17:09 07 Dicembre 2019

L’Iran scopre un altro giacimento di petrolio da oltre 50 miliardi di barili

© AP Photo / Vahid Salemi
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Domenica il Presidente iraniano Hassan Rouhani ha annunciato che un nuovo grande giacimento di petrolio dalla capacità di circa 53 miliardi di barili di greggio è stato scoperto nella provincia iraniana del Khuzestan. Ora le riserve stimate della nazione aumentano ulteriormente. Cosa accadrà con le sanzioni?

Questa scoperta porta una sostanziale aggiunta alle già ricche riserve iraniane di petrolio che si stimavano intorno ai 158 miliardi di barili.

Il ministro iraniano del petrolio Bijan Zangeneh ha offerto ulteriori informazioni lunedì riguardo al nuovo giacimento petrolifero scoperto nella provincia sud-occidentale del Khuzestan, affermando che sarebbe il secondo più grande dell'Iran dopo quello di Ahvaz, che si stima contenga circa 65 miliardi di barili di greggio.

​"Questo è uno dei più grandi giacimenti di petrolio mai scoperti nella storia dell'industria petrolifera in Iran", ha affermato con toni entusiastici il ministro Zangeneh, spiegando che 22 miliardi di barili di ricchezza petrolifera di recente scoperta si troverebbero sotto allo strato di 31 miliardi di barili già noto in precedenza per un totale appunto di 53 miliardi di barili di oro nero. Il nuovo giacimento si estenderebbe in tutto su di un territorio di circa 2.400 km quadrati tra le città di Bostan e Omidiyeh nel sud-ovest dell'Iran, vicino al confine iracheno.

"Vittoria contro la pressione degli Stati Uniti"

Secondo il ministro, scoprire il nuovo giacimento avrebbe richiesto l'uso di "tecnologie all'avanguardia" e la scoperta sarebbe stata un successo importante contro la forte pressione degli Stati Uniti contro l'industria petrolifera della Repubblica islamica.

Zangeneh ha voluto far notare che ulteriori riserve potrebbero essere ancora scoperte nell'area grazie a future esplorazioni.

Questa nuova scoperta porterà la riserva di petrolio iraniana, già una delle più grandi al mondo, a crescere di un ulteriore 25 percento, fino ad arrivare ad un totale di oltre 210 miliardi di barili. Per inteso queste sono solo le riserve con buona approsimazione accertate.

Implicazioni

Nel 2018, dopo essersi ritirati dall'accordo sul nucleare iraniano, gli Stati Uniti hanno imposto all'Iran severe sanzioni energetiche volte a portare le esportazioni di petrolio della Repubblica islamica "a zero" e hanno minacciato anche i principali clienti del Paese con sanzioni secondarie. Di conseguenza Corea del Sud, Giappone, Italia, Grecia e Taiwan si sono trovate a ridurre o fermare del tutto le loro forniture dall’Iran.

L’esperto Mamdouh Salameh, un importante economista petrolifero e professore presso la ESCP Europe Business School, afferma che è importante chiarire che la cifra di 53 miliardi di barili non implica che l'Iran sarà in grado di recuperare e vendere l’intero ammontare di barili teoricamente disponibili nel giacimento.

"La media del fattore di recupero globale è del 34% -35%, il che significa che solo 18 miliardi circa di barili verranno effettivamente estratti”, ha spiegato Salameh. Resta il fatto che l’Iran sarebbe in grado di immettere sul mercato ulteriori quantità di greggio e a prezzi vantaggiosi. Come faranno i Paesi che necessitano di continue forniture energetiche a rinunciare alla tentazione di acquistare da un fornitore così profittevole e non premere piuttosto sugli Stati Uniti per uscire dalla logica delle sanzioni?

Impatto a breve termine sul commercio mondiale di petrolio

E’ lo stesso professor Salameh a spiegare cosa dovrebbe accadere nel breve periodo in conseguenza di questa accresciuta disponibilità di risorse petrolifere dal parte dell’Iran:

“Cina, India e Turchia, che rappresentano il 66% delle esportazioni iraniane di petrolio greggio, non si sono mai fermate nemmeno per un minuto di fronte alle sanzioni, acquistando greggio iraniano e anzi in volumi crescenti. L'Unione europea, che prima rappresentava il 20% delle esportazioni di petrolio iraniano, prima delle sanzioni stava ancora acquistando greggio iraniano, sebbene a un livello ridotto. Perfino la Russia sta acquistando petrolio iraniano usando il commercio di baratto di petrolio contro merci". D’altra parte il nuovo giacimento del Khuzestan, fa notare, prima di andare a regime avrà bisogno di almeno un decennio, e questo significa in sostanza che nel breve periodo non si avranno cambiamenti sostanziali nell’andamento del mercato globale del petrolio – chi comprava nonostante le sanzioni continuerà, i prezzi non dovrebbero subire variazioni considerevoli, l’Iran si sentirà semplicemente più sicuro dei propri mezzi e saprà di poter fare affidamento su maggiori riserve.

Il nuovo oleodotto

​Lo stesso ministro Bijan Zangeneh ha annunciato, contestualmente all’annuncio del nuovo giacimento, la costruzione di un oleodotto a terra di almeno mille chilometri che dal terminal di Goreh porterà il petrolio a Jask, nella provincia di Bushehr, un porto ad est dello stretto di Hormuz. Quando questa opera sarà compiuto diverrà ancora più difficile controllare il petrolio iraniano dato che da quel porto si evita l’imbuto che rappresenta Hormuz e si può navigare direttamente in aperto Oceano Indiano.

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