17:08 07 Dicembre 2019

I robot non sostituiranno del tutto l’uomo nello spazio, lo dice un fisico russo

© AP Photo / Emilio Morenatti
Mondo
URL abbreviato
0 11
Seguici su

Le Accademie delle Scienze russa e cinese a giugno di quest’anno hanno sottoscritto una tabella di marcia volta allo sviluppo della collaborazione su un’ampia gamma di questioni rilevanti.

Il presidente dell’Accademia delle Scienze russa, Aleksandr Sergeev, durante la sua visita in Cina ha rilasciato un’intervista alla corrispondente di Sputnik, Anna Ratokoglo. In quell’occasione ha spiegato che tipo di interazione con la Cina serva alla Russia, in cosa i cinesi possono diventare leader a livello mondiale, se i voli nello spazio continueranno ad essere guidati o meno e per quale ragione clonare le scimmie.

— Lei si trova in Cina al fine di realizzare la tabella di marcia per la cooperazione con l’Accademia cinese delle Scienze. Ci spieghi, per favore, quali passi sono già stati fatti.

— Noi e l’Accademia cinese delle Scienze stiamo conducendo congiuntamente studi in varie branche fra cui lo studio delle risorse presenti sui fondali marini. Quest’anno nell’ambito di tale accorso abbiamo già condotto un esperimento congiunto. Sono in previsione alcune spedizioni in tal senso. Un’altra branca è la collaborazione posta in essere per creare dei GIS (geographic information systems), ossia sistemi che permettono di raccogliere informazioni sulla superficie terrestre e oceanica a partire da dati ottenuti per il tramite di satelliti. Tra l’altro, questi sistemi permettono di studiare anche varie calamità naturali come gli uragani. Altre branche di interesse sono la fisica dei campi luminosi a grande intensità e gli studi sulle neuroscienze.

Durante questa mia visita abbiamo tenuto un seminario russo-cinese sui laser superpotenti e abbiamo inaugurato un laboratorio congiunto dedicato allo studio dei laser a Shanghai. A marzo abbiamo tenuto un incontro sullo studio degli oceani e allo stesso modo cominceremo a lavorare sul tema delle neuroscienze. Abbiamo già cominciato a dibattere sul luogo in cui si terrà il primo incontro sul tema. Molto probabilmente si terrà in Russia l’anno prossimo.

— Come si spiega il grande interesse dimostrato verso la collaborazione con la Cina in ambito scientifico? Per quale ragione tale interesse è così forte proprio ora?

— Questi sono lungi dall’essere i soli ambiti di collaborazione. Per i nostri scienziati è importante identificare quegli ambiti in cui la scienza cinese si sta sviluppando assai rapidamente e ha già occupato posizioni di rilievo grazie agli ingenti fondi che la Cina investe nella scienza.

Per questo, la collaborazione è di estrema importanza, ma va concepita di modo che i partecipanti alle ricerche siano sullo stesso piano e che apportino ciò che noi russi siamo sempre in grado di apportare, ossia attitudine per la scienza e la creatività, idee interessanti circa l’interpretazione degli esperimenti e, in generale, una impostazione metodica.

In tal senso è importante menzionare il grande contributo che l’URSS ha dato nella creazione del settore scientifico in Cina. Insomma, collaborare con la Cina è necessario visto e considerato che i cinesi in alcuni settori sono leader a livello mondiale, che investono ingenti fondi, che a breve saranno i primi anche in altri settori, che hanno un grande potenziale scientifico e che sono ben disposti a collaborare con noi russi.

— Ma dopotutto queste collaborazioni così strette comportano anche rischi per gli scienziati: ad esempio l’appropriazione di diritti sulle scoperte o il plagio di alcune idee…

— Certo. In tal senso è necessario comportarsi di modo che entrambe le parti siano autori a pari titolo dei risultati ottenuti sia sul piano della creazione delle nuove conoscenze sia su quello della successiva commercializzazione di tali conoscenze, qualora quest’ultima avvenga. In tal senso, i russi hanno chiaramente un problema perché noi molto spesso rinunciamo alla nostra proprietà intellettuale sia essa sotto forma di partecipazione a una pubblicazione, a un importante esperimento o sotto forma di trasferimento di know how.

Noi dobbiamo chiaramente imparare molto dai cinesi: infatti, i cinesi sono in grado di trasformare in tecnologia le conoscenze che acquisiscono dalle scienze fondamentali e dall’interazione con altri scienziati. Poiché viviamo tutti in un sistema di economia di mercato, il quale si basa sempre di più su conoscenze nuovissime, imparare come attuare tale trasformazione è di fondamentale importanza. E questo lo possiamo imparare dai cinesi. Dall’altro lato, se non instauriamo alcun tipo di collaborazione, non impareremo come farlo.

— Lei ha menzionato le ricerche congiunte con la Cina sulle neuroscienze. Come mai è stato scelto proprio questo settore?

— L’interesse per le neuroscienze è corroborato dal fatto che queste uniscono studi in un’ampia gamma di scienze: in particolare, si studia a livello microscopisco, mesoscopico e macroscopico in che modo le informazioni vengono elaborate e conservate nel sistema nervoso. Vi sono alcune ragioni a sostegno dell’importanza di tali studi: innanzitutto, vi sono numerose patologie che causano disturbi dell’attività cerebrale, vi sono diverse patologie neurodegenerative come la demenza e l’Alzheimer. Per curare e soprattutto prevenire queste patologie, è necessario studiare il cervello a tutti i livelli.

