00:24 16 Novembre 2019
Migranti e rifugiati aiutati dai membri dell'ONG spagnola Proactiva Oper Arms nel mar Mediterraneo nei pressi di Libia (foto d'archivio)

Libia, nuovo decreto contro le navi delle Ong: restrizioni ai salvataggi

© AP Photo / Emilio Morenatti
Mondo
URL abbreviato
2230
Seguici su

Le navi delle ong dovranno essere autorizzate e sottoposte al controllo della Guardia Costiera libica, che potrà salire a bordo delle imbarcazioni. In caso di violazione delle disposizioni, le navi potranno essere sequestrate e portate in Libia.

Il Consiglio presidenziale del governo di accordo nazionale libico ha emesso un decreto relativo al "trattamento speciale delle organizzazioni internazionali e non governative nella zona libica di ricerca e salvataggio marittimo" dei migranti. Il decreto non è mai stato comunicato ai destinatari, cioè le ong che vedranno limitata la propria attività nella zona SAR in seguito alle nuove disposizioni, ma sarebbe già in vigore dal 14 settembre, in base all'articolo 9 che stabilisce che "il presente decreto entra in vigore dalla sua data di emissione".

Le disposizioni dell'atto si applicano "a tutte le organizzazioni governative e non governative impegnate nella ricerca e salvataggio marittimo”.

Le organizzazioni non governative “interessate a collaborare nella ricerca e salvataggio marittimo devono presentare una preventiva domanda di autorizzazione alle autorità libiche a cui sono obbligate a fornire periodicamente tutte le informazioni necessarie, anche tecniche relative al loro intervento", si legge negli articoli 5 e 6 dell'atto. Inoltre dovranno “lavorare sotto il principio di collaborazione e supporto" delle autorità libiche senza bloccarne "le operazioni di ricerca e salvataggio marittimo esercitato dalle autorità autorizzate dentro l’area e lasciare la precedenza d’intervento”. 

Il ruolo delle ong dovrà limitarsi "all’esecuzione delle istruzioni del centro e si impegnano a informarlo preventivamente su qualsiasi iniziativa anche se è considerata necessaria e urgente". Le navi saranno sottoposte al controllo della guardia costiera libica. La disciplina prevede che "il personale del dispositivo è autorizzato a salire a bordo delle unità marittime ad ogni richiesta e per tutto il tempo valutato necessario, per motivi legali e di sicurezza, senza compromettere l’attività umana e professionale di competenza del paese di cui la nave porta la bandiera”.

"In caso di violazione del presente accordo - recita l'articolo 18 - sarà ritirata l'autorizzazione di cooperazione rilasciata all'organizzazione che opera nell'area, verrà cancellato il nome dell'organizzazione e non sarà concessa un'altra autorizzazione in caso di ripetizione delle violazioni degli obblighi del presente accordo". Inoltre l'imbarcazione potrà essere sequestrata e portata in Libia. 

Secondo Filippo Miraglia, responsabile immigrazione di Arci, si tratterebbe di un atto unilaterale e non avente forza di legge, in quanto emesso non da uno stato sovrano, ma da una delle due parti coinvolte nel conflitto civile in Libia. 

“Il "codice Minniti libico" per le Ong è, come quello dell’ex Ministro italiano, un atto che punta ad ostacolare e criminalizzare i salvataggi in mare - commenta - Per di più è illegittimo, essendo stato emanato non da uno stato sovrano, ma da una delle parti in causa nella guerra civile in atto. Le ragioni che dovrebbero spingere verso la chiusura degli accordi con la Libia sono tali ed evidenti che chi si rifiuterà di farlo si renderà complice di questi criminali. Il "codice Minniti libico" conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, le ragioni che ci spingono a chiedere la cancellazione degli accordi con la Libia e l’azzeramento del Memorandun. Per cambiare pagina si ponga fine a questa follia e si metta subito in campo un piano straordinario di evacuazione delle persone detenute.”

Tags:
ONG, Libia, Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik