16:12 08 Dicembre 2019
Rosoboronexport

Rosoboronexport: Le forniture di armamenti russi nel mondo

© Sputnik . Evgeny Biyatov
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La settimana scorsa negli Emirati Arabi Uniti si è conclusa una delle esposizioni di armi più grande al mondo, la Dubai airshow 2019. In passato vi hanno sempre partecipato importanti società russe del comparto aeronautico-militare.

La società Irkut ha esposto il velivolo da addestramento e combattimento Yak-130, mentre il gruppo JSC Russian Helicopters ha esposto riproduzioni a grandezza naturale degli elicotteri Ansat e Mi-38.

A rappresentare da sempre gli interessi dei produttori russi a Dubai è la società Rosoboronexport, esportatrice statale di prodotti bellici. Sputnik ha intervistato per voi Aleksandr Mikheev, direttore generale della società.

– Quali sono i piani di Rosoboronexport per l’esportazione di prodotti bellici nel 2019?

– Negli ultimi 19 anni il volume annuale di esportazioni con Rosoboronexport è quadruplicato: da 3,3 miliardi di dollari nel 2001 a 13,7 miliardi di dollari nel 2018.

Il piano di forniture per il 2019 è in linea con quello degli ultimi 3 anni. Rosoboronexport, nonostante le sanzioni che consideriamo concorrenza sleale, negli ultimi anni è riuscita a toccare soglia 13 miliardi di dollari all’anno e non intende registrare valori inferiori.

In soli 19 anni Rosoboronexport ha esportato prodotti bellici per un totale di più di 165 miliardi di dollari, il che ha assicurato la stabilità finanziaria di molte imprese del settore, permesso loro di investire nella creazione di nuovi modelli di armi e nell’ammodernamento degli stabilimenti.

In 19 anni sono stati sottoscritti accordi di esportazione per un totale di circa 230 miliardi di dollari.

– La nuova strategia d’azione in ambito di collaborazione bellico-industriale prevede il mantenimento della posizione di primato occupata dalla Russia nel mercato mondiale degli armamenti. Tra l’altro quali sono le statistiche di vendita di armi degli ultimi anni?

– Va tenuto in conto che il mercato internazionale bellico-industriale cresce dell’1-2% annui circa. Stiamo prendendo il controllo su nuovi segmenti di mercato. Solo negli ultimi anni nel nostro catalogo hanno fatto la loro comparsa armi ad uso civile e di servizio, nuovi modelli di prodotti a fini bellici come il velivolo Su-57E, il radar per l’osservazione dei corpi celesti Sula, i missili terra-aria Viking e Tor-E2, i fucili Kalashnikov della serie 200 anche dotati di cartucce NATO, mezzi di contrasto ai droni.

La Rosoboronexport ha maturato una grande esperienza di cooperazione con altre realtà del settore e ha acquisito competenze di lavoro nelle più diverse situazioni economiche.

Ad oggi abbiamo testato i più diversi meccanismi di collaborazione: regime offset, concessione di crediti, ecc. Questo ci permette di essere flessibili e di adeguarci al mondo in cambiamento.

Tale principio è sancito nella strategia di sviluppo di Rosoboronexport. Attenendoci a questo principio sviluppiamo e pianifichiamo con successo la cooperazione bellico-industriale con altre nazioni tenendo in considerazione non solo i programmi bancari a sostegno delle esportazioni russe e gli aiuti delle varie comunità di esperti a tutti i livelli, ma anche l’importante sostegno dato dallo Stato.

Sul mercato internazionale degli armamenti la Russia si distingue dagli altri attori per il fatto che il governo non pone condizioni politiche che ostacolino il nostro lavoro. Questo comunque nel rispetto della normativa internazionale e degli impegni assunti dalla Russia.

– Uno dei principali fattori negativi che influiscono sulle esportazioni di armi russi sono le sanzioni. Come si possono bilanciare?

– Sì, purtroppo è così: ad esempio, la collaborazione con gli USA è stata del tutto interrotta. Ad ogni modo questo non ci ha danneggiato molto come invece avrebbero voluto i promotori di queste sanzioni. Ci siamo gradualmente adattati alla nuova situazione e il programma di sostituzione all’importazione si è imposto con successo.

Al momento stiamo dedicando grande attenzione all’utilizzo nei pagamenti delle valute nazionali tra cui il rublo russo.

In tal senso sono sicuri di sé sul mercato internazionale Paesi come l’India, la Cina e la Turchia. Molti sono preoccupati per la politica sanzionatoria messa in opera dagli USA i quali stanno tentando di ostacolare gli altri Paesi nello sviluppo delle proprie forze armate. Questi Paesi interpretano le misure adottate dagli USA come un tentativo di ingerenza nella loro politica interna.

Rosoboronexport collabora con vari partner sulla base di accordi intergovernativi: i nostri accordi all’esportazione vengono approvati dai presidenti o a livello governativo. Per questo, i tentativi di impedire ai nostri partner di collaborare con la Russia nel settore bellico-industriale, indipendentemente dal Paese da cui tale divieto provenga, vanno interpretati come un atto di ingerenza negli affari interni di tali nazioni.

– In che misura oggi sono richieste all’estero le armi russe antidrone, fra le quali figurano la Pishal, i sistemi di contrasto antidrone Sapsan-Bekas e Kupol prodotti da Avtomatika Concern? Con quali Paesi sono in corso le trattative per questi armamenti? Sono già stati siglati i primi contratti?

– L’esperienza maturata dalle truppe russe in Siria dimostra che i droni di piccola o piccolissima taglia vengono utilizzati attivamente non solo dagli eserciti regolari, ma anche dalle organizzazioni terroristiche e dai gruppi criminali.

Il basso costo, l’accessibilità e la facilità d’uso di questi strumenti li rende uno dei mezzi più efficaci per portare a termine intenti criminali.

Di recente in Medio Oriente i terroristi hanno dimostrato che ignorare questa minaccia può portare a conseguenze gravi per i comparti industriali strategici di una nazione e persino influenzare il mercato finanziario mondiale. I mezzi di difesa tradizionali si sono rivelati impotenti di fronte a tale sfida.

Rosoboronexport ha reagito alla situazione fornendo ad alcuni Paesi alternative per difendere da eventuali attacchi siti strategici dell’infrastruttura di trasporto, energetica e nucleare. Abbiamo già avanzato ai partner mediorentali e dell’Africa settentrionale le nostre proposte, fra le quali figura l’installazione di un sistema territoriale di contrasto radioelettronico.

Tale sistema garantirebbe una difesa sicura delle aree e dei siti selezionati sia dai singoli droni sia da stormi di droni.

La domanda di mezzi antidrone al mondo è elevatissima: nei prossimi 5 anni supererà i 2 miliardi di dollari.

In occasione della Dubai Airshow 2019 abbiamo condotto con i partner arabi delle trattative per discutere dei più innovativi sistemi russi antidrone. Ad oggi tali sistemi costituiscono un nuovo segmento del mercato globale degli armamenti. Infatti, sono prodotti altamente richiesti e con un elevato potenziale.  L’attacco inferto a una raffineria di greggio in Arabia Saudito ha evidenziato la gravità del problema e l’estrema necessità di un approccio nuovo alla difesa dei siti infrastrutturali più importanti.

I sistemi russi antidrone nel 2019 sono stati presentati ai committenti stranieri in occasione di vari eventi ed esposizioni sul tema della sicurezza. In particolare, al Salone internazionale dell’aeronautica e dello spazio di Mosca (MAKS), alla VIII Conferenza di Mosca sulla sicurezza internazionale (MCIS 2019), all’Incontro internazionale degli alti rappresentanti in materia di sicurezza tenutosi a Ufa, al Vertice Russia-Africa tenutosi a Sochi.