La seconda ragione è che l’elaborazione delle informazioni da parte del cervello non è la stessa elaborazione di informazioni che vediamo a livello digitale in quale il cervello elabora dati non tramite un codice binario, come i nostri computer, bensì in seguito all’attuazione di processi non del tutto compresi che avvengono nei neuroni e nelle sinapsi. Ciononostante, sappiamo che il cervello elabora queste informazioni in maniera molto efficiente e che con un dispendio esiguo di energia è in grado di risolvere compiti di estrema difficoltà.

Capire come sia strutturato questo sistema è fondamentale. Se capissimo il meccanismo di funzionamento del cervello, grazie ai materiali e ai sensori più moderni riusciremmo molto probabilmente a creare sistemi artificiali in grado di risolvere compiti più rapidamente del cervello umano sulla scorta di metodologie che replicano il funzionamento neuronale. Per questo, il secondo campo di studio nelle neuroscienze è la costruzione di un’intelligenza “neuroforme”.

— La Cina ha dei vantaggi rispetto alla Russia?

— Va detto che in Cina al momento entrambe queste branche di ricerca vengono sviluppate in maniera importante. A Shanghai ha sede l’Istituto delle neuroscienze in cui hanno imparato a clonare i macachi, il che è di fondamentale importanza per ricerche di questo tipo in quanto non è molto efficace simulare i processi che avvengono nel cervello umano sul cervello di roditori o conigli. Quando parliamo di simulazioni biomediche, ricordiamo la necessità di impiegare animali clonati che siano il più possibile uguali l’uno all’altro affinché sia possibile condurre il medesimo esperimento su un gran numero di esemplari. I cinesi hanno imparato a fare questo sui primati. Inoltre, non hanno solamente imparato a clonare le scimmie, ma hanno anche creato vere e proprie simulazioni di patologie neurodegenerative e in questo sono leader mondiali.

Negli studi volti alla creazione di un’intelligenza “neuromorfa” i cinesi hanno raggiunti traguardi interessanti e per noi questo è importante.

— La tabella di marcia, come Lei ha menzionato, include anche progetti di collaborazione in ambito spaziale. In tal senso la Cina sta progredendo?

— La Cina sta chiaramente facendo passi da gigante in questo settore e anche qui gli argomenti di studio sono numerosi: studio dello spazio più lontano, della Luna, di Marte, dello spazio più vicino e della creazione di GIS. La Cina sta dimostrando di aver raggiunto importanti traguardi non solo per numero di satelliti lanciati, ma anche in nuovi campi. Ad esempio, di recente la Cina ha effettuato l’atterraggio di una sonda sulla faccia opposta della Luna. Fino a quel momento nessuno vi era mai riuscito. Si tratta di un traguardo rilevante che ha fatto entrare di diritto la Cina fra i Paesi leader nell’esplorazione della Luna.

Stiamo constatando che fino a poco tempo fra i nostri programmi spaziali non vi erano grandi similitudini: infatti, la Cina seguiva la propria strada in tal senso (si occupava sia di lanciare astronauti sia di esplorare la Luna sia il vicino spazio), ma ora si rileva una chiara tendenza all’esplorazione dei corpi celesti più vicini. Sono già stati sottoscritti accordi di intenti circa l’integrazione di questi programmi. Ritengo che noi insieme all’Accademia cinese delle Scienze contribuiremo all’attuazione di esperimenti congiunti sullo spazio.

Abbiamo di che vantarci. Di recente, i nostri vettori missilistici hanno effettuato con successo il lancio della sonda Spektr-RG equipaggiata con strumentazione scientifica russa e tedesca. La sonda è già entrata in servizio nel cosiddetto punto di Lagrange a distanza di circa 1,5 milioni di km. La sonda sta raccogliendo informazioni circa le fonti dei raggi X su tutta la sfera celeste la quale appare più dettagliata e completa di quanto riescano a vedere le sonde statunitensi, europee e cinesi. Dunque, ritengo che questo nostro traguardo stimolerà ulteriormente i colleghi cinesi ad approfondire la nostra collaborazione.

— Cosa ne pensa dell’idea di sostituire completamente l’uomo con i robot nello spazio?

— A mio avviso, non si riuscirà a farlo del tutto, ma ritengo che i robot debbano aiutare l’uomo per varie ragioni.

In primo luogo, stiamo affrontando situazioni sempre più complicate, prevediamo di effettuare missioni lontane e prolungate. In tal senso, i robot e l’intelligenza artificiale sono chiaramente opportunità imprescindibili. In secondo luogo, è in gioco il fattore umano. Il cosmonauta è una professione eroica, ciò significa che è legata a elevato rischio. Non voglio dire che il tempo degli eroi sia finito, ma che il valore di una vita umana cresce di pari passo con lo sviluppo di una società. Dunque, la società si esporrà a meno rischi nella professione di cosmonauta. E se sarà possibile inviare nello spazio un robot prima dell’uomo, sarà necessario farlo.

Dall’altro lato, noi dovremo ottenere un’interfaccia efficace per gestire l’interazione uomo-robot la quale può essere realizzata sia controllando i robot dalla Terra sia impiegando i robot in voli guidati. Ritengo che la robotizzazione interesserà lo spazio sempre di più sia per ragioni tecnologiche sia per le ragioni legate al fattore umano di cui sopra. Tuttavia, la presenza dell’uomo rimarrà imprescindibile anche se i rischi ad essa connessi saranno ridotti al minimo.

Tags:
Cina, Russia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik