12:15 09 Dicembre 2019
Sebastián Piñera, presidente del Cile

Cile, Piñera cede alla nuova Costituzione in cambio dell'immediata pacificazione sociale

© AP Photo / Oded Balilty
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Nel suo discorso a reti unificate, il presidente Piñera ha chiesto l'immediata cessazione delle violenze per aprire un processo costituente che porti riforme sociali. Saranno però inasprite le pene nei confronti di chi ha agitato i disordini.

Dopo quasi quattro settimane di mobilitazione, il presidente del Cile, Sebastian Piñera, ha annunciato un accordo per la nuova Costituzione, cedendo alle richieste delle piazze. La Costituzione, ha promesso Piñera, sarà "partecipata dal popolo" nelle sue due fasi, di elaborazione e ratifica.

Non è chiaro se il processo costituente avverrà con l'istituzione di una Assemblea Costituente, con l'indizione di elezioni popolari per scegliere i membri, come richiesto da molte forze sociali e politiche, o all'interno del Congresso, con l'istituzione di specifiche commissioni parlamentari. La ratifica della nuova Costituzione avverrà per forma plebiscitaria. I cileni avranno l'ultima parola sul nuovo patto sociale sui cui si ricostruirà un "Cile più giusto e migliore".

Una promessa che non arriva senza condizioni. Piñera chiede in cambio un "accordo per la pace", ovvero le cessazioni immediate dei disordini, la condanna delle violenze e dei saccheggi da parte di tutti i settori che hanno agitato le mobilitazioni. Senza una pacificazione "totale e immediata" del Paese, non possono esistere le condizioni per l'avanzamento nel senso di una nuova Costituzione e di riforme sociali.

L'annuncio è arrivato ieri sera (stanotte in Italia), a rete unificate, a conclusione di una intensa giornata di mobilitazioni che ha visto il Paese fermarsi a causa di un gigantesco sciopero di ieri a cui hanno aderito la maggioranza dei settori. Da Arica alla Terra del Fuego un intero Paese si è bloccato per chiedere una nuova Costituzione e riforme sociali, per abbattere le forti diseguaglianze. 

Per Sebastian Piñera si è trattata di una "nuova giornata di violenza e distruzione" durante la quale "l'ordine pubblico è stato violato e la sicurezza dei cittadini non è stata rispettata". Ha annunciato quindi la possibilità di reintegro di carabinieri e agenti della PDI, la polizia investigativa, da poco andati in pensione e che "si siano distinti durante il loro servizio", al fine di rafforzare le forze armate e metterle in grado di contenere con più efficacia i disordini.

Però questo non è sufficiente, prosegue Piñera. Le gravi violazioni della sicurezza "attentano contro la democrazia e contro lo stato di diritto" ha dichiarato il presidente, annunciando che non verrà tollerata alcuna impunità "di fronte a crimini così odiosi". 

"Ho istruito il ministero dell'Interno e della sicurezza di presentare delle denunce per la legge di sicurezza dello stato contro chi ha incitato, promosso o fomentato o partecipato nella commissione dei gravi delitti". Un inasprimento delle pene non solo per chi ha compiuto materialmente i crimini di devastazione e saccheggio denunciati da Piñera, ma anche per chi ne è considerato in qualche modo partecipe. La legge di sicurezza di Stato inasprisce le pene per reati commessi durante le proteste sociali.

La situazione continua, quindi, ad essere molto tesa, nonostante le denunce delle varie istituzioni per i diritti umani, riguardo a gravi infrazioni. L'Istituto Nazionale per i Diritti Umani, una organizzazione cilena di diritto pubblico, nell'ultimo bollettino, pubblicato il 10 novembre, ha annunciato azioni giudiziarie per violazioni dei diritti umani, tra cui: 

  • 192 denunce per torture o maltrattamenti;
  • 52 denunce per abusi sessuali;
  • 197 persone che hanno perso totalmente o parzialmente la vista a causa dei piombini usati dalle forze dell'ordine;
  • 5 denunce per omicidio;
  • 6 denunce per tentato omicidio.

 

Tags:
Violazioni dei diritti umani, Diritti umani, manifestazioni, Proteste, Cile
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