito che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato con il segretario di Stato americano Mike Pompeo prima dell'uccisione di Soleimani e che lo stato ebraico era probabilmente l'unico alleato di Washington che era a conoscenza della questione.

A ottobre, l'agenzia di stampa iraniana Tasnim ha citato il capo dell'intelligence dei pasdaran, Hossein Taeb, affermando che Israele e l'Occidente avevano collaborato all'assassinio di Soleimani per "innescare una guerra religiosa all'interno dell'Iran".

“Frustrati per il loro fallimento nel turbare la sicurezza in Iran o nel danneggiare le basi militari dei pasdaran, i nemici hanno messo su un vasto complotto per colpire il Magg. Gen. Soleimani nella provincia di Kerman”, dichiarò Taeb in quel momento.

Uccisione di Soleimani

Il 3 gennaio, Soleimani è stato ucciso in un attacco statunitense di droni all'aeroporto internazionale di Baghdad in quello che Teheran ha condannato come un atto di terrorismo internazionale. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha insistito sul fatto che l'attacco ha eliminato il "terrorista numero uno in qualsiasi parte del mondo".

L'Iran si è vendicato il 7 gennaio attaccando le forze militari statunitensi presso la base aerea di Ayn Al-Asad e una struttura a Erbil in Iraq con missili balistici. Nessuna vittima è stata confermata nell'attacco, che il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha dichiarato di aver effettuato per autodifesa e in linea con la Carta delle Nazioni Unite.

Questo è stato seguito da un discorso di Trump alla nazione in cui ha sottolineato in particolare che gli Stati Uniti non avrebbero mai permesso all'Iran di sviluppare armi nucleari.

Allo stesso tempo, ha chiarito che Washington era ancora pronta a cercare di firmare una pace con Teheran se la sua leadership "avesse cambiato il suo comportamento", indicando che non ci sarebbe stata un'escalation immediata negli Stati Uniti nel conflitto.

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Le tensioni tra Usa e Iran dopo l'omicidio del generale Soleimani a Baghdad (85)

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Iran, Baghdad, Qasem Soleimani
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