22:46 07 Dicembre 2019

Scienziati americani scoprono il circuito celebrale responsabile dell’alcolismo

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Scienziati californiani hanno pubblicato uno studio nel quale affermano di aver individuato il preciso circuito celebrale responsabile della reazione delle cavie da laboratorio all’assunzione di alcol. Se la scoperta potrà essere applicata all’uomo si potranno aprire nuove strade alla lotta all’alcolismo.

Il Salk Institute for Biological Studies di La Jolla, in California, è uno dei più prestigiosi istituti di ricerca scientifica in campo biomedico a livello mondiale. Gli scienziati che vi lavorano hanno pubblicato sulla rivista Science giovedì, i risultati della loro ricerca sui meccanismi alla base dell’uso compulsivo delle sostanze alcoliche.

Il punto di partenza dell’intera ricerca era il seguente: se le sostanze alcoliche sono onnipresenti nella società moderna, perché solo una parte della popolazione sviluppa disturbi o dipendenza da alcol? E’ una questione puramente psicologica oppure esistono anche concause fisiche? Esiste cioè una predisposizione individuale, magari a livello proprio di struttura celebrale?

Proprio verso questa ultima ipotesi parrebbe propendere lo studio effettuato alla Salk, almeno per quanto riguarda i risultati ottenuti dalle cavie da laboratorio a disposizione per i loro esperimenti dei ricercatori.

"Spero che questo sarà uno studio di riferimento, poiché abbiamo trovato (per la prima volta) un circuito cerebrale in grado di prevedere con precisione quali topi svilupperanno il consumo compulsivo di alcolici settimane prima dell'inizio del comportamento", afferma Kay Tye, professoressa del Laboratorio di neurobiologia dei sistemi e titolare della cattedra Wylie Vale (l’endocrinologo che identificò gli ormoni che controllano le funzioni corporee di base). “Questa ricerca colma il divario tra l'analisi dei circuiti e la ricerca sulla dipendenza dall’alcol e fornisce una prima idea di come il bere compulsivo si consolidi nel tempo fisicamente nel cervello”.

Il team della dottoressa Tye ha cercato di scoprire in primo luogo i circuiti cerebrali responsabili della predisposizione al bere compulsivo, che non erano stati precedentemente studiati.

"Inizialmente abbiamo cercato di capire come il cervello venga alterato dal consumo compulsivo di alcol”, afferma Cody Siciliano, primo autore e assistente professore presso il Dipartimento di Farmacologia della Vanderbilt University. "Nel processo, ci siamo imbattuti in una scoperta sorprendente quando ci siamo resi conti di riuscire a prevedere quali cavie sarebbero divenute alcolizzate e quali no, semplicemente osservando l’attività neuronale durante la prima somministrazione”.

In questo studio, i ricercatori hanno creato un test chiamato ‘di compulsione indotta’ (BICT – binge induced compulsion task) per esaminare come la suscettibilità al consumo di alcol interagisca con l'esperienza per produrre bere compulsivo nei topi. Attraverso questo test, gli scienziati hanno osservato che i topi potevano essere ordinati in tre gruppi: bevitori bassi, bevitori alti e bevitori compulsivi. Utilizzando una tecnica di ‘imaging’ con risoluzione microendoscopica a singola cellula, sono riusciti a tracciare con buona precisione le regioni celebrali interessate prima di bere, durante, e dopo. Hanno quindi scoperto che lo sviluppo del consumo di alcol compulsivo era correlato ai modelli di comunicazione neurale tra le regioni del cervello allo studio ed individuato il biomarcatore capace di prevedere la propensione della cavia a sviluppare la tendenza compulsiva.

In pratica, studiando la risposta del circuito neuronale già alla prima somministrazione, gli scienziati ora sono in grado di prevedere la propensione di una cavia a finire vittima della dipendenza dall’alcol.

​Facile immaginare le implicazioni mediche, sanitarie e sociali se fosse possibile fare la stessa cosa con gli esseri umani. Basterebbe un semplice test per capire, magari già in giovane età, se un individuo può essere facilemente soggetto all’alcolismo oppure no. Saperlo in partenza potrebbe mettere in guardia gli individui più a rischio. Al tempo stesso, una volta individuato il circuito responsabile, sarebbe forse in futuro possibile agire su quello per combattere i casi più gravi di alcolismo.

"Ora, possiamo guardare nel cervello e trovare modelli di attività che predicono se i topi diventeranno bevitori compulsivi in ​​futuro, prima che la condizione si sviluppi", afferma la dottoressa Tye. "Non sappiamo se questo circuito cerebrale è specifico per l'alcol o se lo stesso circuito è coinvolto anche in altri comportamenti compulsivi come quelli relativi ad altre sostanze di abuso o ricompense naturali, quindi è qualcosa che dobbiamo investigare".
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