23:43 07 Dicembre 2019
Un impianto nucleare in Iran

A un passo dalla catastrofe nucleare: gli errori che costerebbero la vita dell’uomo

© AP Photo / Vahid Salemi
Mondo
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“Decine di missili balistici sovietici furono lanciati dalle piattaforme di lancio e si diressero verso obiettivi siti sul territorio statunitense”: 40 anni fa, il 9 novembre 1979, questo comunicato giunse alla stazione del Comando di Difesa Aerospaziale del Nord-America (NORAD) sito in un bunker sul monte Cheyenne.

I missili balistici intercontinentali Minuteman ricevettero l’ordine di preparazione al lancio. Il mondo trattenne il fiato di fronte alla possibilità di una guerra nucleare, ma il tutto si rivelò un falso allarme. Sputnik vi elenca oggi i casi più eclatanti di malfunzionamento dei sistemi di allerta di attacchi missilistici.

“Scherzetto” lunare

Il 5 ottobre 1960 il NORAD ricevette un segnale da una stazione sita in Groenlandia impegnata nella rilevazione su lungo raggio di eventuali attacchi missilistici sovietici contro gli USA. La base statunitense più a nord segnalò un attacco missilistico. Il comunicato arrivò in pochi minuti, ma gli ufficiali preposti, una volta elaborati i dati, capirono subito che qualcosa non andava. Infatti, quello stesso giorno si trovava a New York Nikita Khuschev in visita all’Assemblea generale dell’ONU.

Il missile da crociera con vettore nucleare Burevestnik
© Sputnik . Ministero della Difesa russo
Il missile da crociera con vettore nucleare Burevestnik

Si acclarò piuttosto rapidamente che l’errore era stato dato dal sistema automatico statunitense. Il malfunzionamento del sistema di allerta era stato provocato da un segnale radio riflesso dalla Luna. Il “contrattacco” in questo caso non venne inferto solamente per miracolo. Questo è il primo caso di malfunzionamento del sistema di allerta nella storia della corsa al nucleare.

Errore di un operatore

 Il 24 novembre 1961 la stazione principale del Comando strategico USA perse contemporaneamente il collegamento sia con il NORAD sia con le stazioni di allerta precoce. Dal punto di vista dei militari questo poteva significare solamente una cosa: le altre stazioni erano state rase al suolo dalle testate nucleari sovietiche.

L’equipaggio in servizio sui bombardieri strategici ricevette l’ordine di decollare. Uno di questi velivoli si diresse verso la base aeronautica di Thule e il pilota riuscì a vedere quelle stazioni delle quali in caso di attacco nucleare non sarebbe rimasto altro che polvere. Anche gli altri equipaggi riferirono informazioni analoghe.

In quel momento al decollo era pronta l’intera flotta dei B-52 strategici. Tuttavia, poco dopo fu acclarato che la ragione dell’accaduto era dovuta a un errore commesso da un operatore della centrale AT&T (American Telephone and Telegraph), ossia la società delle telecomunicazioni transnazionali con sede a Dallas, Texas. Una delle trasmittenti aveva semplicemente smesso di funzionare.

Nel pieno della Crisi dei missili di Cuba

Mentre la visita del leader sovietico negli USA del 5 ottobre 1960 contribuì a raffreddare le teste calde degli americani, il mese di ottobre del 1962 aveva tutte le carte in regola per diventare il mese più tragico della storia dell’umanità. Al culmine della Crisi dei missili di Cuba 4 basi missilistiche segrete site a Okinawa ricevettero l’ordine di lanciare missili termonucleari da crociera Mark 28 verso l’URSS. L’ordine fu trasmesso via radio e tutte le informazioni sembrava combaciassero. Tuttavia, il capitano William Basset, scoprendo una lettera con le coordinate, scoprì che 3 dei 4 presunti obiettivi non si trovavano in realtà in URSS.

Assemblaggio di combustibile nucleare
© Sputnik . Anna Oralova
Assemblaggio di combustibile nucleare

Il capitano contattò il centro di comando e, mentendo sul fatto di aver ricevuto un preciso ordine, richiese una conferma delle coordinate. Contemporaneamente diede ordine a due soldati di sparare all’ufficiale in servizio se avesse provato a lanciare i missili. Alla fine Bassett e i suoi colleghi delle altre basi ricevettero ordine di non aprire il fuoco. Questo caso fu reso noto poco tempo fa, nel 2015, ovvero 4 anni dopo la morte di Bassett.

Allerta notturna

Il 3 giugno 1980 alle 02:26 fuso orario EST presso la stazione principale del Comando strategico dell’Aeronautica militare statunitense giunse l’allerta relativa al lancio di 2 missili balistici a partire da sommergibili diretti verso gli USA. Dopo poco furono rilevate decine di altri missili. Gli equipaggi dell’aeronautica strategica si prepararono al decollo, ma il centro di controllo del NORAD non vedeva nulla. Agli equipaggi dei B-52 fu ordinato di rimanere nelle cabine fino a ulteriori istruzioni.

Fu appurato che i computer avevano sbagliato ancora. Il generale James Hartinger a capo del NORD ammise la presenza di un errore nel sistema di allerta, dunque fu ordinato di spegnere i motori dei bombardieri. Tutto questo accadde nell’arco di pochi minuti. E casi analoghi in cui i computer misero a repentaglio l’esistenza stessa dell’umanità si contano a decine.
40 minuti per prendere una decisione

Il 26 settembre 1983 il sottocolonnello delle Forze missilistiche strategiche russe, Stanislav Petrov, era in servizio presso il Centro di controllo principale del sistema di allerta missilistico sito nella cittadina militare Serpukhov-15 nei pressi di Mosca. Alle ore 00:15 il sistema intercettò il lancio di missili balistici intercontinentali Minuteman dagli USA. Rimaneva meno di un’ora per prendere una decisione su un eventuale contrattacco.

Sulla grande mappa elettronica degli USA presso il Centro di controllo fu evidenziato il punto di tiro, ossia una delle basi militari sita sulla costa occidentale. Petrov diede tempestivamente il segnale di allerta. Tuttavia, sugli schermi dei sistemi di monitoraggio video che avrebbero già dovuto rendere le immagini dei missili tutto era invece in regola. Il sistema satellitare Oko, però, dopo qualche istante comunicò l’effettuazione di un secondo, un terzo e un quarto lancio di missili Minuteman a partire da quello stesso punto. Nuovamente, tuttavia, gli operatori ai dispositivi di monitoraggio non erano in grado di confermare tale informazione.

Il sottocolonnello Petrov allora si assunse la responsabilità e comunicò ai suoi superiori il malfunzionamento del sistema di allerta. Per ragioni di segretezza questi eventi furono resi noti solamente 10 anni dopo.

Fu appurato che il satellite sovietico fu ingannato dal Sole. Infatti, il presunto punto di tiro dei missili si trovava nella cosiddetta zona crepuscolare, ossia la linea fittizia che delimita la zona diurna della Terra da quella notturna. Proprio in corrispondenza di questa linea di demarcazione tra luce e tenebre i raggi del sole, riflessi dalle nuvole, accecarono i sensori del satellite Oka.

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