03:42 08 Dicembre 2019

Tempo di rimpatriare, la Svezia oramai “è piena” – leader della destra svedese

© AP Photo / Frank Franklin II
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Nel suo appassionato discorso, il leader dei Democratici svedesi, Jimmie Åkesson, ha chiesto un radicale cambiamento di politica per “salvare la Svezia dall'immigrazione di massa”.

Per poter "ricostruire la Svezia", deve essere messa in atto una politica di rimpatrio, Jimmie Åkesson, leader del più grande partito di destra della Svezia, ha proclamato alla convention nazionale del suo partito.

“Per rimediare ai danni già fatti è indispensabile che l'asilo e l'immigrazione familiare siano ridotti al minimo. In poche parole: ci devono essere più persone che emigrano che immigrati. Dobbiamo inviare il segnale che la Svezia è piena e lo sarà per il prossimo futuro. Questa è una premessa di base. Se non riusciremo a farlo, i problemi continueranno a crescere e le conseguenze saranno anche peggiori", ha spiegato Åkesson.

Il leader del più importante partito di destra ha inoltre espresso richieste più severe per l'integrazione, compresi i requisiti di sostentamento e adattamento.

"Le persone che vengono qui devono capire che sono venute in un Paese nuovo e non possono continuare a vivere come nel loro di origine", ha spiegato.

Secondo Åkesson, non c'è spazio per scendere a compromessi su questo.

Questo discorso è fortemente intrecciato con l’articolo di opinione dello stesso Åkesson, chiamato "L'immigrazione di massa ha rotto la nazione", che è apparso in questo fine settimana sul quotidiano Aftonbladet.

“Comuni in ginocchio. Sparatorie e esplosioni a giorni alterni. Un'insicurezza crescente che sta gradualmente abbattendo il nostro Paese. La Svezia ha problemi seri? Certo che sì!”, aveva scritto Åkesson nel primo paragrafo.

Åkesson sostiene che la società oramai non si sia ridotta altro che ad un guscio di quella che era la sua antica e vera identità, con un contratto sociale venuto meno e valori che avevano guidato le precedenti generazioni ridotti a parole senza più significato.

Tuttavia, nel suo discorso, Åkesson si è assicurato di lasciare speranze per il futuro della Svezia. Il carismatico leader si è concesso anche un po’ di autocompiacenza ricordando il successo dei Democratici svedesi, emersi come partito nazionalista marginale alla fine degli anni ’80 per diventare oggi il partito più popolare nel Paese stando agli ultimi sondaggi.

“Godiamoci questo momento per un po'. Apprezzo la sensazione. Il più grande partito della Svezia”, ha affermato il leader nel tripudio di applausi al congresso di partito.

“Quando noi, che siamo sempre stati emarginati dagli altri partiti svedesi nonostante la graduale escalation elettorale,  saliremo al potere, la Svezia cambierà”, ha assicurato.

E’ poi passato ad accusare il suo avversario diretto, Stefan Löfven, leader dei socialdemocratici di sinistra, di guidare "progetti insignificanti" capaci solo di sprecare miliardi di corone.

"Mi dispiace, Stefan Löfven, ma la tua idea che la Svezia debba servire da bancomat per tutti i Paesi del mondo sarà respinta", ha concluso Åkesson, suggerendo che il fatto che un ministro della difesa iracheno riesca a ottenere un congedo per malattia in Svezia, a differenza magari di un cittadino svedese con il cancro terminale, la dica lunga sul modo in cui il Paese si sforzi di apparire come una "superpotenza umanitaria".

Un recente sondaggio d'opinione ha messo per la prima volta i democratici svedesi come il partito più popolare della Svezia, soppiantando i socialdemocratici di Löfven, che sono scesi al 22,2 per cento. Alle elezioni del 2018, i socialdemocratici hanno avuto la peggiore performance elettorale in un secolo a questa parte con solo il 28 percento dei voti, dopo aver raggiunto oltre la metà dei consensi negli anni '60.

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