17:12 22 Novembre 2019
Esplorazione della nave affondata Velox

Rompighiaccio, sommergibili: cos’altro giace sul fondo del Mar Baltico?

© Foto : Timur Achmedzianow
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Il Mar Baltico è ricco non solo di depositi sottomarini di ambra, ma anche di altri tesori. Gli esploratori di relitti di Kaliningrad lo sanno meglio di chiunque altro.

Timur Akhmedzyanov, membro della squadra della Red Ship König ed esploratore di relitti, in un’intervista rilasciata a Sputnik ha spiegato che un gran numero di relitti giacciono sul fondo del Mar Baltico sin dalle due Guerre mondiali.

“La maggior parte delle scoperte sono avvenute nelle zone del Promontorio della Vistola. Si tratta prevalentemente di navi distrutte durante l’attacco a Königsberg e Pillau (quest’ultima si chiama Baltiysk dal 1946). Fra i relitti più visitati dagli appassionati vi sono 4 navi da guerra, due delle quali tedesche. Tuttavia, il relitto probabilmente più noto è la Drache, una nave da guerra tedesca. È quasi intatta, ha ancora le ancore, i cannoni si sono preservati”, ha affermato Akhmedzyanov.

Sommergibili, rompighiaccio e obiettivi militari

Stando ad Akhmedzyanov vi sono molti altri relitti che giacciono sul fondo del Mar Baltico e non tutti sono stati ancora studiati:

“Ad esempio, vi è un sommergibile che siamo riusciti a raggiungere solo una volta. Il relitto si trova a una profondità tecnica di 65 metri: per raggiungerlo serve essere allenati e disporre di apposito equipaggiamento da immersione. Non lontano dalla costa vi è una rompighiaccio che giace sul fondale sabbioso dal lato della chiglia. È una grande nave, molto bella, che purtroppo si sta deteriorando velocemente”, ha affermato l’esperto.

Gli esploratori di relitti si imbattono anche in imbarcazioni affondate volontariamente durante gli addestramenti navali: si tratta di navi smantellate usate dall’esercito per fare pratica di tiro.

“Nella zona del Promontorio della Vistola, si può ammirare un meraviglioso vascello molto simile a un peschereccio. Non conserva più tutti i verricelli né le ancore originarie. Si nota che la nave era stata intenzionalmente preparata perché affondasse”, ha affermato Akhmedzyanov.

Trovare un relitto è piuttosto difficile, è davvero un colpo di fortuna. Mentre l’anno scorso gli esploratori di Kaliningrad non sono riusciti a trovarne nemmeno uno, quest’anno ne hanno scoperti ben quattro.

“Tra i tre nuovi relitti scoperti quest’estate vi erano una chiatta piuttosto recente e, con grande sorpresa, un vascello tutto in legno costruito probabilmente prima del 1900. Non aveva parti in metallo. Non recava iscrizioni sui fianchi. Se riuscissimo a identificarlo, sarebbe un grande successo”, ha affermato l’esperto.
Esplorazione della nave affondata Velox
© Foto : Timur Achmedzianow
Esplorazione della nave affondata Velox

Trovare informazioni sulle navi

Gli esploratori cercano anche informazioni sul passato dei relitti. Infatti, disponendo di maggiori informazioni circa una nave affondata, è possibile esplorare l’ambiente sottomarino con una percezione migliore di cosa c’è stato in passato.

“Ad esempio, quando qualche anno fa scoprimmo una struttura di appoggio della chiglia, parte di una imbarcazione in legno molto danneggiata, ci mettemmo in contatto con gli archivi tedeschi. Riuscimmo a trovare il nome del cantiere navale. Da lì scoprimmo che si trattava della nave mercantile Velox, costruita nel 1883 e distrutta da una mina nel 1913. Inoltre, riuscimmo a trovare anche sue immagini. Ma si tratta di un caso più unico che raro!”.

Akhmedzyanov ha inoltre sottolineato che non è facile trovare diversi tipi di “segnali identificativi” su una nave. “Il mare è in continuo cambiamento: talvolta copre il relitto con la sabbia e poi lo rivela quando meno te lo aspetti. Le onde trasportano i resti del relitto: si tratta di piccoli pezzi che vengono spesso confusi. Inoltre, la visibilità nel Mar Baltico non è sempre la migliore per le immersioni”.