Al momento stiamo conducendo trattative con Paesi che hanno dimostrato il loro interesse per le nostre proposte. In questa fase è ancora presto per parlare di accordi concreti.

Nella Federazione Russa è stato messo a punto un sistema radio-elettronico di contrasto che agirà efficacemente contro i droni di piccole dimensioni. Tale sistema garantirà una difesa sicura delle aree selezionate sia da droni singoli sia da stormi di droni.

La copertura territoriale è garantita dal sistema Reppelent ideato e prodotto da JSC Defense systems. Tale sistema è in grado di identificare e sopprimere droni a una distanza di almeno 30 km. Per garantire la copertura di siti importanti come gli aerodromi, le centrali nucleari et similia, Rosoboronexport propone una vasta gamma di prodotti di Avtomatika Concern. Il sistema mobile multiruolo Sapsan-Bekas è in grado di identificare droni grazie a mezzi di ricognizione radio a una distanza di almeno 20 km. I sistemi Kupol e Rubezh-Avtomatika assicurano un controllo costante e creano al di sopra del sito selezionato una sorta di cupola difensiva. Si tratta di una barriera invalicabile in grado di respingere gli attacchi sia di droni singoli sia di uno stormo che attacchi da diverse direzioni e quote in un raggio di almeno 3 km.

Il sistema Luch, invece, può essere dispiegato in qualunque eventualità. È in grado di identificare i droni e di creare delle distorsioni del segnale che compromettono i loro canali di comunicazione e navigazione a una distanza di almeno 6 km.

Funzioni simili sono espletate anche dal sistema mobile Pishal che pesa solamente 3,2 kg. Si tratta, infatti, di uno degli esemplari più leggeri disponibili al momento sul mercato.

Il recente Vertice di Sochi ha evidenziato l’enorme interesse che nutrono le nazioni africane verso una possibile cooperazione con la Russia anche nel comparto bellico-industriale.

Oggi la retorica della povertà e dell’insolvibilità dei Paesi africani altro non è che un mero stereotipo. Il continente africano dispone di un enorme potenziale di crescita. I principali Paesi produttori di armamenti e mezzi bellici sono consapevoli della crescita economica delle nazioni africane e del loro intento di difendere i propri territori e la propria sovranità. Infatti, sono in preparazione proposte commerciali nel comparto bellico-industriale. La Russia non intende essere un osservatore, infatti sta lavorando attivamente in tal senso.

Inoltre, Rosoboronexport sta proponendo ai propri partner africani programmi vantaggiosi di manutenzione post-vendita dei mezzi bellici acquistati.

Rosoboronexport al momento è pronta a sviluppare con i partner africani una collaborazione a condizioni esclusive. Stiamo offrendo non solo forniture dirette di prodotti bellici, ma stiamo anche realizzando vari progetti infrastrutturali nel comparto spaziale o ancora volti all’edificazione di stabilimenti per la produzione di armi da fuoco e munizioni.

– Quali armamenti hanno suscitato maggiore interesse durante la Dubai Airshow 2019?

– Rosoboronexport ha partecipato a tutte le Dubai Airshow. È piacevole constatare che la portata di questa esposizione cresca continuamente e che analogamente cresca l’interesse per i prodotti da noi esposti. Facciamo tutto il possibile per giustificare l’attenzione riservataci dai partner e stupirli con creazioni uniche firmate dalle nostre imprese del comparto.

In occasione della Dubai Airshow 2019 abbiamo presentato il nuovissimo caccia di quinta generazione Su-57E, i nuovi elicotteri Mi-28NE e Mi-171Sh, nonché mezzi di difesa contraerea unici come la nuova versione del Pantsir-S1M. Non abbiamo trascurato nemmeno lo spazio: a Dubai abbiamo presentato il nuovo radar Sula per l’osservazione dei corpi celesti.

