18:34 07 Dicembre 2019
Ilva di Taranto

Ex Ilva, Emiliano propone: Puglia potrebbe pagare fatture Arcelor

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Il governatore della Puglia Michele Emiliano ha proposto un eventuale pagamento delle fatture di Arcelor in modo da aiutare i fornitori per poi aggredire "legalmente il gruppo in tutto il mondo".

Vanno avanti le proteste dei fornitori dell'ex Ilva mentre il governatore della Puglia Michele Emiliano si fa avanti con una proposta: "la Regione Puglia potrebbe "pagare le fatture al posto di ArcelorMittal", così "subentreremmo come creditori dell'Ilva".

Se questa possibilità si concretizzasse, "poi aggrediremmo legalmente ArcelorMittal ovunque al mondo", ha affermato Emiliano dichiarando inoltre che il gigante dell’acciaio col suo comportamento "rischia di far fallire decine di aziende essenziali per l'economia pugliese".

Ha affermato che "non è possibile pensare che queste imprese, alle quali sono stati già portati via 150 milioni nella prima fase dell'emergenza Ilva, non ricevano il pagamento delle fatture".

Ora a Taranto è riunito il consiglio di fabbrica della ArcelorMittal con i delegati sindacali che stanno facendo il punto della situazione su quanto avvenuto negli ultimi giorni. In serata a Roma i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil saranno ricevuti al Quirinale dal presidente della Repubblica, Segio Mattarella alle 19,30 per parlare dell’ex Ilva.

In precedenza Emiliano aveva fortemente criticato ArcelorMittal sostenendo che l'azienda "sta facendo qualcosa senza precedenti nell'economia internazionale".  Ha parlato di "una indebita pressione sul governo italiano per "mettere Taranto a ferro e fuoco" e "distruggere lo stabilimento".

Il recesso dall'ex Ilva di ArcelorMittal

La decisione di ArcelorMittal (indo-francese) di non acquistare più lo stabilimento siderurgico ILVA situato a Taranto comunicata il 4 novembre è dovuta, secondo la ragione ufficiale, a causa della cancellazione dello "scudo penale" di cui godevano gli amministratori dell'ILVA sulla realizzazione del piano ambientale per mettere a norma l'impianto.  

Infatti l'ILVA da diversi anni inquina molto più di quanto consentito, ma, per via della sua importanza occupazionale ed economica (da lavoro a circa 10.000 operai tra lo stabilimento tarantino e quelli di Novi Ligure e Cornigliano) non è mai stato chiuso, ed è stato mantenuto in attività fin quando il gruppo ArcelorMittal, che voleva acquistare gli impianti, l'avrebbe messo a norma.

Il problema è che in questa maniera gli attuali e i futuri amministratori si sarebbero trovati a commettere dei reati ambientali. Per questo motivo dal 2015 i vecchi amministratori e i nuovi sono stati protetti da uno scudo penale fino alla messa a norma dell'impianto.

Ma c'è chi pensa che ArcelorMittal voglia defilarsi dall'acquisto dell'impianto per altri motivi. Infatti negli ultimi anni il settore siderurgico è entrato in crisi nell'ultimo anno e pare che il gigante dell'acciaio voglia disfarsi di un investimento potenzialmente non redditizio.

 

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