13:35 21 Novembre 2019
La prima centrale elettronucleare su acqua Akademik Lomonosov

Forbes: la centrale nucleare galleggiante russa è arrivata a destinazione. Perché è importante?

© Sputnik . Pavel Lvov
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La prima centrale nucleare galleggiante al mondo è arrivata a destinazione nella penisola all’estremo nord-est della Federazione russa tra polemiche e proteste degli ambientalisti occidentali. Ma il noto ingegnere chimico Robert Rapier su Forbes ha voluto spiegare l’importanza di questo evento e le potenzialità di questo tipo di tecnologia.

Il mese scorso l'Akademik Lomonosov, centrale nucleare galleggiante unica al mondo, costruita dalla società di energia nucleare statale russa, Rosatom, è arrivata a destinazione nel porto di Pevek, città portuale nella remota penisola di Chukotka nell'Artico russo. Lì, si prevede che l'impianto fornirà energia a circa 100.000 case.

Il successo di questo progetto potrebbe segnare un netto cambiamento nel modo in cui l'energia nucleare viene dispiegata in aree in cui l'energia rinnovabile non può essere implementata - e potrebbe annunciare nuovi progressi nella lotta ai cambiamenti climatici. Tuttavia, nonostante questa promessa del noto ingegnere specializzato nel settore energetico, il Lomonosov è stato preso di mira da gruppi anti-nucleari. Greenpeace l'ha soprannominato "Chernobyl on ice" e ha organizzato acrobazie pubblicitarie per diffondere questo messaggio.

Anche se il pregiudizio di Greenpeace è ben noto, le loro critiche dovrebbero essere affrontate. La sicurezza dovrebbe venire prima di tutto e gli ambientalisti hanno ragione a porre domande. Ma come affermato da Dale Klein, ex capo della Commissione di regolamentazione nucleare degli Stati Uniti, discutendo sulla questione Lomonosov: "È solo una tattica spaventosa. Serve solo a spaventare le persone e farle pensare che un incidente di quel tipo sia realistico, ma non ci sono basi scientifiche.

Rifiutare una fonte di energia a basse emissioni di carbonio semplicemente sulla base della storia di incidenti del passato è particolarmente pericoloso poiché il mondo sta perdendo terreno nella lotta per frenare le emissioni di anidride carbonica. Secondo le stime dell'OMS dell'ONU, tutti i disastri nucleari fino ad oggi, tra cui Three Mile Island, Chernobyl e Fukushima, hanno causato meno di 5.000 morti. Ciò è tragico, certo, ma in confronto la combustione di combustibili fossili, in particolare carbone e lignite, provoca ogni anno milioni di morti premature stimate, questo il punto di partenza delle considerazioni di Rapier.

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L'opposizione alla crescita dell'energia nucleare, specie nei casi come quelli del Lomonosov, non può prescindere da una seria valutazione sul ruolo che l’atomo può svolgere per evitare il disastro climatico. Se si vogliono ridurre le emissioni di CO2 e continuare ad avere energia per lo sviluppo umano, come non tenere in seria considerazione la potenza dell’atomo si chiede l’esperto di Forbes. Sopratutto in casi come quelli dell’estremo nord siberiano, dove le emissioni di CO2 sarebbero particolarmente dannose per il particolare ecosistema e dove la produzione di energia tradizionale implicherebbe tutta una serie di infrastrutture ancora tutte da costruire, quale migliore soluzione se non quella di portare una centrale nucleare già pronta e collegarla direttamente alle utenze?

D’altra parte, continua nella sua analisi l’esperto, non esiste la soluzione ‘il prazo gratuito’ – nel senso che nessuna soluzione è priva di compromessi o rischi zero. Il gas naturale per esempio produce meno emissioni di CO2 per unità di energia ma si possono verificare perdite di metano; la produzione di pannelli solari richiede una serie di sostanze chimiche altamente tossiche con impatti ambientali anch’essi negativi; le turbine eoliche, che tra l’altro non ovunque sono convenientemente installabili, portano anch’esse a forme di inquinamento ambientale e paesaggistico tanto che sappiamo essere state anch’esse spesso prese di mira dagli ambientalisti in tutto il mondo.

Rapier passa poi al dettaglio dei vantaggi dell’energia nucleare che non riguardano solo le bassissime emissioni di CO2 ma anche, sopratutto, l’economicità della produzione energetica, non sottovalutando tuttavia di parlare anche dei rischi che, ammette, effettivamente esistono. L’energia nucleare è uno di quei paradossi riguardo la pericolosità che potremmo paragonare ai voli aerei – è verissimo che le probabilità di incidente sono bassissime, monto inferiori a qualsiasi altro mezzo di trasporto, ma è pur vero che in caso di incidente di solito i guai sono molto seri. D’altra parte, conclude Rapier, gli attivisti non sembrano interessati a calcoli reali sui costi e benefici né per quanto riguarda il nucleare né per qualsiasi altra forma di energia, e mentre il mondo esige sempre maggiori quantità di energia, questi continuano le loro battaglie idealiste non impegnandosi altrettanto nella proposta di soluzioni concrete e realistiche.

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