Accanto a queste novità, che hanno un grande potenziale per l’esportazione, il grande interesse delle delegazioni straniere è sempre stato suscitato a ragione dai seguenti esemplari: i sistemi missilistici a lunga gittata S-400, i missili terra-aria Buk-M2E e Viking, gli elicotteri Ka-52, Mi-35M ed Mi-26, i velivoli Su-35, MiG-35 e Su-32. La società Irkut ha presentato all’esposizione un esemplare a grandezza naturale dell’elicottero Yak-130, mentre la JSC Russian Helicopters ha presentato gli elicotteri Mi-38 e Ansat.

– Alla vigilia dell’esposizione si è parlato molto della possibile sottoscrizione da parte dell’India di contratti per l’ammodernamento del caccia multiruolo Su-ZOMKI e per l’acquisto del ventunesimo MiG-29 per un totale di 2,5 miliardi di dollari. Un suo commento in merito?

– A tal proposito vi invito a intervistare i nostri partner indiani. Da parte nostra siamo sempre pronti a discutere opportunità di collaborazione con gli indiani su qualunque questione relativa al comparto bellico-industriale.

– È vero che l’India intende acquistare 19 caccia Su-35?

– L’India al momento non ha ancora pubblicato un appalto in merito. Quando sarà annunciato, proporremmo all’India un velivolo che sia in linea con i requisiti stabiliti nell’appalto.

– La collaborazione della Russia e dell’India nel comparto bellico-industriale si sta sviluppando positivamente nonostante la minaccia delle sanzioni. Un esempio lampante in tal senso è l’acquisto da parte di Delhi di S-400. Un altro esempio di tale collaborazione è la società Bramos. Non vi è in progetto la creazione di altre joint venture? In quali altri settori si concretizzano i progetti congiunti tra Russia e India?

– Al momento Rosoboronexport ha creato imprese in regime di joint venture con società indiane per la produzione degli elicotteri Ka-226 e dei fucili Kalashnikov della serie 200.

– Quando si prevede la firma del contratto di fornitura all’India del MANPADS Igla il cui appalto è stato vinto dalla Russia alla fine del 2018?

– Al momento sono in corso le trattative in merito.

– È stata avviata l’attuazione del contratto di fornitura degli S-400 all’India?

– Abbiamo ricevuto il primo pagamento dall’India. Non mi dilungherò a precisare l’ammontare del pagamento né la valuta in cui è stato effettuato. Ma mi limiterò a dire che si tratta di un passaggio fondamentale per l’avvio della produzione della componentistica necessaria. Speriamo che tutto vada secondo i piani anche in futuro. C’è ancora molto da fare vista la portata del contratto. La prima fornitura è prevista per settembre 2021, ossia esattamente 2 anni dopo la ricezione dell’anticipo. Si prevede che le forniture (5 in totale) del sistema S-400 verranno completate nella prima metà del 2025.

– Lei ha dichiarato che le forniture dell’S-400 alla Turchia sono terminate?

– Al momento tutte le questioni finanziarie relative al pagamento sono state risolte, il denaro è stato ricevuto nella sua totalità, il contratto di compravendita sottoscritto. Entro la fine del 2019 concluderemo la preparazione e l’addestramento a Gatchina. Pochi giorni fa abbiamo effettuato con i nostri partner dei sorvoli per verificarne le caratteristiche tecniche.

Relativamente, invece, alla seconda fornitura posso dire che abbiamo affidato alla parte turca l’esecuzione di alcune attività tecniche, ma è ancora prematuro parlare di volumi. Si può osservare che al momento la parte turca ha risolto le criticità a livello tecnico e che sono in corso ulteriori trattative per le questioni di carattere finanziario.

Speriamo che nella prima metà del 2020 riusciremo a sottoscrivere il contratto. Desidero tuttavia sottolineare che la collaborazione con la Turchia nel comparto bellico-industriale non si limita alle forniture di S-400. Abbiamo in serbo anche altri progetti.

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