05:06 31 Marzo 2020
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Nel 2015, la politica delle "porte aperte" voluta dalla cancelliera tedesca Angela Merkel ha portato in Germania oltre un milione di rifugiati. 

Il capo della polizia della Repubblica federale tedesca, Dieter Romann, ha espresso pubblicamente la propria insoddisfazione per la penuria di strutture di identificazione per migranti, fatto questo che starebbe rallentando in maniera significativa le espulsioni degli illegali.

In un'intervista alla tedesca Funke, Romann ha spiegato che la Germania, essendo al primo posto per numero di richieste di asilo ricevute ogni anno, dovrebbe disporre di un numero ben maggiore di centri di identificazione.

Il funzionario tedesco ha spiegato che, stando alle stime, sarebbero circa 248.000 gli stranieri ancora da espellere ma ci sarebbero soltanto 577 centri che possano accoglierli temporaneamente in attesa del rimpatrio.

Proprio per tale motivo, recentemente le autorità locali sono state costrette a rilasciare 119.000 permessi di soggiorno per sopperire a tale mancanza.

Nel periodo compreso tra il gennaio e l'ottobre 2019, poi, è stato registrato un numero di rimpatri pari a 20.996, 1000 in meno rispetto allo stesso periodo dello stesso anno, al quale avrebbe contribuito la maggiore severità di trattamento imposta alla frontiera, che avrebbe permesso di ridurre il numero di migranti entrati illegalmente nel Paese da 38.580 nel 2018 a 32.945 nel 2019.

L'ondata migratoria verso la Germania

Nel 2015, la politica delle "porte aperte" voluta dalla cancelliera tedesca Angela Merkel ha portato in Germania oltre un milione di rifugiati. 

Da allora, stando ai dati, sarebbero aumentati i casi di gravi crimini commessi da migranti e richiedenti asilo temporaneamente residenti nel Paese.

Tra i casi più noti, ricordiamo la sommossa di Chemnitz, quando i migranti hanno dato il via a delle proteste in seguito delle quali 18 persone sono rimaste ferite,

 

 

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