02:05 08 Aprile 2020
Mondo
URL abbreviato
232
Seguici su

L'ipotesi dell'invio di truppe turche in territorio libico si fa sempre più vicina, come confermato dal ministro degli Esteri di Ankara.

Mentre il Governo di Accordo Nazionale di Faysal al-Sarraj e le forze del Generale Khalifa Haftar continuano a rendersi protagonisti di violenti scontri sul territorio libico sin dallo scorso mese di aprile, i Paesi stranieri, più o meno direttamente interessati all'evolversi della situazione, stanno pensando sul da farsi per risolvere la questione del Paese nordafricano.

Tra gli osservatori più attenti c'è sicuramente la Turchia che, per voce del ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu, ha fatto capire che le intenzioni di Ankara sono quelle di prevenire il propagarsi dell'instabilità ad altri Paesi della regione, così come è avvenuto in Siria.

"Se oggi la Libia diventa come la Siria, poi (le rivolte, ndr) potrebbero propagarsi agli altri Paesi della regione. Dobbiamo fare tutto quanto è in nostro potere affinché la Libia non venga divisa e non piombi nel caos, ed è proprio quello che stiamo facendo. Noi trattiamo con il governo legittimo del Paese", ha spiegato Cavusoglu, sottolineando l'importanza dell'accordo militare siglato con Sarraj.

Ormai, dunque, è davvero questione di ore perché la mozione sull'invio delle truppe di Ankara in territorio libico venga discussa in Parlamento, come anticipato qualche giorno fa dal presidente Erdogan, ed è sempre più probabile che il conflitto nel Paese nordafricano veda l'inserimento di un nuovo, potente fattore che potrebbe di fatto cambiare le sorti della seconda guerra civile libica.

La mediazione italo-russa in Libia

Nei giorni scorsi anche l'Italia è scesa in campo per favorire il dialogo tra le parti in campo in Libia, sottolineando che la guerra civile attualmente in corso non può portare a nulla di buono, che sia vinta da una parte o dall'altra.

Dopo essersi recato personalmente a Bengasi e a Tripoli per discutere con Haftar e Farraj, il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio si è sentito telefonicamente con il suo omologo russo, Sergey Lavrov, concordando su quest'ultimo sulla necessità di indurre le parti in campo al dialogo infralibico.

Pochi giorni dopo è stato il turno del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e del presidente russo, Vladimir Putin, che hanno avuto un lungo ed articolato colloquio telefonico, nel corso del quale entrambe le parti hanno sottolineato la necessità di risolvere pacificamente la crisi libica, esprimendo  sostegno agli sforzi della comunità internazionale per promuovere un accordo tra le parti libiche in conflitto attraverso la mediazione delle Nazioni Unite.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook