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04:07 12 Novembre 2019

Caos in Cile, l'Esercito per le strade di Santiago, tre morti ma le proteste infiammano il Paese

© REUTERS / Carlos Vera
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Situazione sempre più caotica in Cile. Coprifuoco, stato d'emergenza, militari per le strade non sono sufficienti a fermare le proteste contro il carovita, che si accendono anche in altre città, coinvolgendo i più diversi settori della popolazione. E intanto il presidente Piñera sospende l'aumento dei biglietti del trasporto pubblico

E' dai tempi della dittatura che non si vedono militari pattugliare le strade o contenere le proteste. Per la prima volta nella storia della giovane ma travagliata democrazia cilena, le autorità militari sono state costrette a imporre il coprifuoco nelle maggiori città del Paese. Inutili sono stati i precedenti tentativi del presidente Sebastian Piñera di riportare la normalità minacciando i manifestanti dell'applicazione della legge di sicurezza interna, che prevede sino a 10 anni di carcere per chi partecipa ad alcune forme di protesta, e con l'imposizione dello stato di emergenza, di una durata massima di 15 giorni poi prorogabile. 

Il presidente Piñera ha dovuto annunciare la sospensione degli aumenti dei prezzi dei biglietti dei trasporti, la ragione che aveva indotto gli studenti a occupare la metropolitana. Ma la situazione è ormai fuori controllo. Le proteste sono divampate in tutto il Paese. Nei comuni componenti la Regione Metropolita di Santiago, come San Bernardo, ma anche a Valparaiso, La Serena, Coquimbo, Concepcion, Valdivia sono esplose le proteste contro l'elevato costo della vita di quello che sino a ieri veniva presentato come uno dei Paesi più ricchi e influenti dell'America Latina. Un  paese emergente, con uno dei PIL più elevati della regione, ma anche con il maggiore indice di Gini, cioè uno Stato con una forte diseguaglianza sociale. 

Le autorità hanno dovuto estendere il coprifuoco dalle 22 alle 7 di sera, limitando le libertà personali e lo stato di diritto, anche a Conception e Valparaiso, due città universitarie. Ma durante la notte i militari hanno dovuto affrontare gruppi di manifestanti che hanno sfidato il coprifuoco prendendo le strade. 

​I portuari annunciano di entrare in sciopero da lunedì 21 ottobre. "Il Cile deve svegliarsi dal suo letargo - scrivono in una nota - Se ieri ha iniziato Santiago, oggi le altre regioni devono unirsi attivamente per far presente i problemi di tutto il paese. Rifiutiamo la militarizzazione e la repressione di studenti, lavoratori, gente dei quartieri popolari e pensionati. Il popolo ha diritto di difendersi da queste aggressioni". 

Anche il popolo Mapuche, comunità indigena della Patagonia che vive nell'Araucania, con un lungo comunicato annuncia la sua adesione alle proteste. 

Intanto Santiago ha passato un'altra notte d'incendio e si iniziano a contare i danni e le vittime. Sono 80 le stazioni della metro "più moderna del continente" totalmente devastate, per un danno economico di $200 milioni. In tutto il paese i supermercati sono presi d'assedio e in un incendio divampato durante il saccheggio di un supermercato posto nel comune di San Bernardo, alla periferia della metropoli andina, sono morte 3 persone. Ancora non è accertato se si tratta di saccheggiatori o impiegati. 

​Sui social si inizia a parlare di arresti di corrispondenti internazionali. Anche se non si tratterebbe della prima volta nel Paese andino, che nel 2017 rispedì in Italia un giornalista colpevole di "indagare" sui movimenti sociali e popolari del Paese. Al momento le fonti ufficiali parlano di 308 arresti e 156 poliziotti feriti. Ma il bilancio è ancora tutto da fare e la situazione caotica non lascia sperare in una rapida normalizzazione. 

Tags:
Proteste, America Latina, Cile
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