17:19 08 Luglio 2020
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Secondo l'Eurobarometro, in Italia rimangono urgenti la lotta alla disoccupazione giovanile e l'impegno per raggiungere la piena occupazione in Unione Europea.

In Italia la lotta contro i cambiamenti climatici risulta in crescita nella graduatoria delle priorità da affrontare, affiancando al secondo posto la necessità di sviluppare una politica comune migratoria e integrazione (25%).

Tuttavia nel Belpaese restano prioritari la lotta alla disoccupazione giovanile e l'impegno per raggiungere la piena occupazione nell'Unione Europea (37%). 

Questi dati sono rivelati dall'Eurobarometro, una serie di sondaggi di pubblica opinione condotti regolarmente per conto della Commissione Europea. In base ai risultati delle indagini sociologiche, per la prima volta il cambiamento climatico ottiene il primato tra le questioni importanti per i cittadini europei: quasi un intervistato su tre (32%) vuole che il Parlamento affronti la lotta ai cambiamenti climatici come priorità principale, seguiti da lotta contro la povertà e l'esclusione sociale (31%), lotta al terrorismo (24%) e lotta alla disoccupazione (24%). Il sondaggio è stato condotto dall'8 al 22 ottobre in tutti i 28 Paesi membri Ue e sono state intervistate 27.607 persone, estratte a sorte come campione rappresentativo di tutta la popolazione con età superiore a 15 anni.

Nel corso dell'ultimo anno, le manifestazioni per il clima con protagonisti i giovani hanno mobilitato milioni di cittadini europeo e nel mondo. Il trend viene confermato dai risultati dell'Eurobarometro: la maggioranza assoluta degli intervistati (52%) considera i cambiamenti climatici il problema ambientale più urgente, seguito dall'inquinamento atmosferico (35%), dall'inquinamento marittimo (31%), dalla deforestazione (28%) e dalla crescente quantità di rifiuti (28%). In aggiunta quasi il 60% degli europei sono convinti che le proteste guidate dai giovani abbiano contribuito a livello comunitario e nazionale al varo di nuove misure per affrontare l'emergenza climatica.

Relativamente all'Italia, sa di bocciatura il rapporto Germanwatch, CAN e NewClimate Institute, realizzato in collaborazione con Legambiente per l'Italia, in cui si afferma che le azioni messe in campo per fronteggiare la crisi climatica non sono sufficienti e appaiono inadeguate per realizzare nel lungo periodo gli obiettivi fissati nell'Accordo di Parigi sul clima.

In base al Climate Change Performance Index (CCPI), un indicatore che tiene conto delle emissioni di gas a effetto serra (fattore con un peso del 40%), le energia rinnovabili (peso del 20%), consumo di energia (peso del 20%) e politica climatica (peso del 20%), l'Italia è scesa dal 23° al 26° posto tra 57 Paesi responsabili del 90% delle emissioni globali. Il CCPI è stato presentato oggi a Madrid dov'è in corso la Conferenza sul clima (COP25).

La performance negativa dell'Italia è dovuta principalmente al rallentamento dello sviluppo delle rinnovabili e ad una politica climatica nazionale inadeguata agli obiettivi di Parigi.
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Lavoro, Cambiamenti climatici, Unione Europea, Italia, Società
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