I pescatori aiutano gli esploratori, i militari no

Stando ad Akhmedzyanov i ritrovamenti di cui abbiamo parlato più sopra sarebbero solo una piccola parte di ciò che può offrire il Mar Baltico. Ma per scoprire su base continuativa nuovi relitti c’è bisogno di “informatori” e non solo di risorse ed equipaggiamento.

“In Polonia sono stati scoperti 100 volte più relitti. Dopotutto, Pillau era una città militare, le rotte marittime passavano di qui. Ciò significa che qui intorno dovrebbero esserci molti relitti, ma non tutti sono ancora stati scoperti. I militari non forniscono queste informazioni. Solamente i pescatori, se riescono a vedere qualcosa, condividono le informazioni con noi”, ha spiegato l’esploratore.

Poi, gli esploratori di relitti di Kaliningrad trasferiscono le informazioni raccolte nel Mar Baltico al Museum of the World Ocean. Spesso, grazie a questa collaborazione è possibile aggiungere alcuni pezzi al museo:

“Da uno dei vascelli oggetto di precedente scoperta la nostra squadra ha preso una cornice in legno e l’ha consegnata al museo dove è stato messo in protezione per evitarne la possibile distruzione. Altrimenti, marcirebbe e diventerebbe polvere. Il museo lo esaminerà e potrà determinare l’età del vascello. Poi l’oggetto sarà esposto insieme al resto della collezione”, ha affermato Akhmedzyanov.
Timur Akhmedzyanov
© Foto : Timur Achmedzianow
Timur Akhmedzyanov
Niente scheletri o tesori al momento

Anche se la prima cosa a cui si pensa quando si parla di esplorare navi affondate nel Mar Baltico sono probabilmente i tesori, al momento gli esploratori non ne hanno ancora trovati.

“Non abbiamo ancora trovato scrigni pieni d’oro. Non dimentichiamoci che tutto cambia in profondità: a causa della pressione dell’acqua, è difficile trovare artefatti intatti”, ha spiegato Akhemdzyanov.

L’esperto ha aggiunto che gli esploratori locali non hanno nemmeno trovato scheletri o resti di ossa: “Abbiamo trovato scarpe coi lacci. Molto probabilmente, se una persona si trovava davvero lì, sarà stata mangiata dai pesci oppure sarà successo qualcosa d’altro. Ad ogni modo, cerchiamo di non toccare questi oggetti. Primo, perché non è bello. E, secondo, non avrebbe senso”. Stando all’esperto, i proprietari di imbarcazioni le quali hanno perso motori o ancore chiedono spesso aiuto agli esploratori perché li cerchino sul fondo.

Serve la massima attenzione

Akhmedzyanov non nega che l’esplorazione di relitti sia un’attività rischiosa. Innanzitutto, l’acqua del Mar baltico è piuttosto fredda, in media sui 15° (nella stagione fredda la temperatura cala fino ai 2°). In secondo luogo, il mare è imprevedibile: durante l’immersione e sul fondale tutto può sembrare tranquillo mentre in superficie ci può essere una tempesta in arrivo. In terzo luogo, le vecchie strutture possono cedere sott’acqua in ogni momento. Stando all’esperto, le tempeste cambiano completamente l’aspetto di un relitto.

Timur Akhmedzyanov
© Foto : Timur Achmedzianow
Timur Akhmedzyanov
“Bisogna prestare la massima attenzione e seguire determinate regole. Non si può entrare nella barca: potresti entrare e non uscirne più. Devi avere il minor numero di accessori possibile: alcuni portano una telecamera. È necessario immergersi con una muta”.

Stando all’esperto, per curare la malattia da decompressione gli esploratori possono ricorrere a camere iperbariche di cui dispone ad esempio l’esercito sito a Kaliningrad.

“Per fortuna non abbiamo ancora avuto bisogno del loro aiuto e cerchiamo di non spingerci troppo in là. Primo perché è pericoloso; secondo, perché bisogna avere un equipaggiamento apposito e, terzo, perché c’è già molto da vedere alla profondità fino a 40 metri. Ad ogni modo, questo è il motivo per cui i relitti più profondi non sono stati del tutto studiati: giacciono a 60, 70, 80 metri di profondità. Devi prepararti molto bene per immergerti a quelle profondità”, ha concluso Akhmedzyanov.

di Anna Sanina

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