17:42 07 Dicembre 2019
Militanti del Daesh

Germania, 'simpatizzanti' dell'ISIS rientrano dalla Turchia ma per autorità non sono un problema

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Il governo tedesco non sembra considerare foreign fighters e simpatizzanti dell'ISIS rientrati a casa un problema serio. Intanto in tutta Europa ci si prepara a gestire l'ondata di rimpatri.

Giovedì a Berlino è stata rimpatriata una famiglia di sette sospetti islamisti, dopo che il ministero degli Interni turco aveva annunciato in settimana l'avvio di rimpatri di massa per tutti i simpatizzanti dello Stato Islamico.

Per la famiglia Kanan non sono stati emessi mandati di cattura, e ciò significa, essenzialmente, che ora le sette persone sono libere di ritornare alle proprie case nel land della Bassa Sassonia, e verranno monitorate soltanto da lontano dalle forze dell'ordine.

Stando alle informazioni fornite dalle autorità di Ankara, B. Kanan, il capofamiglia, ha tentato di arrivare in Siria con tutti i suoi familiari, la moglie, due figli adulti e tre minori, ma non è chiaro se abbia raggiunto o meno la propria meta.

"Non è un caso serio di estremismo"

Le autorità tedesche, tuttavia, non credono che B. Kanan e la sua famiglia abbiano mai realmente fatto parte dello Stato Islamico, sebbene il capofamiglia fosse parte dello "Spettro salafita", un gruppo di musulmani che si attengono ad un'interpretazione estremamente rigida del Corano e dell'Islam.

Il portavoce per le politiche interne del governo di Angela Merkel, Armin Schuster, ha dichiarato di essere convinto che i rimpatriati tedeschi non fossero dei "casi seri", invitando i media a non alimentare l'isteria circa il rientro di foreign fighters in Germania e in altri paesi europei.

"Non hanno preso parte ai combattimenti. Non saranno messi in prigione ma devono essere tenuti sotto sorveglianza.", ha dichiarato Schuster, intervistato dall'emittente radio teutonica Deutschlandfunk.

Il portavoce si è poi soffermato su altri due casi, che sono stati da lui definiti "un po' più complicati" e riguardanti due donne rimpatriate da Ankara che, al loro arrivo all'aeroporto, sono state interrogate e perquisite, e ora rischiano di finire in carcere.

La questione dei rimpatriati dell'ISIS

Il dibattito sulla sorte dei rimpatriati dell'ISIS continua senza sosta in Germania ed in altri paesi europei, in quanto appare molto complicato trovare delle modalità di gestione di cittadini che potrebbero rappresentare una minaccia così grande per la sicurezza una volta rientrati a casa.

Il governo tedesco ha già approvato una legge che prevede il ritiro del passaporto per quei cittadini con doppia cittadinanza che abbiano aderito a delle organizzazioni terroristiche, suscitando per altro l'indignazione di alcuni partiti di opposizione che hanno accusato l'esecutivo di mancare del coraggio necessario per portare in tribunale le persone sospettate di terrorismo.

Particolarmente delicata, poi è la questione del rimpatrio dei bambini. In questo caso gli stati hanno adottato diverse soluzioni. In Belgio ad esempio il criterio discriminante è l'età: i minori di età inferiore ai 10 anni hanno diritto di ritornare immediatamente a casa, mentre quelli di età compresa tra i 10 e i 18 anni vengono considerati caso per caso.

In Italia, nel 2017 era stata presentata una proposta di legge, poi venuta meno, sulla deradicalizzazione, che aveva lo scopo di fissare delle linee guide che avrebbero dovute essere implementate con una serie di decreti. Si prevedevano misure soft basate sul contributo di società civile, scuole e comunità islamica. L'iniziativa si è arenata a livello nazionale, mentre a livello locale ci sono comuni ed enti locali che stanno facendo qualcosa, soprattutto sul piano della prevenzione.

Di recente nel nostro paese ha fatto scalpore il caso di Alvin Berisha, il bambino portato in Siria dalla madre che voleva unirsi all'ISIS, e ritrovato solo poco tempo fa in un campo profughi siriano.

Il decreto di Erdogan sui prigionieri dell'ISIS

Lunedì scorso, il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan ha annunciato che Ankara avrebbe avviato rimpatri di massa per i sospetti foreign fighters che finora sono stati detenuti nelle carceri turche.

Il leader turco, già durante l'operazione militare "Fonte di Pace" dello scorso mese aveva minacciato i paesi europei che li avrebbe inondati di prigionieri dell'ISIS, qualora essi avessero dimostrato un criticismo troppo aperto nei confronti della politica del paese anatolico nella Siria nordorientale.

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