18:41 07 Dicembre 2019
Oceano Pacifico

Svelato il mistero delle meduse giganti: questa e altre scoperte dall’oceano!

© Sputnik . Alexander Liskin
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Quest’anno si è rivelato ricco di insolite scoperte sui fondali oceanici. I ricercatori hanno rinvenuto misteriosi resti di animali.

Le scoperte sono state possibili grazie ai grandi progressi effettuati nella produzione di apparecchiature da immersione, allo sviluppo di nuovi metodi di analisi, alla maggiore accessibilità a grandi banche dati compilate dalle precedenti generazioni di oceanologi. Sputnik vi presenta i risultati più interessanti dello studio sul mondo sottomarino.

Una bolla-uovo gigante

A inizio ottobre i sub della REV Ocean hanno studiato i resti di una nave affondata durante la Seconda guerra mondiale al largo della Norvegia. Mentre tornavano a riva, notarono a 200 metri dalla costa un fenomeno straordinario: un’enorme sfera trasparente contenente una sostanza insolita.

Uno dei sub, Ronald Raash, fece un filmato alla sfera. Questo permise di riconoscere rapidamente l’oggetto.

Nel 2006 i sub immersisi al largo della Norvegia meridionale osservarono per la prima volta nel mare delle sfere simili a meduse del diametro di un metro. Gli scienziati ipotizzarono che si trattasse di una specie di calamari in grado di produrre grandi uova contenenti gli avannotti. Si cominciò, dunque, a reperire ulteriori informazioni. Ventisette nuove prove raccolte in Norvegia, Svezia, nel Golfo di Napoli, in Croazia, a Malta e in Francia funsero da base per la pubblicazione alla fine del 2018 di un articolo sulla rivista Marine Biology Research.

In seguito, furono effettuati 80 ulteriori ritrovamenti. E infine il mistero delle “enormi meduse sferiche” fu finalmente svelato, come si legge in un comunicato rilasciato dai responsabili del progetto. Un’analisi genetica ha dimostrato che queste sfere appartengono alla specie di calamari, nota come Illex coindetii. Questi calamari vivono nel Mediterraneo e nell’Atlantico. Si tratta di creature invertebrate con 10 tentacoli grandi circa 30 cm. La femmina di questa specie è in grado di dare alla luce in una sola volta decine e centinaia di migliaia di esemplari. Nell’arco di un paio di settimane questi diventano esemplari adulti.

Crostacei suicidi

A fine ottobre alcuni ricercatori dell’Università di Hiroshima e dell’Università di Tromsø hanno annunciato la scoperta di una nuova specie di anfipode, ossia un piccolo crostaceo simile esteriormente a un gamberetto.

Nel 2017 sono stati rivenuti dei crostacei nelle branchie dello squalo balena Rhincodon typus, il pesce più grande sulla faccia della Terra. Il suo habitat sono i mari tropicali. Quando nel 2007 questo esemplare è stato rinvenuto dai ricercatori, è stato collocato in una riserva ittica costiera.

Gli scienziati hanno preso dei campioni direttamente dalle fauci del predatore aiutandosi con una pompa. Nei campioni hanno rinvenuto ignoti crostacei anfipodi che gli autori dello studio hanno identificato come appartenenti alla specie Podocerus jinbe.

Si tratta di creature grandi 6 mm che si nutrono di materiale organico morto. Queste creature filtrano tale materiale per il tramite di un setaccio presente sulle loro antenne. Nei campioni sono stati rinvenuti più di 600 esemplari e circa un altro migliaio di anfipodi di una specie già nota, ossia Podocerus zeylanicus. Perché sono presenti in una quantità così grande?

La capacità degli anfipodi di concentrarsi in grandi gruppi è già nota agli studiosi. Nel 2016 nelle acque australiane grazie a un apposito strumento di misurazione si è rilevato che i crostacei riescono a confondersi in banchi di migliaia di esemplari. Probabilmente è proprio questo comportamento che ha reso possibile l’elevata concentrazione di crostacei nelle fauci dello squalo balena. È la prima volta che gli scienziati li hanno rinvenuti lì.

Non è chiaro perché le fauci di questo predatore si siano rivelate attrattive per gli anfipodi. Tuttavia, un intero banco di crostacei potrebbe creare problemi respiratori allo squalo. Infatti, gli scienziati hanno registrato una sensazione di affaticamento e un calo dell’appetito nello squalo il quale tre mesi dopo la misurazione è morto.

Pesce fantasma

Nel mese di aprile di quest’anno la squadra del progetto Five Deep Expeditions ha effettuato un’immersione sul fondale della Fossa di Giava nel punto più distante dalla superficie oceanica (più di 7 km). Lì i ricercatori hanno installato una videocamera e filmato per 2 ore e mezza tutto ciò che passava davanti all’obiettivo.

Oceano
© Sputnik . Vladimir Astapkovich
Oceano

Fra gli animali trovati vi sono state alcune specie sconosciute di meduse. Particolare stupore ha suscitato tra gli oceanologi una creatura simile a un pesce gelatinoso.

Fra i sub partecipanti all’immersione vi era anche Alan Jamieson, professore di biologia marina presso l’Università di Newcastle. Il professore ha osservato che questo “pesce fantasma” ricorda le ascidie.

Le larve delle ascidie nuotano liberamente in superficie, mentre gli esemplari adulti finiscono sul fondale marino. Alcune utilizzano un lungo tentacolo per nuotare e per nutrirsi. Poiché la Fossa di Giava è una località ad elevata attività sismica, è normale che il fondale sia stato poco esplorato.

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