02:00 18 Novembre 2019

Mosca potrebbe nuovamente partecipare alle trattative sulla questione del Kosovo - esperti

© Sputnik . Grigoriy Sysoyev
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Secondo diversi esperti russi sarebbe più che normale se Mosca prendesse parte alle trattative riguardanti la questione kosovara.

Con il cambio dei vertici dell'UE, che segue l'elezione della nuova Presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen, molto presto potrebbero riprendere, su basi del tutto nuove, le trattative tra Belgrado e Pristina per la risoluzione della questione legata all'autoproclamata Repubblica del Kosovo, che dopo l'indipendenza unilaterale avvenuta nel 2008, continua a non essere riconosciuta da diversi Paesi tra i quali anche Serbia, Russia, Cina e Israele.

Ieri il presidente serbo Aleksandar Vucic, a margine di un incontro con l’inviato speciale per i Balcani occidentali americano Matthew Palmer, ha dichiarato che il suo Paese si aspetta il proseguimento del dialogo con Pristina tra due-tre mesi, precisando che la Serbia è disposta a scendere a compromessi pur di trovare un accordo.

Intervistata da Sputnik, Elena Guskova del Centro per gli studi sulla crisi balcanica del Dipartimento di slavistica dell'Accademia russa delle scienze, ritiene che a portare all'interruzione delle trattative sarebbe stata la parte albanese:

"Le trattative (tra Belgrado e Pristina ndr) si sono interrotte per colpa degli albanesi che non sono mai voluti scendere a compromessi su nessuna questione. I serbi hanno ripetutamente affermato che non ci potrà essere alcuna trattativa, fintanto che gli albanesi del Kosovo non inizieranno a fare qualche concessione", ha spiegato la Guskova.

La docente dell'Accademia delle scienze è uno di quegli esperti assolutamente convinti che, con il cambio della governance europea, i colloqui tra le parti potrebbero ora riprendere su nuove basi.

"Ora stanno cambiando i vertici dell'UE (...) Arriverà gente nuova e le trattative potrebbero riprendere su delle nuove basi", conclude la ricercatrice.

Le condizioni di Belgrado

Per poter raggiungere un accordo, come sottolinea la docente dell'Accademia delle scienze, la Serbia richiede il rispetto di determinate condizioni.

"Belgrado ha detto molto chiaramente che innanzitutto devono essere rimosse le tariffe del 100% sulle merci esportate dalla Serbia; inoltre devono essere rispettati i diritti dei serbi in Kosovo e Mitochia, determinati da un accordo con Bruxelles del 2013. Ma gli albanesi non vogliono aprire su nulla. Né vogliono rimuovere le tariffe, né dare diritti ai serbi, né tantomeno discutere sui confini territoriali (del Kosovo ndr). Tuttavia, di recente ci sono state le elezioni ed è possibile che la nuova governance del Paese apra a Belgrado".

La partecipazione di Mosca ai colloqui

Oltre l'Unione Europea ed agli Stati Uniti, ai colloqui sul Kosovo secondo Elena Guskova potrebbe presto tornare a partecipare anche la Russia.

"Nel biennio 2006-2007, quando si sono tenuti i primi colloqui sulla questione del Kosovo e di Mitochia ai quali parteciparono, oltre all'UE, diversi altri stati tra cui la Russia, furono avanzate diverse ottime proposte, oltre ad essere raggiunto un buon livello di comprensione reciproca tra tutte le parti in causa. Pertanto, sarebbe assolutamente naturale se anche oggi Mosca prendesse parte ai colloqui", ha dichiarato l'esperta.

Per la ricercatrice del Dipartimento per gli studi sul Mediterraneo e sul Mar Nero dell'Istituto Europeo dell'Accademia delle scienze Ekaterina Entina, presto o tardi la Russia tornerà a partecipare alle trattative per la normalizzazione della questione kosovara.

"Per quanto riguarda la partecipazione di Mosca, è un qualcosa che dovrà accadere, prima o poi, in uno o nell'altro formato. D'altro canto il formato attuale prevede che (...) qualsivoglia decisione raggiunta da Belgrado e Pristina debba essere confermata dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU, pertanto senza l'accordo della Russia non sarebbe di fatto approvabile. Ciò significa che la partecipazione della Russia, in un modo o nell'altro, è prevista", ha spiegato la Entina.

La situazione in Kosovo

Nel 1999 lo scontro tra le forze separatiste dell’Esercito di liberazione del Kosovo e l’esercito e la polizia serbi avevano portato ai bombardamenti della Jugoslavia (all’epoca Serbia e Montenegro) da parte delle forze NATO.

Il 17 febbraio 2008 le istituzioni di Pristina hanno dichiarato con una decisione unilaterale la propria indipendenza dalla Serbia. L’autoproclamata Repubblica del Kosovo non è riconosciuta da Serbia, Russia, Cina, Israele, Iran, Spagna, Grecia e una serie di altri Paesi.

Nel marzo scorso al parlamento Italiano era stata presentata una petizione popolare per ridiscutere il Riconoscimento del Kosovo da parte della Repubblica italiana.

In seguito alle pressioni ricevute da Bruxelles e anche allo scopo di avvicinare il Paese all’UE e di rendere più agevole la vita ai cittadini residenti nell'area nel 2011 la Serbia è stata costretta ad avviare delle trattative per raggiungere la normalizzazione delle relazioni con i kosovari albanesi. Al processo di mediazione ha preso parte anche l’UE ma ad oggi il dialogo è stato interrotto.

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