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12:52 13 Novembre 2019

Mostri dell’Antartide: i dinosauri più strani di sempre!

© Depositphotos / Elenarts/KostPhoto/ooGleb/Pixelchaos
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Alcuni scienziati hanno stabilito che le ossa trovate una trentina di anni fa sull’isola Seymour in Antartide appartengono a un enorme plesiosauro.

Negli ultimi anni l’isola è stata oggetto di ritrovamenti di scheletri di dinosauri carnivori ed erbivori giganri. Sputnik vi spiega perché questi animali selvatici del Polo Sud aumentarono così tanto in dimensioni poco prima dell’estinzione.

Fossili dalla cima delle montagne

Durante l’estate del 1990 la spedizione guidata da William Hammer della sezione di Geologia dell’Augustana College (USA) studiò il monte Kirkpatrick, facente parte dei Monti Transantartici. È uno dei punti più secchi del pianeta in cui le temperature nemmeno d’estate salgono sopra il -20°C. Qui, a quota 4 km sul livello del mare, le cime delle montagne hanno penetrato la cappa di ghiaccio che ricopre l’Antartide da alcuni milioni di anni. Per trovare tracce di fossili animali, gli scienziati dovettero far esplodere delle rocce e raccogliere frammenti ossei.

Riuscirono a trovare i resti di 4 rettili preistorici, incluso il cranio quasi intatto di una grande dinosauro carnivoro. Allora erano noti solamente alcuni esemplari relativamente integri di queste creature che avevano vissuto sulla Gondwana, il supercontinente che riuniva buona parte della terraferma dell’emisfero meridionale e che rientrava nel supercontinente persino più grande, la Pangea.

La struttura ossea di questo rettili era simile a quella dei suoi simili presenti in altri angoli del mondo e anche ai suoi predecessori che avevano abitato la Terra ancor prima. Il plesiosauro si muoveva su due zampe e le sue zampe anteriori, come in tutti i teropodi, erano poco sviluppate e molto corte. Il suo corpo misurava circa 8 m. Aveva un cranio stretto che misurava 65 cm, l’enorme bocca era costellata di denti aguzzi. Dal naso alla sommità del cranio il plesiosauro presentava una sorta di cresta dura, che indicava il sesso maschile.

Questa creatura era chiamata Cryolophosaurus ellioti, ossia lucertola dei ghiacci con la cresta. L’animale viveva sulla terraferma circa 200 milioni di anni fa quando sull’Antartide non vi era ghiaccio.
© Foto : SCIENCE, VOL. 264, 6 MAY 1994
Cryolophosaurus ellioti

Sulle orme degli erbivori

Nel febbraio del 1989 la Spedizione britannica d’artiglieria scoprì sull’isola Vega al largo dell’isola di James Ross nella Penisola Antartica i resti dello scheletro di un dinosauro dell’ordine degli Ornitischi. Grazie alle conchiglie delle ammoniti presenti in quelle stesse rocce in grande quantità si riuscì a determinare l’età del rinvenimento: 70-80 milioni di anni.

In base ai resti ossei in possesso si riuscì a ricostruire l’intero scheletro. Apparteneva a una grande (5 metri di lunghezza) creatura erbivora su 2 gambe, simile a un iguanodonte e a un adrosauro i quali vivevano in grandi quantità dappertutto sul continente. Ad oggi non è ancora stata stabilita l’esatta appartenenza di questa creatura. Ciononostante anni dopo alcuni paleontologi statunitensi nello stesso luogo, l’isola di James Ross, trovarono un suo parente.

La nuova specie di rettile dell’ordine degli Ornitischi, ignota altrove, fu chiamata Morrosaurus antarcticus sulla scorta del luogo di rinvenimento. Quanto alla sua struttura la creatura è molto simile ai dinosauri trovati in Patagonia e in Australia. Gli scienziati hanno riunito queste creature erbivore dell’emisfero meridionale in un’unica categoria che prese avvio da un unico antenato.

