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04:51 12 Novembre 2019
Proteste in Cile

Caos in Cile, il presidente Piñera: "Siamo in guerra"

© REUTERS / Juan Gonzalez
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Terza notte di caos in tutto il Cile. Saccheggi, incendi, devastazioni fuori controllo. L'istituto dei Diritti Umani denuncia torture e maltrattamenti dei detenuti e la portavoce del governo ammette vittime causate dalle forze dell'ordine.

"Siamo in guerra". Queste sono le dichiarazioni senza mezzi termini di Sebastian Piñera. La situazione è fuori controllo. Ormai non si tratta più di giovani studenti che bloccano le stazioni della metro per permettere ai passanti di viaggiare gratis, né dei cacerolazos di donne e lavoratori a Baquedano o Nuñoa. 

Si tratta della rabbia incontenibile del sottoproletariato santiaghino, che vive ammassato in blocchi di cemento o piccole baracche di legno, lamiere e compensato nei comuni popolari di Santiago, San Bernardo, Maipù, La Pintana, Zapadores, Lampa, Quiliqura. In queste zone il patto sociale si è ormai sciolto, le strade sono degli abitanti dei quartieri. Gli "insorti", le persone che spontaneamente escono di casa, si radunano attorno ai fuochi delle barricate, si confrontano con le forze dell'ordine, non hanno come bersaglio La Moneda, ma i centri commerciali, i supermercati, le autorimesse, i simboli di quel consumo che gli è negato. 

Un'altra notte di coprifuoco, un'altra notte di saccheggi 

Allo scattare del coprifuoco i manifestanti pacifici che occupavano le piazze della Santiago bene, come Piazza Nuñoa, piazze organizzate da movimenti e gruppi sociali, e che chiedono riforme sociali, hanno lasciato il posto al caos. 

A Santiago non si contano i supermercati incendiati. Particolarmente presa di mira è stata la catena Lider. Durante gli assalti ci sarebbero state vittime. Cinque persone sono morte durante l'incendio dei magazzini Kayser, a Renca. Tre corpi carbonizzati sono stati trovati dentro un supermercato dato alle fiamme nel comune di San Bernardo, periferia di Santiago, mentre due sarebbero stati ritrovati dentro un negozio di Bricolage a La Pintana.

Ci sarebbero anche vittime delle forze dell'ordine, ma ancora non esiste un bilancio ufficiale. La portavoce del Governo, Cecilia Perez, ne ha ammesso l'esistenza durante una diretta della TV cilena. Si parla di un morto nella città di Talca e nei social girano video che mostrano presunte vittime della violenza della repressione, comprese persone investite dalle auto dei carabinieri, mentre sarebbe confermato il ferimento di un giovane straniero di 21 anni a La Serena, città del nord, colpito da un proiettile sparato dai militari. Ancora, però, non c'è un bilancio ufficiale.

Anche in altre città, come Valparaiso, importante centro portuale che ospita la marina militare e il congresso, la situazione è molto tesa. Le strade occupate dai militari e riottosi. Scontri e spari terrorizzano la cittadinanza. 

Situazione critica anche all'aeroporto di Santiago, che ha sospeso i voli, causando enormi disagi per i passeggeri, rimasti senza volo, senza cibo e impossibilitati a spostarsi. Ma il disagio più grave è la distruzione della metropolitana e la sospensione dei trasporti pubblici, sia nella città che fra le città. Devastazioni, per milioni di dollari (200 milioni secondo il governo), che danneggiano gravemente proprio i lavoratori, le persone più umili costrette a spostarsi sui mezzi pubblici. Sarebbero 80 le stazioni metro completamente distrutte. 

Lo spettro adesso è quello di una crisi di approvvigionamenti, il rischio di restare senza cibo nei mercati, senza acqua, senza benzina, senza luce. Senza considerare chi, a causa delle devastazioni perderà il lavoro o dovrà affrontare le difficoltà di muoversi in una metropoli come Santiago senza mezzi pubblici, per raggiungere il lavoro, ospedali e consultori, uffici, etc. 

Il popolo cileno è diviso tra quanti denunciano la violenta repressione dei militari e chiedono le dimissioni del presidente, temendo una svolta autoritaria del Paese, e quanti temono le conseguenze del caos, ovvero di perdere il lavoro, di restare vittima delle violenze di guerimberos fuori controllo o, peggio ancora, dell'infiltrazione di narcos e organizzazioni criminali che si approfittano della rabbia popolare. 

La reazione del governo

Le misure adottate dalle autorità sinora, sostanzialmente, sono state inutili, in quanto non hanno né placato le proteste, né protetto persone e cose. I manifestanti hanno risposto all'annuncio del coprifuoco e dello stato d'emergenza con più mobilitazione, con cazerolazos e scioperi. 

Il presidente Piñera, nell'occhio del ciclone per la gestione della crisi, ieri ha dichiarato di essere solidale con le legittime richieste dei compatrioti. "La democrazia ha il diritto di difendersi usando tutti gli strumenti che la stessa democrazia e lo stato di diritto ci mettono a disposizione per combattere chi vuole distruggerla. E mi sto riferendo a chi agisce al margine della legge, commettendo atti di violenza", ha dichiarato il presidente per motivare l'adozione di tutte quelle misure che restringono i diritti e le libertà dei cittadini. 

Violazione dei diritti umani

Tuttavia a denunciare la violenza della repressione non sono solo i video sui social e le forze dell'opposizione, ma l'Istituto Nazionale dei Diritti Umani (INDH), un osservatorio che vigila affinché nel paese non si verifichino abusi e crimini contro l'umanità già vissuti sotto il regime della Junta militare. 

In una comunicato diffuso da T13 si legge l'INDH presenterà 8 azioni giudiziali per torture e violenza contro la polizia. "Il Bilancio consegnato dal direttore dell'Istituto, Sergio Micco, si è realizzato sulla base del lavoro sul terreno della squadra del INDH impiegata in tutto il Paese. I funzioanri dell'Istituto hanno registrato 283 persone detenute, di cui 151 uomini, 61 donne e 71 bambine/e o adolescenti. Il comunicato pubblicato dall'istituzione indica che i detenuti hanno accusato l'uso senza misura di forza al momento della detenzione, vessazioni ingiuste, contro bambini, maltrattamenti, percosse, torture, umiliazioni (detenuti spogliati nudi) verso uomini e donne, abusi sessuali e altre offese". 

Un comunicato che descrive una realtà tragica che il paese andino ha giù vissuto dal '73 al '91. 

Dall'altro lato però, le mobilitazioni delle organizzazioni popolari e sindacali protestano. Già oggi i lavoratori della miniera di Escondita e altri settori hanno dichiarato lo stop all'attività a sostegno delle proteste popolari contro il carovita. 

 

 

Tags:
Proteste, Rivolta, America Latina, Cile
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