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13:06 13 Novembre 2019
Bambini nella città siriana di Douma

L’attacco chimico a Douma? Oramai sta venendo fuori tutta la verità

© AFP 2019 / Amer Almohibany
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Se le immagini girate dagli White Helmets avevano fatto il giro del mondo, nostri famosi influencer avevano ostentato tutto il loro orrore, e se USA, GB e Francia avevano bombardato per punire il regime siriano, ora invece il castello di carta costruito per incastrare Assad inizia irrimediabilmente a vacillare.

Il 23 ottobre, la Courage Foundation (un Trust legale internazionale a difesa dell’informazione) ha pubblicato i risultati della sua indagine sull’insabbiamento operato dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) di prove vitali nelle indagini sul presunto attacco chimico del 7 aprile 2018 a Douma, in Siria.

Il gruppo di esperti della Fondazione ha incontrato un membro della missione di accertamento dei fatti di Duma dell'OPCW, che ha fornito una "esaudiente presentazione, comprensiva di e-mail interne, scambi di testi e soppressa bozze di rapporti". Nella relativa relazione, il team si è dichiarato unanime nell'esprimere allarme "sulle pratiche inaccettabili nelle indagini sul presunto attacco chimico a Duma", e ha concluso che ciascuno dei pilastri probatori chiave dell'indagine (analisi chimiche, tossicologia, balistica e testimonianze) erano imperfetti ed avevano scarsa relazione con i fatti".

“Ci siamo convinti che le informazioni chiave sulle analisi chimiche, le consultazioni tossicologiche, gli studi balistici e le testimonianze, siano state alterate, apparentemente al fine di favorire una conclusione preordinata. Abbiamo appreso di inquietanti sforzi per escludere alcuni ispettori dall'indagine i cui tentativi di sollevare legittimi dubbi contrastavano con l’impostazione generale. Sono state rilevate pratiche irregolari in alcuni casi volte persino a limitare la libertà di espressione di osservazioni e valutazioni in contrasto - un diritto esplicitamente conferito agli ispettori nella Convenzione sulle armi chimiche che sulla carta dovrebbe garantire proprio l'indipendenza e l'autorevolezza dei rapporti di ispezione", si trova scritto nella dichiarazione ufficiale della fondazione.

Questa notizia sarebbe dovuta essere una bomba mediatica visto che il caso Douma per poco non scatenò una guerra mondiale con USA, Francia e Gran Bretagna che bombardarono la Siria per ‘punire’ Assad e si esposero oltremodo affermando di essere sicuri al 100% di chi fossero le responsabilità. In molti si giocarono l’immagine su quel caso e ora una smentita dell’intera narrazione sarebbe una occasione mediatica memorabile. Invece, pur la notizia lentamente stia trapelando, persino sui giornali mainstream che maggiormente si erano esposti allora, non appare certo sulle prime pagine come apparve invece in quei giorni in cui tutto il circuito mediatico sembrava voler spingere per un intervento armato contro Assad. Cosa che appunto avvenne.

A corroborare i fortissimi dubbi della Courage Foundation si è aggiunto proprio ieri l’intervento del giornalista Jonathan Steele che, intervistato dalla BBC sull’eliminazione (anch’essa presunta) del leader del Daesh Abu Bakr al-Baghdadi, ad un certo punto ha voluto introdurre un fuori programma proprio su Douma. Secondo Steele uno degli investigatori inviati nell’aprile del 2018 per verificare le accuse dei ribelli secondo cui gli aerei siriani avrebbero sganciato due bombole di gas al cloro uccidendo 43 persone, avrebbe confidato di aver scoperto che sarebbe stata in realtà tutta una montatura. Secondo questo ispettore non ci sarebbe stato alcun attacco chimico perchè alcun residuato chimico sarebbe stato trovato nella zona indicata dove secondo i ribelli sarebbe avvenuto l’attacco. Quando poi Steele suggerisce che tutto questo non sarebbe stato altro che propaganda, l’intervistatore della BBC, media che non poco si era giocato sostenendo la tesi opposta, non ha potuto fare a meno di domandare da chi questa propaganda sarebbe stata guidata.

​“Guidata da parte dei ribelli per ottenere un in intervento americano, cosa che infatti è accaduta. Aerei americani, britannici e francesi bombardarono Damasco pochi giorni dopo questi rapporti. E questo è il secondo informatore a farsi avanti. Qualche mese fa c'era stato un altro rapporto trapelato dalla persona che aveva esaminato la balistica e aveva dimostrato che quei cilindri che secondo i ribelli dovevano contenere la sostanza chimica ed essere stati sganciati dagli aerei in realtà erano stati posizionati da terra”, ha spiegato Steele.

Non sappiamo quanto questo intervento di Steele sia significativo, dopututto si tratta di un solo minuto all’interno di un programma di un’intera ora ascoltato per altro da un numero non ben quantificabile di ascoltatori. Resta tuttavia il fatto che la voce degli investigatori OPCW messi a tacere sta iniziando a farsi sentire ed un numero crescente di giornalisti, anche mainstream, sta iniziando seriamente a riconsiderare la narrazione sull’intera vicenda siriana mentre al contrario, fino a solo poco tempo fa, i video degli White Helmets vincevano il premo Oscar per il miglior documentario, l’OPCW il premio Nobel per la Pace e i nostri ‘influencer’ postavano i propri selfie con la mano di fronte alla bocca per sensibilizzare l’opinione pubblica contro i bambini gasati dal ‘turpe’ Assad.

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