03:35 20 Novembre 2019

Escogitato in Russia un metodo di protezione dalle armi batteriologiche

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Secondo un noto scienziato russo l’immunità degli specialisti e dei soccorritori che dovessero trovarsi a lavorare in zone contaminate da armi batteriologiche potrebbe essere rafforzata artificialmente.

L'immunità degli specialisti che dovessero trovarsi a lavorare in zone contaminate da attacchi batteriologici potrebbe essere rafforzata artificialmente, ha affermato in una intervista ieri 28 ottobre, Dmitry Kazansky, il capo del laboratorio dei meccanismi di regolazione dell'immunità del Centro per i tumori russo N. N. Blokhina.

Nel corso della lunga esperienza nella della lotta contro il cancro, il team di Dmitry Kazansky è stato impegnato nella ‘riprogrammazione’ dei linfociti umani per sviluppare la risposta immunitaria del corpo. Per questo, i geni necessari sono stati introdotti nei linfociti per combattere l'oncologia. Secondo gli scienziati, questi sviluppi nel campo della creazione di ‘immunità artificiale’ potrebbero essere utilizzati in altri settori.

Rispondendo alla domanda su come utilizzare i risultati ottenuti in caso di minaccia del terrorismo biologico, lo scienziato ha risposto che i linfociti modificati potranno essere introdotti negli organismi di quegli operatori che si dovessero trovare a lavorare nelle zone contaminate dalle infezioni.

Come ha osservato Kazansky, “nel mondo moderno, dobbiamo affrontare nuovi tipi di microrganismi e resistere alla minaccia del bioterrorismo. La nostra tecnologia fa parte della strategia di difesa del Paese".

In pratica la strategia sarebbe quella di ‘caricare’ di linfociti opportunamente modificati e capaci di fornire le giuste risposte e difese all’organismo, tutti quegli operatori che dovessero essere inviati in zone contaminate da attacchi batteriologici per prestare soccorsi, prendersi cura dei civili, oppure combattere se necessario.

Va osservato che anche i ricercatori occidentali sono seriamente preoccupati per il possibile sviluppo delle armi biologiche, non solo da parte dei terroristi. E’ noto il caso dell’ex capo del Ministero della Sicurezza della Georigia, Igor Giorgadze, secondo il quale gli Stati Uniti avrebbero condotto esperimenti biologici su persone nel laboratorio di Lugar vicino Tbilisi.

Nel 2015 lo stesso ministero degli Esteri russo aveva preso molto sul serio tale possibilità sostenendo che il cosiddetto "Centro di Ricerca di Medicina Richard Lugar", situato alla periferia di Tbilisi, ospitasse con ogni probabilità proprio un'unità di ricerche medico-militari delle forze armate degli Stati Uniti. Il Pentagono naturalmente smentì ma la difesa russa da allora non ha mai smesso di preoccuparsi di una simile possibilità e di studiare come cautelarsi.

Nel 2018, in una riunione delle Nazioni Unite sul disarmo, i rappresentanti russi hanno presentato una proposta per rafforzare le misure per monitorare il rispetto della Convenzione sul divieto delle armi biologiche e tossiche, esortando tutti ad abbandonare quella che definirono la ‘militarizzazione dell'assistenza sanitaria’.

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