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04:02 12 Novembre 2019
Paesaggio dell'Antartide

Il buco nell’ozono si è ridotto, ma non è una buona notizia

© Fotolia / Steve Allen
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Si riduce il buco nell'ozono, ma non è una buona notizia. La Nasa ha rilevato che la riduzione del buco è dovuta all'innalzamento delle temperature sopra l'Antartide.

Dovrebbe sollevarci la notizia secondo cui il buco nell’ozono si è ridotto di 6 milioni di km quadrati, rispetto alla prima rilevazione del 1982, quando il buco era di 14 milioni di chilometri quadrati.

Purtroppo non è così, il buco nell’ozono si è ristretto a causa del riscaldamento climatico, ovvero, a grazie al rallentamento del processo chimico che consuma l’ozono.

Gli scienziati hanno infatti rilevato che nella stratosfera sopra l’Antartide, il caldo eccessivo ha limitato la perdita di ozono nei mesi di settembre e ottobre. Più nel dettaglio, le alte temperatura disinnescano la reazione chimica che avviene tra ozono, cloro e bromo. Queste ultime sono le sostanze che distruggono lo strato protettivo di ozono che ci protegge contro i raggi cosmici e del Sole.

Non è la prima volta che accade

Questa è la terza volta negli ultimi 40 anni che le condizioni climatiche causano una condizione del genere, spiega Susan Strahan della Universities Space Research Association e impiegata alla Nasa.

Anche nel 1988 e nel 2002 si erano verificati eventi del genere, con un buco "atipicamente" più piccolo.

"È un evento raro che stiamo ancora cercando di capire", ha detto la ricercatrice. "Se il riscaldamento non fosse avvenuto, probabilmente ci troveremmo di fronte ad un buco di ozono molto più tipico", ha aggiunto la Strahan.

Ad ogni modo, non c'è una connessione identificata tra il verificarsi di questi modelli atmosferici unici e i cambiamenti climatici.

Le misurazioni effettuate dalla Nasa e dal Noaa

Le misurazioni sono state condotte dalla Nasa e dall’Ente americano per le ricerche sull’atmosfera e oceani (Nooa). Secondo i dati raccolti, il buco nell’ozono sopra l’Antartide è sceso a 10 milioni di chilometri quadrati.

Lo chief scientist Paul Newman del NASA Goddard Space Flight Center, accoglie come una “grande notizia” la riduzione del buco nell’ozono nell’emisfero sud, ma rileva appunto che ciò è dovuto all’innalzamento delle temperature nella stratosfera. Quindi “non è un segno che l’ozono atmosferico si è improvvisamente messo su una corsia di recupero”.

Quando e come si forma il buco nell’ozono

L’ozono è una molecola molto reattiva che si trova a circa 11 – 40 chilometri dalla superficie terrestre. Il compito dell’ozono è di farci da scudo contro le radiazioni ultraviolette, esso è una sorta di crema protettiva che ci evita il cancro alla pelle e problemi di cataratta, ed evita che i raggi UV possano sopprimere il nostro sistema immunitario e danneggiare le piante.

Il buco nell’ozono antartico, si forma nel tardo inverno quando i raggi solari avviano la reazione chimica che ne riduce lo spessore.

La reazione chimica che ne riduce la presenza avviene sulla superficie delle particelle di nube che si formano negli strati stratosferici freddi, portando quindi a reazioni fuggitive che distruggono la preziosa molecola.

Con l’aumento delle temperature si formano meno nuvole polari stratosferiche e di conseguenza rallenta il processo di distruzione.

 

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