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05:27 12 Novembre 2019
I soldati francesi vicino la prefettura di Parigi

“Ci sono pochi veri esperti di terrorismo islamico in Francia”

© AFP 2019 / BERTRAND GUAY
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Il profilo di Michaël Harpon, impiegato presso la prefettura di Parigi e accusato dell’omicidio di 4 colleghi, ha riacceso il dibattito nella società francese circa le minacce rappresentate dai movimenti islamici più radicali.

Sebbene i dirigenti di Harpon fossero al corrente delle sue dichiarazioni di approvazione verso l’attentato terroristico perpetrato alla redazione di Charlie Hebdo nel 2015, Harpon continuò a lavorare alla prefettura dove aveva accesso a informazioni riservate. Dopo l’accaduto è forse possibile affermare che le autorità francesi non affrontano in maniera sufficientemente seria il problema del fondamentalismo islamico? Sputnik ha parlato di questo con Bassam Tahhan, politologo franco-siriano.

— Com’è possibile spiegare che, sebbene i colleghi di Harpon avessero più volte segnalato i suoi comportamenti radicali, nei suoi confronti non sia mai stata avviata alcuna indagine e anzi che Harpon sia riuscito a conservare il suo ruolo che gli dava accesso a informazioni riservate?

— Già da tempo nel lavoro dei dipendenti statali si registrano violazioni gravissime. In Francia ad oggi non sono ancora stati presi provvedimenti che garantiscano di trattare debitamente le manifestazioni dell’islam radicale nel Paese. È necessario rivolgersi alla fonte del problema. A livello di politica estera le mancanze sono particolarmente evidenti. Ad esempio, i nostri servizi segreti si rifiutano di collaborare con i loro colleghi siriani nonostante in Siria si registri la maggiore concentrazione di jihadisti nel mondo, come nella città di Idlib.

Questo si può leggere come una manifestazione di orgoglio: la Francia non vuole fare i conti col fatto che né essa stessa né i suoi alleati hanno riportato una vittoria in Siria. Inoltre, Parigi spesso esprime il proprio dissenso circa la partecipazione diretta di Mosca, Teheran e Damasco alla lotta contro il terrorismo islamico in Siria.

— Lei crede che siano molti gli esperti francesi di lotta al terrorismo ad essere incompetenti?

— Sì. Il problema degli studi sul terrorismo islamico in Francia e nel mondo è grave. In Francia vi sono pochissimi veri esperti sul tema. In questo settore vi sono molti ciarlatani, mi passi il termine. Basti pensare alle passate dichiarazioni sull’islam rilasciate sui media dai consiglieri del Ministero degli Esteri, del primo ministro e del presidente. Le autorità assumevano alcuni sedicenti esperti nella lotta al fondamentalismo solamente perché avevano un cognome di origine araba e non per le loro competenze. La Francia deve rivedere nel profondo la propria politica nei confronti dell’islam. A riprova di ciò vi è il numero di attacchi terroristici commessi da fondamentalisti islamici nel Paese negli ultimi anni. Quando si verificano tragedie come quelle recenti, le autorità trovano un modo per lavarsene le mani.

— A Suo avviso, è possibile che si ripeta una tragedia analoga a quella verificatasi alla prefettura di Parigi?

— Sì, certo.

— Come valuta la situazione interna della Francia?

— Dal punto di vista economico la Francia sta passando un periodo molto difficile. I valori si stanno sgretolando. In un contesto simile parte degli strati più vulnerabili della popolazione cerca un sistema di valori alternativo. Vi è, dunque, il rischio di cedere alla tentazione del fondamentalismo islamico. Sono già alcuni decenni che le autorità francesi non trattano con la dovuta serietà le numerose manifestazioni di fanatismo religioso. Nessuno, ad esempio, ha mai vietato ai predicatori stranieri di diffondere liberamente le proprie visioni radicali nelle moschee. Probabilmente la Francia non era pronta a gestire un numero così importante di musulmani nel Paese. Ad oggi l’islam è la seconda religione del Paese. Questo ci porta a porci determinate domande legate soprattutto all’attuale situazione internazionale.

