23:02 05 Luglio 2020
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Un astrofisico russo ha ottenuto risultati significativi negli studi sulla verifica del cosiddetto modello delle “crepes di Zel’dovič”, che descrive la formazione della struttura dell’Universo.

L’astrofisico russo Gennadij Bisnovatyj-Kogan, collaboratore scientifico superiore dell’Istituto di ricerche spaziali dell’Accademia russa delle scienze (IKI RAN) e professore dell’Università nazionale di ricerca nucleare MIFI (NIJaU MIFI), ha ottenuto risultati significativi negli studi sulla verifica del cosiddetto modello delle “crepes di Zel’dovič”, che descrive la formazione della struttura dell’Universo. Stando a quanto dichiarato dallo scienziato, le nuve scoperte potrebbero costituire una vera e propria svolta per tutto il mondo della fisica e della cosmologia. I dati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista "Astronomy Reports".

La nascita dell’Universo così come noi lo conosciamo è un problema di fondamentale importanza per la scienza. Sebbene oggi l’Universo sia disomogeneo, all’inizio dei tempi esso, secondo gli scienziati, esso consisteva in un plasma assolutamente uniforme. Il Big Bang diede inizio all’espansione del plasma che andò raffreddandosi gradualmente e le cui fluttuazioni portarono alla formazione di una struttura osservabile: le galassie e i loro ammassi, le stelle e i pianeti.

Uno dei modelli maggiormente affermati, tra quelli che spiegano la genesi delle fluttuazioni e della comparsa di queste prime macro-entità stazionarie, è quello del famoso fisico sovietico Jakov Zel’dovič.

Questo modello si basa sull’ipotesi del collasso iniziale di grandi masse e di enormi nuvole di gas della dimensione di ammassi di galassie, in conseguenza del quale si generano le “crepes di Zel’dovič”. La loro forma caratteristica è da una rapida contrazione che gli conferisce un aspetto simile a quello di una “crepe”.

"Abbiamo ottenuto una risoluzione approssimativa per la forma dello spettro della radiazione di fondo dopo la dispersione del plasma, che si contrae rapidamente in uno strato piatto sotto l’effetto dell’autogravitazione", spiega così l’idea della ricerca il collaboratore scientifico superiore dell’Istituto di ricerche spaziali dell’IKI RAN e docente del NIJaU MIFI Gennadij Bisnovatyj-Kogan.

La radiazione di fondo è l’emissione rimasta dopo il raffreddamento del plasma primordiale, che è andato a riempire in maniera uniforme tutto l’Universo. Per gli astrofisici, essa funziona come una sorta di schermo che permette, grazie ai cambiamenti del suo spettro, di registrare gli eventi del periodo di formazione dell’Universo. Il contatto della radiazione di fondo con la sostanza ionizzata della “crepe”, che si comprime velocemente, provoca proprio queste difformità.

"L’emissione di fondo, che passa attraverso la zona di compressione, ha una forma che si distingue leggermente dalle altre possibili difformità. Se con l’osservazione delle fluttuazioni del fondo i miei calcoli saranno confermati, ciò costituirà un elemento a favore del modello di Zel’dovič", - ha dichiarato Gennadij Bisnovatyj-Kogan.

In futuro, gli scienziati hanno intenzione di elaborare un modello degli spettri a masse comptonizzate che si generano durante la formazione delle “crepe”. Ciò aiuterà a definire meglio la forma degli spettri da calcolare. L’incremento della sensibilità delle apparecchiature è indispensabile per individuare la forma delle parti che si discostano dallo spettro di Planck in porzioni locali di cielo: ciò è estremamente importante per lo studio ulteriore della radiazione di fondo e per la determinazione del modello di formazione della macro-struttura.

Tags:
Astronomia, Astrofisica
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