19:58 08 Dicembre 2019
La portaerei Abraham Lincoln (CVN-72)

Ammiraglio americano ammette: USA dipendono da forniture russe

© Foto : Public domain/United States Navy
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La costruzione di natanti da guerra negli USA sarebbe impossibile senza le forniture di componenti provenienti da Russia e Cina.

La costruzione di natanti da guerra negli USA sarebbe impossibile senza le forniture di componenti provenienti da Russia e Cina. Questa la dichiarazione del segretario per la Marina militare statunitense, Richard Spencer. Questi ritiene che Washinton debba rinunciare alla componentistica di origine straniera e puntare esclusivamente sulla produzione interna. Tuttavia, questo non è facile. Sputnik vi spiega come sia possibile che gli americani si siano ritrovati dipendenti dai loro concorrenti geopolitici.

Una catena “sospetta”

Stando a Spencer la situazione presto potrebbe diventare critica e la colpa di tutto ciò sarebbe una catena “sospetta” di forniture. Come Spencer ha riferito a The Financial Times, questi aspetti sono stati evidenziati da uno studio condotto su commissione della Marina militare degli USA. È stato appurato che per la costruzione di natanti da guerra gli appaltanti fanno affidamento sempre sui medesimi fornitori di “determinati componenti ad elevato valore tecnologico e ad elevata precisione”. Questo aumenta la probabilità che tali componenti vengano acquistati da società di Paesi avversari, in primo luogo russe e cinesi.

“Tale approccio non fa per nulla gli interessi nazionali vista e considerata la rivalità che intercorre tra grandi nazioni a livello mondiale”, per questo gli appaltanti “devono capire cosa stanno facendo”, ha sottolineato Spencer.

Di particolare preoccupazione è la Cina che sta tentando di “accumulare capitale” grazie al progetto della Nuova Via della Seta. Il segretario statunitense ha portato l’esempio della società Fincantieri che sta partecipando sia a un appalto per la costruzione di una fregata destinata alla Marina militare statunitense sia all’iniziativa strategica cinese di cui sopra.

Spencer ha altresì accusato la Cina di fare credito ai Paesi in via di sviluppo “sulla base dei loro stessi debiti” al fine di generare così degli strumenti utili per esercitare pressioni su tali nazioni. I cinesi hanno comprato la maggior parte dei porti marittimi nei Paesi del terzo mondo e, qualora Pechino decida di chiuderli improvvisamente alle imbarcazioni statunitensi, gli approvvigionamenti dei mezzi della Marina militare USA dislocati nelle regioni indiana e del Pacifico verrebbero del tutto paralizzati.

I dirigenti del Pentagono sono sicuri di questo: l’obiettivo principale del genio militare statunitense oggi è diventare completamente autonomo e indipendente dalle forniture di componentistica proveniente da Russia e Cina. Ciò significa che è necessario ripristinare la potenza tecnologia e produttiva degli USA.

“Se non cambiamo rotta, non riusciremo a tenere il passo in quei settori in cui ci vengono lanciati veri e propri guanti di sfida (esplorazione spaziale, cyberspazio, marina navale) e perderemo contro Russia e Cina”, ha dichiarato Joseph Danford, presidente del Joint Chiefs of Staff, in occasione del Forum sulla sicurezza internazionale tenutosi a Halifax.

Stando a Danford, il Pentagono ha identificato 14 settori tecnologici nei quali Russia e Cina stanno investendo, ha effettuato una previsione fino al 2025 e ha indicato i settori in cui agli USA e ai loro alleati conviene investire.

A corto di soldi e di idee

Tuttavia, non sarà facile realizzare questi progetti: le maggiori banche di investimento non a caso stanno cercando la collaborazione delle imprese nel settore della difesa.

Il governo statunitense ha persino avviato un programma volto ad attirare capitale privato all’interno dei progetti bellici. Agli investitori promettono grandi commesse statali per la produzione di nuovi strumentazioni e mezzi in tutti i settori, dalla manutenzione dei natanti alla produzione di armamenti.

Mentre, però, il comparto attende i fondi degli investitori privati, i tentativi del Ministero della Difesa volti a ripristinare la produzione nazionale di tutta la componentistica devono affrontare criticità di bilancio. Infatti, solamente durante la presidenza Trump le attività amministrative hanno subito un rallentamento importante per mancanza di finanziamenti. A gennaio di quest’anno lo shutdown ha perdurato per il tempo record di 35 giorni.

“È praticamente impossibile in una situazione del genere riuscire a convincere i fornitori nazionali del fatto che la loro attività sarà stabile qualora comincino a investire nella produzione facendo affidamento sulle commesse del Pentagono”, osserva The Financial Times.

Dal Pentagono evidenziano un altro problema: per mantenere la superiorità militare che si sta sgretolando servono non solo fondi, ma anche nuove idee.

Ma le società tech statunitensi non intendono lavorare con il Pentagono.

Ad esempio, i dirigenti di Google, sottoposti a pressioni interne, hanno rifiutato la collaborazione con il Pentagono in un progetto volto all’applicazione dell’intelligenza artificiale (IA) per l’analisi di filmati ripresi da droni di ricognizione. Contro l’impiego dell’IA a fini bellici si sono espressi anche più di 3.000 esperti del settore high-tech come l’amministratore delegato di SpaceX e Tesla, Elon Musk; uno dei creatori di Skype, Jaan Tallinn; il presidente del Future of Life Institute, Max Tegmark.

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