22:19 18 Settembre 2020
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30 anni fa cominciò l'invasione statunitense di Panama. Secondo gli esperti, nel corso di quel conflitto gli americani giustificarono per la prima volta la loro aggressione con il desiderio di "ripristinare la democrazia".

Tuttavia, secondo gli analisti, il vero scopo dell'operazione fu quello di stabilire un regime fedele di Washington a Panama. Gli Stati Uniti non potevano permettere che questo Stato uscisse dalla loro sfera di influenza, perché un'arteria di trasporto strategicamente importante, il Canale di Panama, attraversa il suo territorio.

Il 20 dicembre 1989 le forze armate statunitensi iniziarono un'invasione di Panama su larga scala. Formalmente, Washington giustificò il suo attacco con la necessità di proteggere i cittadini americani che si trovavano nell'area del Canale di Panama, nonché con l’intento di "ripristinare la democrazia". Tuttavia, secondo gli esperti, in realtà gli Stati Uniti miravano a stabilire un regime panamense leale a Washington e a creare una via privilegiata per una potenziale invasione di altri Stati latinoamericani.

L'istmo strategico

"Per comprendere l'essenza del conflitto del 1989, è necessario ricordare che gli americani stessi hanno effettivamente creato Panama, avendo organizzato la sua separazione dalla Colombia con la costruzione del Canale di Panama", ha affermato Vladimir Batyuk, capo del Centro di studi militari e politici dell'Istituto di ricerca statunitense e canadese in seno all'Accademia nazionale russa delle scienze.

Alla costruzione del Canale di Panama nel 1879 si accinse il francese Ferdinand de Lesseps, creatore del Canale di Suez. Tuttavia, de Lesseps non riuscì a stimare correttamente i costi e fu processato per malversazione e distrazione di fondi.

Nel 1902, la licenza per la costruzione del canale passò dalla Francia agli Stati Uniti. Ma il Senato della Colombia, Paese che all'epoca comprendeva anche il territorio dell’odierno Panama, rifiutò di ratificare il trattato in favore agli Stati Uniti.

Nell'autunno del 1903, i sostenitori dei movimenti separatisti con l'appoggio della Marina degli Stati Uniti si ribellarono, proclamando il 3 novembre lo stato indipendente di Panama. Solo dieci giorni dopo fu ufficialmente riconosciuto dagli Stati Uniti.

Washington concluse ufficialmente un trattato con il giovane Stato panamense: secondo gli accordi Washington considerava il territorio circostante il futuro canale come area non incorporata degli Stati Uniti e si arrogava anche il diritto di dispiegare truppe a Panama per "mantenere l'ordine".

La prima nave attraversò il canale nel 1914. Secondo Batyuk, gli USA erano interessati al pieno controllo di Panama a causa della sua importanza strategica.

Le elezioni del capo di Stato nel 1908, 1912 e 1918 si svolsero sotto la rigida supervisione delle forze di sicurezza americane e nel 1918 l'esercito statunitense occupò Panama. Nel 1959 e nel 1964, l'esercito statunitense aprì il fuoco sui manifestanti panamensi che protestavano contro il controllo del canale da parte degli Stati Uniti.

Sviluppo dei conflitti

"Nella seconda metà del XX secolo, l’assenza di sovranità nazionale su un sito così significativo come il Canale di Panama acquisì una portata senza precedenti a livello mondiale. Gli abitanti di Panama non possedevano praticamente nulla della importante struttura sita nel loro territorio", ha dichiarato Egor Lidovskoy, direttore generale del Centro Latinoamericano intitolato a Hugo Chavez.

Secondo lui, lo status del canale cambiò in esito all'attività diplomatica condotta dal leader panamense tra il 1969 e il 1981 come leader supremo della Rivoluzione panamense, il generale Omar Torrijos.

"Torrijos è stata una figura politica eccezionale in grado di mobilitare intellettuali di fama internazionale e diversi Paesi stranieri per tutelare gli interessi nazionali di Panama", ha osservato l'esperto.

Nel 1977 fu firmato un accordo per il trasferimento graduale del canale all’interno della giurisdizione di Panama, che fu completato entro il 1999.

"Torrijos approfittò del fallimento riportato dagli USA di James Carter in Vietnam in seguito al quale Washington non era pronta a qualsivoglia esperimento militare”, ha sottolineato Lidovskoy.

