17:38 22 Novembre 2019
Proteste in Ecuador

Come l’Ecuador è diventato centro di tensioni in America Latina

Dolores Ochoa
Mondo
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Il presidente ecuadoregno Lenín Moreno ha spostato il governo a Guayaquil (la città più grande dell’Ecuador a circa 250 km a sud-ovest della capitale Quito, nonché il principale centro economico del Paese) alla luce dei disordini che interessavano la capitale.

Moreno ha accusato il suo collega venezuelano Nicolas Maduro e il suo predecessore Rafael Correa di aver organizzato un colpo di Stato. L’8 ottobre è stato introdotto il coprifuoco dalle 20:00 alle 5:00.

Il 13 ottobre Moreno ha accettato di dialogare con gli indigeni.

Sputnik ha intervistato uno dei leader delle popolazioni locali, Tuntiak Katán, il quale ha spiegato le richieste dei manifestanti, nonché la giornalista Giovanna Tassi che ha analizzato i possibili scenari di sviluppo della crisi.

Il leader dell’organizzazione ha espresso i suoi dubbi circa la legittimità del rifiuto di Moreno di ritirare il controverso provvedimento che esclude dalla competenza statale il controllo sui prezzi del carburante. Inoltre, Katán ha accusato Moreno di mancanza di autocritica.

“Incolpare Correa di un colpo di Stato è un goffo tentativo di tirarsi fuori dalla situazione. Un vero leader non deve accusare i dirigenti precedenti anche se il governo Correa è stato comunque irresponsabile. Il motto delle nostre comunità è “né Correa, né Lenín”. Temiamo per i diritti fondamentali dei nostri fratelli. Aver dichiarato lo stato di emergenza è stato segno di codardia da parte del presidente in carica".

"Il presidente ci considera dei criminali, dei vandali. Tutti questi termini umilianti non ci consentono di raggiungere la pace”, ha aggiunto Katán.

Dal canto suo, la giornalista Giovanna Tassi ha riferito circa il grado di preoccupazione dei manifestanti in piazza (dei quali i media non parlano) e ha sottolineato il ruolo del movimento delle popolazioni locali all’interno delle manifestazioni.

“La CONAIE (Confederazione delle popolazioni locali dell’Ecuador) ha dichiarato lo stato di emergenza nei propri territori poiché la Costituzione riconosce i territori delle popolazioni locali. Hanno catturato e tenuto prigionieri nelle proprie comunità militari e poliziotti che hanno poi liberato senza ferirli in alcun modo. È molto simbolico. Tra le vittime rimaste uccise, figura una persona che hanno investito del Sud del Paese e un ventiseienne che, per scappare alla polizia, si è buttato da un ponte. Un’altra persona si trova in uno stato di salute difficile. Tutto questo perché la polizia impiega armi ad aria compressa”, ha osservato Tassi.

“I militari hanno carta bianca per qualunque cosa”

Tassi ha aggiunto che il compito dei giornalisti era complicato dalla presenza dello stato di emergenza e ha ammesso che “non è possibile ottenere informazioni al momento”.

“Hanno sottomesso alla loro volontà i media, i militari hanno carta bianca durante lo stato di emergenza. I media tradizionali sono sotto il controllo di Lenín. Per questo, stando a loro non sta succedendo nulla. Ma vi sono media alternativi che comunicano tramite i social network: infatti, contro i manifestanti vengono effettuate repressioni violente. Guayaquil è il luogo più propizio per Moreno perché lì hanno sede tutti i circoli imprenditoriali e lui può stare seduto a guardare ciò che succede mentre militari e polizia placano le proteste”, ha spiegato.

“Il ministro della Difesa ha dichiarato che in occasione dello sciopero saranno impiegate non solo armi letali ma anche qualsiasi altro dispositivo in grado di tenere sotto controllo la situazione. È una dichiarazione irresponsabile, è una guerra contro il proprio popolo. Un esercito che utilizza in questo modo armi letali è un esercito maledetto”, ha dichiarato.

Richieste del Movimento

A sua volta, il leader delle popolazioni locali del bacino dell’Amazzonia ha elencato alcune delle più importanti richieste del movimento da lui guidato.

“Oltre allo scioglimento dell’accordo con il FMI, vogliono interrompere l’ondata di concessione di permessi alle società petrolifere nella regione delle Ande e nel bacino amazzonico. Il governo distribuisce territori e risorse naturali ad attori influenti sul piano internazionale. Vi sono riforme della normativa sul lavoro, riforme fiscali e in altra materia che fanno gli interessi solamente di uno specifico gruppo di persone influenti e che arrecano danni al resto della società. Il provvedimento annuncia un aumento dei prezzi del carburante a livello nazionale, il che colpisce direttamente il paniere di tutti gli ecuadoregni. Per questo, stiamo manifestando”, ha dichiarato Tuntiak Katán.
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