— Ovvero?

— Ad esempio, vi sono persone pronte a convertirsi all’islam fondamentalista per solidarietà con i palestinesi. E noi ad oggi non siamo ancora stati in grado di risolvere queste problematiche. Tutto ciò che di brutto avviene nei confronti dei musulmani nel mondo potrebbe diventare pretesto di radicalizzazione delle persone. Una situazione simile si osservava già ai tempi della guerra in Iraq che provocò milioni di morti e in seguito alla quale nacque l’Isis. Dopo cominciò la guerra in Siria.

— A Suo avviso, questa situazione è in parte legata anche alla politica estera francese?

— All’Eliseo sono stati ricevuti i detrattori di Assad, i membri del movimento dei Fratelli musulmani, e questo in nome dell’ingerenza democratica nel processo di gestione del potere in Siria. Questo è inaccettabile. La Francia in questo caso ha agito come alleata degli alleati degli islamisti.

— Stando alle dichiarazioni del ministro degli Interni, Cristophe Castaner, Harpon era in contatto con seguaci del salafismo. Chi sovvenziona i salafiti in Francia?

— Ricevono varie fonti di finanziamento. La fonte turca è Erdogan. Vi sono anche sovvenzioni dalla Banca internazionale dei Fratelli musulmani, dai Paesi del Golfo Persico. Infine, ricevono denaro anche da organizzazioni come al-Qaeda che dispone ancora di fondi. Va comunque detto che in Francia hanno una comprensione distorta di cosa sia il salafismo e del fatto che negli ultimi 40-50 anni non abbia smesso di svilupparsi. Oggi è molto complesso guardare indietro e capire in che modo i predicatori stranieri abbiano preso il controllo delle moschee francesi. In Francia mancano veri esperti sul tema.

— Quale ruolo svolgono i teologi nell’islam?

— Sono molto spesso dei mentori che indicano il percorso per diventare un “buon musulmano”. Non hanno un approccio critico allo studio della regione o alla interpretazione dei testi. Questo è un grandissimo problema che spesso costituisce una delle ragioni della radicalizzazione.

— In che modo si potrebbe combattere in maniera efficace il fondamentalismo in Francia?

— È necessario assumere esperti competenti, creare strumenti che permettano di prendere provvedimenti tempestivi nei confronti di soggetti sospetti soprattutto se questi ultimi ricoprono cariche importanti. Di recente si è verificata la tragedia presso la prefettura di Parigi. Domani potrebbe succedere dovunque. Ho più volte menzionato i luoghi dove a mio avviso ciò potrebbe ripetersi: le cosiddette Idlib-sur-Oise o Idlib-sur-Seine. Ci tengo a invitare la popolazione locale a prestare la massima attenzione. Le autorità francesi non ostacolano lo sviluppo di movimenti fondamentalisti e salafiti.

Ma è necessario combatterli a tutti i livelli: lo deve fare tanto la scuola quanto il Ministero degli Interni. Dopo l’attentato terroristico dell’11 settembre l’amministrazione statunitense ha creato 8.000 posti di lavoro in più per persone arabofone. Ad oggi nelle scuole statali francesi, invece, non si insegna arabo: di questo continueranno ad occuparsi le organizzazioni religiose private. E fra queste vi sono enti che intrattengono rapporti con i fondamentalisti. Io stesso ho insegnato arabo e ho avuto a che fare con colleghi salafiti che si rifiutavano di spiegare in classe le parole “whiskey” o “vino”. Io l’ho fatto presente in direzione e questi soggetti sono stati sollevati dall’incarico. Questo dimostra che è possibile agire. È difficile capire per quale motivo i servizi segreti francesi che dispongono di mezzi potenti non riescano a contenere questo movimento.

di Fabien Buzzanca

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