Oltre ai morrosauri, in quel periodo in Antartide vivevano creature erbivore simili, il Trinisaura santamartaensis e l’Antarctopelta oliveroi, facenti parte del gruppo degli anchilosauri dotati di spine sul cranio e sulla coda.

  • Trinisaura santamartaensis
    CC BY-SA 3.0 / Levi bernardo
  • Antarctopelta
    © Depositphotos / AlienCat
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CC BY-SA 3.0 / Levi bernardo
Trinisaura santamartaensis

Alla fine del Cretacico, sul continente si registrava un clima moderatamente umido con temperature medie annue pari a 11,7°C. Questo fu stabilito grazie all’analisi dei rapporti isotopici dell’ossigeno nelle conchiglie. Sulla base delle tracce di vegetali presenti venne appurato che le costiere erano ricoperte da foreste tropicali di faggi australi. La terraferma e le acque costiere erano popolate in abbondanza da una fauna variegata.

Il guerriero antartico

Nel 2007 alcuni paleontologi statunitensi guidati da Judd Case della Eastern Washington University annunciarono il ritrovamento di ossa appartenenti a un dromeosauro carnivoro bipede, ma per via della frammentarietà del ritrovamento non riuscirono a descrivere il fossile in maniera precisa.

Solo nel settembre del 2019, quando Case e i colleghi pubblicarono sulla rivista Cretaceous Research una ricostruzione dell’unica parte più o meno integra dello scheletro (la zampa sinistra), riuscirono a stabilire che la creatura apparteneva a una nuova specie.

Rispetto ai suoi parenti dell’America settentrionale, questo rettile era molto grande, misurava 2 m in altezza. Gli scienziati stimano che si trattasse di una forma di gigantismo che ancora dev’essere spiegata. Probabilmente, la ragione in questo caso sarebbe legata alla scomparsa di carnivori più grandi, secondo gli esperti. Tuttavia, non è possibile verificare l’ipotesi in virtù della scarsità dei ritrovamenti a disposizione.

La creatura è stata chiamata Imperobator antarcticus, che significa guerriero antartico. In base al rapporto isotopico di stronzio registrato nelle conchiglie dei molluschi, gli scienziati hanno stabilito che tale creatura abbia vissuto in Antartide circa 71 milioni di anni fa.

Raffreddamento dell’oceano e scoppio del gigantismo

Nel 1989 alcuni paleontologi statunitensi scoprirono sull’isola Seymour nell’Antartide orientale le ossa di un antico rettile. Non si riuscì a determinarne immediatamente l’appartenenza. Servirono diverse spedizioni dell’Istituto antartico argentino e 800 kg di campioni per scoprire ossa della stessa creatura. Le ossa furono ascritte all’ordine dei plesiosauri, creature giganti adattatesi alla vita in mare e dotate di un collo allungato.

Poiché il cranio non è stato ritrovato, è impossibile descrivere con grande precisione le caratteristiche di questa eventuale specie.

Solo di recente gli scienziati sono riusciti a determinarne il genere, gli Aristonectes. A differenza dei suoi simili dell’emisfero settentrionale, l’esemplare antartico dal collo presenta un collo più pronunciato e un cranio più grande. L’esemplare rinvenuto è un animale adulto lungo 12 metri e pesante circa 13 tonnellate. È il più grande aristonecte ad oggi conosciuto, così sostengono gli scienziati nell’edizione ottobrina della rivista Cretaceous Research. E probabilmente si tratta anche di uno degli ultimi esemplari del Cretacico. Infatti, prima della grande estinzione mancavano circa 10 milioni di anni.

Per spiegare la diffusione del gigantismo, gli autori del paper indicano dati relativi al graduale raffreddamento dell’acqua marina alla fine del Cretacico nell’area antartica. Probabilmente per via della miscelazione e dell’agglomerazione di acque più fredde e ricche di cibo in superficie gli Aristonectes riuscirono ad adattarsi a questa nuova condizione ambientale e, di conseguenza, a dare alla luce una prole di dimensioni maggiori.

Gli elasmosauri
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Dinosauri
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