11:43 21 Novembre 2019
Esa Mars Express fotografa un antico fiume estinto su Marte

Ma quanto tempo ci vorrà per trovare prove di vita su altri pianeti?

CC BY 3.0 / ESA/DLR/FU Berlin
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Se lo sono chiesti gli scienziati che questa settimana presenziano all’International Astronautical Congress a Washington. Dieci, venti anni anni? Di più?

Martedì scorso, 22 ottobre, i presentatori del 70.mo Congresso Astronautico Internazionale di Washington (IAC - International Astronautical Congress) si sono intrattenuti in una conversazione pubblica, nel contesto della manifestazione scientifica, che ha fatto molto discutere ed ha attirato l’attenzione dei media specializzati.

La domanda che si sono posti, inevitabile visto il contesto di interessi specifici del Congresso, è stata la seguente: “Quanto tempo ci vorrà ancora prima che l’umanità potrà avere la prova definitiva della vita extraterrestre?”.

La coordinatrice Claire Webb, dottoranda in Storia delle scienze presso il Massachusetts Institute of Technology, ha voluto cooptare, in maniera anche forse troppo ottimistica e provocatoria, la risposta che diede a suo tempo il famoso Frank Drake, quello stesso della ‘equazione di Drake’ che concettualizza proprio i fattori in gioco nel trovare la vita intelligente su altri pianeti.

“Drake ha detto 2024. Penso sia un’autorità abbastanza buona. Quindi vado con il 2024”, ha detto la Webb.

Questa però è rimasta la stima più ottimistica nell’intero spettro delle risposte raccolte.

"Vorrei poter dire domani, ma sarebbe semplicemente troppo ottimistico", ha dichiarato Mike Garrett, direttore del Jodrell Bank Observatory del Regno Unito, "penso però che ci siano buone possibilità di scoprire una qualche forma di vita almeno su Marte entro i prossimi 5-10-15 anni. Penso che sarebbe già un buon obiettivo e che raggiungerlo ci permetterebbe di intraprendere la strada giusta per le tappe successive”.

Alcune risposte sono state un po’ alla cieca. Andrew Siemion, direttore del SETI Research Center di Berkeley, ha suggerito il 22 ottobre 2036 – cioè lo stesso giorno della discussione ma tra 17 anni. Lucianne Walkowicz, un'astronoma dell'Adler Planetarium di Chicago, ha scommesso 15 anni.

Altri hanno invece provato ad offrire una spiegazione più dettagliata. Sara Seager, un'astronoma del Massachusetts Institute of Technology focalizzata sulla ricerca di esopianeti, ha espresso la sua risposta nel contesto dello stato dei progetti scientifici in corso che potrebbero essere responsabili della scoperta. Tali progetti includono una serie di nuovi grandi telescopi spaziali, nessuno dei quali però sarà molto presto in funzione.

"Supponendo che vengano effettivamente finanziati e realizzati, ci vorrà comunque ancora un po'", ha detto la Seager "quindi ipotizzo 20 anni."

"Mi piace pensare che ciò possa accadere nel corso della mia vita", ha affermato invece Bill Diamond, presidente e CEO del SETI Institute. Come Diamond anche Pete Worden, moderatore del panel e direttore esecutivo di Breakthrough Initiatives, che proprio il 22 ottobre compiva 70 anni, ha voluto legare la speranza del lieto evento alla propria sequenza temporale personale dicendo:

"Mi piace l'idea di poter assistere alla notizia e mi piace l’idea del mio compleanno. Magari ad uno dei prossimi giubilei”.
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