22:42 07 Dicembre 2019
Combattenti ISIS

Carcere o naturalizzazione? Opinione di un giurista sul ritorno dei combattenti ISIS in Germania

© AP Photo / Militant Website
Mondo
URL abbreviato
305
Seguici su

I combattenti dell’organizzazione terroristica dello Stato Islamico stanno rientrano in Germania. La Turchia sta espellendo i combattenti dell’ISIS con cittadinanza tedesca.

“I terroristi che stanno facendo ritorno devono essere trattati in conformità alle disposizioni del Codice penale”, sostiene l’avvocato Memet Kilic di Heidelberg.

“In ottemperanza al diritto internazionale la Germania è tenuta ad accogliere i propri cittadini anche se si tratta di terroristi”, ha dichiarato in un’intervista l’avvocato Memet Kilic, membro dell’Ordine degli avvocati di Karlsruhe e di Ankara. “La Germania ha già perso due occasioni”, afferma convinto il socio fondatore dello studio legale Kilic & Kilic.

“Da un lato, la Germania dal 2011 non aveva problemi nel lasciare uscire dal Paese soggetti che simpatizzavano per l’ISIS e aperti difensori dell’organizzazione terroristica […]. A mio avviso questo è stato un errore. Inoltre, la Germania non ha effettuato controlli incrociati sulla attuale cittadinanza di questi soggetti. Ma questo va assolutamente fatto. Se rientreranno, si potranno applicare le norme del Codice penale ai danni dei sostenitori dell’ISIS. Tuttavia, il rinvenimento di prove potrebbe rivelarsi difficoltoso”.

La Turchia lo scorso giovedì ha espulso 7 presunti sostenitori dell’ISIS che sono ritornati a Berlino. Stando ai media si tratta di una “famiglia tedesco-iraniana di salafiti provenienti da Heidelberg”. La polizia giudiziaria della Bassa Sassonia conferma che i salafiti sono sotto il loro controllo.

In passato l’esercito siriano con il supporto delle forze russe che si trovavano in Siria su invito di Assad è riuscito a riportare sull’ISIS una vittoria da cui i combattenti non sono riusciti a riprendersi.

Da allora l’organizzazione terroristica sta gradualmente perdendo posizioni e, contestualmente, anche combattenti i quali al momento stanno tentando di rientrare nelle regioni dei loro Paesi d’origine in passato controllate dall’ISIS.

“Per il controllo dei rimpatri di soggetti legati all’ISIS servono tempo e denaro”

In Germania non è possibile esercitare un’azione penale contro un soggetto senza che sussistano ragioni assai convincenti, spiega l’avvocato. Ma qualora vi siano prove della partecipazione alle attività dell’organizzazione criminale o prove di contatti intrattenuti con persone facenti parte l’organizzazione, allora “per il controllo dei rimpatri di tali soggetti servono personale, tempo e sangue freddo”, ha aggiunto. Tuttavia, secondo l’avvocato, il Codice penale prevede che contro i rimpatriati dell’ISIS che abbiano commesso reati in altre nazioni possa essere esercitata un’azione penale. I soggetti che invece non hanno commesso reati possono chiaramente avere diritto a riottenere la cittadinanza tedesca.

“Il governo deve monitorare che la cittadinanza venga riassegnata a quei soggetti che realmente non hanno violato la Costituzione”, ha sottolineato Kilic. In Germania molti da tempo temono che i rimpatriati dell’ISIS e i terroristi rimangano impuniti una volta rientrati”.

Secondo l’avvocato, le autorità tedesche dovranno appurare “se tali soggetti siano ancora cittadini tedeschi oppure se per qualsivoglia ragione abbiano perso la cittadinanza. Questo però non viene fatto. Un soggetto può perdere la cittadinanza tedesca qualora su richiesta personale ottenga la cittadinanza di un altro Paese senza notificarlo alle autorità tedesche. Alcuni combattenti dell’ISIS lo hanno fatto”.

“Hanno ottenuto la cittadinanza tedesca con l’inganno”

Prosegue l’avvocato: “Ora possiamo dire che l’ISIS non costituisce uno Stato riconosciuto. Ma a mio avviso questa argomentazione non convince a sufficienza perché il legislatore parte dal presupposto che il dato soggetto dimostrava la sua lealtà per lo Stato Islamico”. In tal caso i combattenti dell’ISIS, che avevano ricevuto in seguito la cittadinanza, avrebbero potuto voltare le spalle alla Germania e anzi combatterla. “È di fondamentale importanza come prima cosa dimostrare la lealtà di tali soggetti alla Costituzione tramite un’apposita dichiarazione”. Ciò, tuttavia, non è possibile “perché tali soggetti hanno ottenuto la cittadinanza tedesca con l’inganno. Questo è stato stabilito dal Tribunale amministrativo federale tedesco in data 11 novembre 2010”.

In particolare, nella decisione nel tribunale si rilevava: “Qualora la cittadinanza sia stata ottenuta con l’inganno, non costituisce violazione di qualsivoglia diritto (…) la privazione per mano del governo della cittadinanza in precedenza conferita al dato soggetto”.

La Turchia espelle terroristi: Maas avanza richieste a Erdogan

A metà novembre Ankara ha annunciato che avrebbe espulso combattenti dell’ISIS e le loro famiglie in possesso della cittadinanza tedesca. Tali soggetti sarebbero stati rispediti in Germania. Stando alle stime delle autorità tedesche dalla Germania sono partiti diretti verso il Medio Oriente 130 soggetti. Al momento questi si trovano in Turchia, Siria e Iraq. Novantacinque di loro sono cittadini tedeschi. Solamente contro 33 di essi il Pubblico ministero tedesco ha avviato un’azione penale. “Venerdì due mogli di combattenti dell’ISIS espulsi dalla Turchia e diretti in Germania hanno seguito i loro mariti”, ha riferito lunedì il canale radiofonico Deutsche Welle. “Sin dall’inizio degli attacchi turchi tali soggetti dal campo dei prigionieri Ayn Issa controllato dai curdi fuggivano verso il Nord della Turchia, ma sono stati fermati in territorio turco. Anche in questo caso però non sono stati emessi mandati di arresto. Dunque, una volta rientrati in Germania avranno diritto come prima a circolare liberamente”.

Il ministro tedesco degli Esteri Heiko Maas si è rivolto alle autorità turche chiedendo loro informazioni circa l’espulsione prevista dei presunti sostenitori dell’ISIS. Secondo Maas, qualora tali soggetti “siano in qualunque modo legati alle attività dell’ISIS”, il governo tedesco ha il dovere di esercitare l’azione penale contro di loro. Per fare ciò, tuttavia, “serve un numero sufficiente di prove che siano convincenti per il giudice”, ha affermato il ministro alla fine della scorsa settimana.

Secondo Maas, è necessario integrare nuovamente tali soggetti nel tessuto della società ed evitare che gli stessi ritornino tra le fila di organizzazioni islamiche o terroristiche in futuro.
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik