17:00 28 Marzo 2020
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Le tariffe sono state introdotte da Trump allo scopo di eliminare alla radice i casi di concorrenza economica ed industriale sleale, soprattutto da parte della Cina.

Secondo uno studio condotto dalla Federal Reserve, le tariffe a volte punitive imposte dall'amministrazione Trump nei confronti dei partner commerciali americani per rilanciare l'economia avrebbero più effetti negativi rispetto ai vantaggi che sarebbero realmente in grado di portare.

Gli economisti Aaron Flaaen e Justin Pierce hanno sottolineato che i difetti delle scelte economiche trumpiane sono visibili soprattutto sul breve periodo:

"Abbiamo scoperto che l'incremento delle tariffe introdotto nel 2018 è associabile ad una relativa riduzione dell'impiego industriale e ad un sensibile incremento dei costi di produzione", si legge nell'articolo.

A titolo di esempio, spiegano gli esperti, l'industria americana dell'alluminio avrebbe registrato un'impennata dei costi di produzione dell'alluminio pari al 17,6%, mentre quella dell'acciaio si troverebbe di fronte ad aumenti dell'8,4% sui materiali grezzi.

Inoltre, si fa notare, anche in quei pochi casi in cui le aziende dovessero aver beneficiato in competitività sul mercato interno, le altissime tariffe hanno portato ad una sensibile riduzione della stessa all'estero.

Il presidente statunitense Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping
© AP Photo / Andrew Harnik

Nell'indagine si spiega che gli effetti sul lungo termine potrebbero però essere migliori, con l'industria americana che potrebbe modificare la rete delle forniture al fine di sfuggire ai dazi sebbene, come spiegano Flaaen e Pierce, sia concreto il rischio di delocalizzazione al fine di abbattere i costi alla radice.

"I nostri risultati ci suggeriscono che l'utilizzo di politiche commerciali come mezzo per proteggere e promuovere l'industria interna è un qualcosa che viene estremamente complicato dalla presenza di reti di forniture globalmente interconnesse", si legge nella conclusione del rapporto.

Nell'indagine si spiega che gli effetti sul lungo termine potrebbero però essere migliori, con l'industria americana che potrebbe modificare la rete delle forniture al fine di sfuggire ai dazi sebbene, come spiegano Flaaen e Pierce, sia concreto il rischio di delocalizzazione al fine di abbattere i costi alla radice.

Nei giorni scorsi gli Stati Uniti e la Cina hanno annunciato di essere in dirittura d'arrivo per quanto riguarda la finalizzazione dell'accordo sulla fase uno che potrebbe mettere fine alla guerra commerciale tra Pechino e Washington.

Nel frattempo, però, si prospetta all'orizzonte un'altra contesa economica tra gli Stati Uniti e l'Unione Europea in ragione della diatriba che ha visto coinvolte le due aziende leader nel settore dell'aeronautica: Airbus e Boeing.

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