16:08 25 Settembre 2020
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Per la prima volta le truppe russe hanno fatto il loro ingresso nella ex capitale dello Stato Islamico, devastata dai bombardamenti della coalizione a guida Usa nel 2017.

Alcuni corpi dell'esercito russo sono entrati per la prima volta Raqqa, città della Siria nord-orientale divenuta famosa per essere stata la capitale dello Stato Islamico.

Lo scopo della missione delle truppe di Mosca era quella di distribuire circa 2000 contenitori di viveri, acqua e medicinali tra la popolazione locale.

In città sono giunti anche diversi dottori che si sono messi a disposizione per prestare servizio medico altamente qualificato a chiunque dovesse averne bisogno.

All'ingresso nel centro urbano, i soldati non hanno potuto fare a meno di constatare lo stato di completo abbandono e di grande devastazione che regna nella città, nella quale un gran numero di edifici ed infrastrutture varie sono state distrutte nel corso dell'operazione di liberazione condotta dalla coalizione a guida americana.

"Migliaia di civili sono rimasti vittima di bombardamenti aerei e d'artiglieria completamente indiscriminati. In città a tutt'oggi non sono stati completati i lavori per la messa in sicurezza della città che continua ad essere sommersa dalle macerie, con campi minati che non sono stati bonificati una diffusa carenza d'acqua potabile", ha raccontato l'ufficiale Vladimir Varnavsky.

Raqqa, la capitale dell'ISIS

I terroristi dello Stato Islamico hanno conquistato la città di Raqqa nel 2013, costringendo alla fuga oltre 250mila civili.

Un anno dopo, nel 2014, Raqqa venne proclamata capitale dell'ISIS, divenendo di fatto la più grande roccaforte degli islamisti.

 Raqqa
© Sputnik . Hikmet Durgun
Raqqa

Nell'ottobre del 2017, dopo molti mesi di operazioni di guerra, la città venne liberata dai corpi delle Forze democratiche siriane (FDS), appoggiate dall'aviazione della coalizione internazionale.

Tutto ciò, tutta via, ebbe un costo molto caro in termini di vite umane e portò alla quasi completa distruzione del centro urbano, con il ministero degli Esteri siriano che ha definito l'operazione della coalizione "un genocidio".

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