Secondo l'esperto, in generale, le attività politiche e diplomatiche di Torrijos, compresa l'estromissione dal Paese di agenti statunitensi, hanno irritato in maniera importante le autorità e le forze di sicurezza statunitensi. Torrijos sopravvisse a un tentativo di colpo di Stato e a diversi attentati.

"Nel 1981, Torrijos morì in un inspiegabile incidente aereo. Si sospetta che l'intelligence americana sia stata coinvolta nella sua morte. Tuttavia, tutti i documenti segreti che potevano far luce sulle vere cause del disastro sono misteriosamente scomparsi durante l'invasione americana", ha dichiarato Lidovskoy.

Panama
© Sputnik . V.Volkov
Panama

Dopo la morte di Omar Torrijos, il ruolo di leader di Panama è stato assunto da Manuel Noriega, ex capo dei servizi segreti e del controspionaggio dello Stato Maggiore. Nel 1981 fu nominato Capo di Stato Maggiore, poi nel 1983 si trovò a capo della Guardia Nazionale, e infine delle Forze di Difesa Nazionale di Panama.

"Sebbene nel tempo Noriega abbia cominciato a perseguire un percorso di espansione della sovranità di Panama, non può essere considerato il "Che Guevara panamense". Infatti, all'inizio era un agente dell'intelligence americana che dopo essere salito al potere all'inizio si comportava come un classico dittatore latinoamericano", ha osservato Batyuk.

Secondo Lidovskoy, ci sono tutte le ragioni per sospettare che Noriega sia stato l'agente della CIA che organizzò l'omicidio di Torrijos.

"La politica di Noriega era caratterizzata dall'ambiguità. Da un lato, furono attuate alcune riforme su raccomandazione delle organizzazioni occidentali, ma dall'altro aderì fermamente all'idea di trasferire il canale a Panama sotto un’altra giurisdizione e si rifiutò di realizzare la linea politica richiestagli da Washington, laddove questa fosse contraria agli interessi del proprio Paese", ha commentato l'esperto.

Le riforme raccomandate dal FMI peggiorarono la situazione socio-economica di Panama e causarono il malcontento tra la popolazione. Norriega prese sempre più le distanze dagli Stati Uniti ed si avvicinò agli altri Stati latinoamericani.

Nel 1987 le autorità panamensi protestarono contro l’ingerenza degli Stati Uniti negli affari interni del Paese. Poco dopo, Washington smise di fornire aiuti economici e militari a Panama e le autorità del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sollevarono la questione del coinvolgimento di Noriega nel traffico di droga e in altre attività criminali.

Nel 1989 a Panama si tennero elezioni presidenziali e parlamentari. Nei Paesi occidentali, secondo Egor Lidovskoy al nuovo presidente del Paese fu chiesto di dare la fiducia al candidato filo-americano Guillermo Endara, che aveva ottenuto la maggioranza dei voti. Tuttavia, Noriega si rifiutò di riconoscere le elezioni a causa di un gran numero di violazioni e di sospetti di ingerenze straniere. L'ingegnere Francisco Rodriguez fu nominato presidente ad interim.

"Oggi non è più possibile stabilire chi avesse ragione e chi torto in quella situazione. La maggior parte dei documenti relativi alle elezioni sono scomparsi anche durante l'invasione americana", ha affermato l'esperto. 

"La cosa giusta"

Secondo Egor Lidovskoy, la goccia che ha fatto traboccare il vaso per gli USA fu il rifiuto di Panama a contribuire a creare una piazza d’armi per le forze filo-americane in Nicaragua, nonché le allusioni pubbliche di Rodriguez, secondo il quale Panama avrebbe potuto accettare l'assistenza internazionale dell'URSS.

"Se Ronald Reagan, presidente degli Stati Uniti fino al 1989, cerò di fare pressione su Panama tramite l’imposizione di sanzioni politiche ed economiche, il suo successore George Bush Senior decise di adottare misure più radicali", ha osservato l'esperto.

Il 3 ottobre 1989 a Panama ebbe luogo un tentativo fallito di colpo di Stato militare. La maggior parte dei cospiratori furono uccisi o arrestati, due si rifugiarono in una base militare americana. Guillermo Endara fu arrestato con l'accusa di aver tenuta nascosta la preparazione del colpo di Stato. Le autorità statunitensi condannarono i dirigenti panamensi, accusandoli di non voler attenersi ai principi democratici.

