17:54 07 Dicembre 2019
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Trovato zucchero in due meteoriti caduti sulla Terra – nuove ipotesi sull’origine della vita?

CC0 / Pixabay
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Scienziati della NASA e di tre università giapponesi hanno trovato molecole di zucchero su due diversi meteoriti caduti sulla Terra. Si tratta di un caso di contaminazione, ulteriori complicazioni alla nostra capacità di comprendere il mistero dell’origine della vita, oppure è una vera e propria avvalorazione della teoria della panspermia?

Si tratterebbe niente meno che di ribosio, componente essenziale dell’RNA, e di altri zuccheri bio-essenziali come l'arbinosio e lo xilosio, tutti elementi fondamentali per la vita. Questa è la prima volta che verrebbero scoperte ‘consegne’ di zucchero direttamente dallo spazio.

"Lo zucchero extraterrestre potrebbe aver contribuito alla formazione dell’RNA sulla Terra prebiotica che probabilmente ha portato all'origine della vita", ha detto il ricercatore capo Yoshihiro Furukawa dell'Università di Tohoku.

Bisogna ancora usare il condizionale perchè il risultato della ricerca potrebbe in teoria essere un falso positivo. Il risultato cioè di una contaminazione avvenuta sulla Terra, dopo la caduta dei meteoriti. Tuttavia gli scienziati, che hanno già promesso che controlleranno innumerevoli altre volte dati e campioni, si sentono abbastanza convinti di poter affermare che le molecole rinvenute non possano essere di origine terrestre per il semplice fatto che gli isotopi di carbonio trovati in queste sono leggermente differenti da quelli usati comunemente dalla vita sul nostro pianeta (Carbonio 13 invece di Carbonio 12).

Una ulteriore, in questo caso definitiva prova, potrebbe arrivare dalla missione Hayabusa 2 se riuscirà a riportare sulla Terra i campioni prelevati dall’asteroide Ryugu. Se anche in quel caso dovessero venire riscontrate tracce di ribosio, sarà facile dedurre che questo componente essenziale per la vita può viaggiare anche nello spazio a bordo di corpi celesti come asteroidi e comete.

La Missione Hayabusa 2 sull’asteroide Ryugu

Il 3 dicembre 2014 la JAXA, l’agenzia spaziale giapponese, lanciò la sonda Hayabusa 2 per una missione completa sull’asteroide denominato 162173 Ryugu. Si tratta di un asteroide classe Apollo di quasi un chilometro di diametro che orbita intorno al Sole in 474 giorni circa e che viene considerato potenzialmente pericoloso. Nel giugno del 2018 la sonda Hayabusa 2 è entrò in orbita intorno a Ryugu ed iniziò a mandare immagini. Il 21 settembre una coppia di mini rover vennero sganciati e, prima volta nella Storia, trasmisero immagini dalla superficie di un asteroide. Dopo un anno e mezzo di osservazioni e campionamenti è poi iniziata l’operazione di rientro che si spera possa essere portata a termine con successo verso la fine del 2020 consegnando alla scienza un prezioso carico di materiale prevelevate dal corpo celeste.

Dall’RNA al DNA

I team non hanno scoperto zuccheri per il DNA, solo componenti chiave dell'RNA, che funge da molecola messaggera, copiando le linee guida genetiche dal DNA e distribuendole in tutta la cellula per innescare la costruzione di proteine specifiche. Molti ricercatori ritengono che l'RNA si sia evoluto per primo e sia stato successivamente sostituito dal DNA poiché l'RNA vanta capacità che il DNA non ha, come l'auto-replicazione indipendente e la capacità di avviare o accelerare le reazioni chimiche.

"Se corretto, il bombardamento di meteoriti sulla Terra primordiale potrebbe aver aiutato l'origine della vita fornendo una serie di elementi costitutivi", ha spiegato la NASA.

Questa scoperta potrebbe aiutare a svelare il mistero in corso su come la biologia potrebbe essere sorta da processi chimici non biologici qui sulla Terra. La ricerca è stata pubblicata lunedì sulla rivista PNAS e sul sito della NASA.

La teoria della Panspermia

Già nell’800 il medico, fisiologo e fisico tedesco Hermann von Helmholtz si domandava se la vita avesse avuto una origine successiva o non fosse invece antica quanto la materia stessa.

“Una volta che tutti i nostri tentativi di ottenere materia vivente da materia inanimata risultino vani, a me pare rientri in una procedura scientifica pienamente corretta il domandarsi se la vita abbia in realtà mai avuto un'origine, se non sia vecchia quanto la materia stessa, e se le spore non possano essere state trasportate da un pianeta all'altro ed abbiano attecchito laddove abbiano trovato terreno fertile” si legge in uno dei suoi trattati.

Da allora la teoria, prima presa in considerazione solo dai filosofi, che i semi della vita potessero trovarsi sparsi nell’Universo e che la vita sulla Terra possa essere iniziata proprio trasportata dalle piogge di meteoriti e comete, iniziò ad attecchire anche in ambito scientifico.

Tuttavia, le prime osservazioni concrete che tale teoria potesse avere riscontro nella realtà avvennero solamente alla fine degli anni ’70 grazie agli scienziati Hoyle e Wickramasinghe, i quali nel tentare di spiegare una peculiarità dello spettro di luce proveniente dalle nubi interstellari, arrivarono alla conclusione che quelle irregolarità potessero essere giustificate solamente dalla presenza di batteri essiccati e congelati in esse presenti.

Tale ipotesi, pur rimanendo tuttora molto controversa, ha trovato nel tempo parziale conforto da rilevamenti diretti fatti su meteoriti caduti sulla Terra come il più  famoso ALH 84001 scoperto in Antartide e che a lungo si disse contenesse tracce di batteri fossili. Quest’ultimo caso rimane ancora discusso ma l’attenzione della scienza negli ultimi anni si è molto spostata sulla teoria della panspermia, teoria che un tempo sembrava essere materia riservata puramente alle speculazioni filosofiche.

Gli studi come questo congiunto presentato dai ricercatori giapponesi e della NASA, sono rivolti proprio alla verifica di questa fascinosa ipotesi che, nel caso confermata, sposterebbe lo studio del problema: non come sia nata la vita sulla Terra, ma come sia nata la vita nell’Universo in generale, per domandarsi infine se la vita non sia forse sempre esistita o nata con la materia stessa al momento del Big Bang.

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