02:21 20 Novembre 2019
I caccia dell'aviazione israeliana Dassault Mirage III, 1967

Ex capo del Mossad: pace per altri 25 anni tra Israele e Giordania

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Nel 25° anniversario dello storico trattato di pace, l'ex capo del Mossad, Efraim Halevy, dichiara che l'accordo tra i due paesi non è a rischio, nonostante alcune tensioni relative a territori dedicati all'agricoltura che dovranno essere restituiti alla Giordania i primi di novembre.

Era iniziato tutto con una stretta di mano, cooperazione e molta buona fede. Nonostante qualche "screzio" sulla Guerra dei sei giorni del 1967, che è costata la West Bank, il trattato di pace tra Israele e Giordania ha perfettamente senso. Prima di tutto per gli interessi che i due stati hanno in comune. 

Una lunga storia di cooperazione

Negli anni '20, prima della creazione dello stato di Israele, il re Abdallah I di Giordania aveva cooperato con i leader ebraici contro la minaccia comune proveniente da Haj Amin El Husseini, il grande mufti di Gerusalemme che allora guidava un movimento nazionalista in Palestina, che non era ben visto dai giordani.

Dopo la costituzione di Israele nel 1948, i due paesi si allearono per porre freno alla diffusione del nazionalismo palestinese prima e contro la minaccia dell'Egitto Gamal Abdel Nasser, poi. Il leader batista  simboleggiava tutto ciò che la Giordania temeva: idee anti-occidentali e anti-monarchiche.

Negli anni '70, i due paesi unirono le loro forze nella lotta contro i palestinesi di Settembre Nero, che dal territorio giordano conducevano attacchi alle città israeliane.

Adesso, nonostante una lunga storia di collaborazione, a 25 anni dalla pace, l'accordo tra Israele e Giordania inizia a increparsi.

La comparsa delle prime crepe

I rapporti si sono incrinati un anno fa, quando il re Abdallah II, sotto la pressione di tumulti, aveva annunciato la fine della locazione di due appezzamenti di terreno, Naharaim e Tzofar, coltivati negli ultimi 25 anni ​​da agricoltori israeliani. Nonostante le notizie di un'inversione di marcia nella decisione di Abdallah, i negoziati hanno portato a una situazione di stallo. Senza alcuna svolta in vista, l'area è destinata a essere restituita alla Giordania il 10 novembre.

Efraim Halevy, ex direttore del Mossad in Israele, che ha svolto un ruolo chiave nei negoziati dello storico trattato di pace, afferma che se i colloqui hanno raggiunto un punto morto è in parte causa della politica estera israeliana paralizzata da due turni di elezioni in un anno.

Sebbene ritenga che l'accordo di pace concluso il 26 ottobre 1994 non sia a rischio, rileva un cambiamento nell'atteggiamento giordano nei confronti di Israele.

"Le cose sono cambiate. La regione ha vissuto molte guerre e un afflusso di rifugiati, che si sono riversati in Giordania da Iraq e Siria, mettendo a dura prova l'economia giordana già in difficoltà", ha detto.

Ma ci sono anche altri motivi. Nonostante Abdallah abbia continuato la linea di suo padre, il re Hussein, firmatario dell'accordo con il defunto primo ministro Itzhak Rabin, è da tempo venuto meno il feeling che esisteva tra i due leader.

Così come da tempo è sparita anche la speranza della Giordania della stabilizzazione della regione. Con l'esplosione della Seconda Intifada, la rivolta popolare dei palestinesi in Israele dei primi anni del 2000, i giordani iniziavano a temere che le tensioni avrebbero causato un flusso di rifugiati palestinesi e che ciò avrebbe scosso l'economia della Giordania. Le conseguenze dell'invasione USA dell'Iraq del 2003 non avevano contribuito alla stabilità della regione: con la scomparsa di Saddam Hussein e il vuoto riempito da varie milizie e gruppi terroristici, la Giordania doveva prepararsi a contrastare i conflitti esplosi vicino al suo confine.

Inoltre, l'esplosione della primavera araba nel 2011, con il conseguente rovesciamento di regimi, aveva indotto la leadership giordana a essere più attenta all'opinione pubblica. Dato che il 70% dei dieci milioni di abitanti della Giordania è di origine palestinese e nutre poca simpatia nei confronti di Israele, un trattato di pace con un paese considerato occupante di terre palestinesi non ha mai suscitato gli entusiasmi popolari. 

Trattato di pace con Israele un interesse nazionale

Tuttavia, Halevy rimane ottimista, dicendo che la Giordania è riuscita a contenere efficacemente l'opinione pubblica.

"È un interesse strategico, militare e nazionale della Giordania mantenere intatto il trattato con Israele. Quando il presidente Mubarak è stato rovesciato in Egitto e folle rabbiose hanno preso d'assalto l'ambasciata israeliana al Cairo, molti temevano che il trattato di pace (israeliano) con l'Egitto sarebbe finito. Ma non è successo nulla, semplicemente perché prevalgono gli interessi nazionali dell'Egitto. Credo che sarà lo stesso con la Giordania", ha detto.

Tuttavia, l'ex capo del Mossad ritiene che Israele dovrà fare delle concessioni per mantenere buoni rapporti con il Regno hascemita, principalmente perché una posizione di potere militare ed economico conferisce allo stato ebraico maggiori capacità di manovra. "Israele è più forte della Giordania e, come tale, dovrà apportare le modifiche e le concessioni necessarie per far funzionare le cose", ha detto.

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accordi, Abdullah II di Giordania, Cisgiordania, Giordania, Israele
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