Nel frattempo Washington preparava un'invasione militare di Panama con il pretesto di proteggere la democrazia e i cittadini americani nel Paese.

Panama
© Sputnik . E.Kondakov
Panama

Come ha osservato Lidovskoy, alcuni esperti definiscono questi eventi come il primo conflitto armato che gli Stati Uniti scatenarono sul pretesto del "ripristino della democrazia". Tuttavia, secondo l’esperto, gli americani avevano in precedenza utilizzato questi slogan per giustificare operazioni militari in America Latina.

"Tuttavia, questa è stata la prima operazione ibrida: per la prima volta nella storia il conflitto è stato orchestrato mediaticamente e per la prima volta è stato conferito un ruolo così grande alla componente informativa e psicologica", ha osservato l’esperto.

Il 15 dicembre 1989 Noriega dichiarò che il suo Paese entrava in guerra con gli Stati Uniti. Il giorno dopo i soldati panamensi spararono e uccisero un tenente della Marina militare statunitense. Diversi americani subirono percosse. Il 20 dicembre gli americani avviarono un'operazione militare per rovesciare Noriega, soprannominata "Just Cause".

"Consisteva nel percuotere i giovani. L’esercito panamense contava solamente 12.000 persone, mentre gli statunitensi disponevano di un gruppo di 26.000 individui”, ha detto Lidovskoy.

L'aviazione statunitense colpì la città di Panama e atterrò negli aeroporti del Paese per far sbarcare soldati e attrezzature. Furono bloccate le trasmissioni televisive e radiofoniche. Guillermo Endara prestò giuramento presso la base militare statunitense.

Il 21 dicembre le forze armate statunitensi presero possesso dell'edificio di Stato Maggiore di Panama, ma subito dopo la milizia civile cominciò a prestare una feroce resistenza contro l’aggressore, affermano gli esperti.

Gli americani sono riusciti a contrastare la milizia solo il 25 dicembre. Durante i combattimenti, gli Stati Uniti violarono il diritto internazionale bloccando una serie di ambasciate straniere.

"Solo poco più di 20 americani e più di 600 panamensi sono morti nell'operazione. Meno della metà delle vittime della parte panamense erano militari. Il resto delle vittime erano miliziani civili o donne, bambini e anziani. Le infrastrutture di Panama furono ampiamente danneggiate", ha affermato Lidovskoy.

Secondo Konstantin Blokhin, esperto del Centro studi sulla sicurezza in seno all'Accademia nazionale russa delle scienze, le operazioni condotte dagli Stati Uniti a Panama furono in gran parte dovute ai cambiamenti nell'equilibrio delle forze a livello globale.

"Washington capì che l'URSS non avrebbe interferito nella situazione", ha sottolineato.

Secondo Batyuk, essendo riusciti a rimuovere Noriega dal potere e ad instaurare un regime fedele agli Stati Uniti, le autorità americane considerarono l'operazione un successo.

Sobrietà dolorosa

Noriega fu arrestato nel 1990 e mandato negli Stati Uniti. Nel 1992 fu condannato a 40 anni di carcere per traffico di droga ed estorsione. Questa sentenza fu poi ridotta a 30 anni.

Nel 2010 fu estradato in Francia, dove fu condannato a sette anni di carcere per riciclaggio di denaro. Un anno dopo le autorità francesi lo consegnarono a Panama, dove nel 1995 fu condannato a 20 anni di carcere per delitto politico. Morì nel 2017 senza scontare l'intera pena irrogata.

Durante l'invasione, il generale americano Mike Snell disse che in una delle case dove Noriega soggiornava spesso, erano stati trovati sacchi contenenti 50 libbre di cocaina. Questo dato fu presentato dai media come una delle prove evidenti del suo coinvolgimento nel traffico di droga. In seguito, però, gli americani ammisero che si trattava di farina.

"L'euforia scatenata dagli eventi di Panama giocò un brutto tiro alla leadership americana. A Washington credevano di poter fare qualsiasi cosa, ma tornare sobri dopo i conflitti del XXI secolo fu molto doloroso", ha concluso Vladimir Batyuk.
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