12:20 21 Novembre 2019
Khalifa Haftar

Khalifa Haftar: il nostro obiettivo è liberare Tripoli, non distruggerla

© Sputnik . Vladimir Astapkovich
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L'Esercito nazionale libico (LNA) non ha scadenze per portare a termine l'operazione per conquistare Tripoli, poiché i militari stanno cercando di evitare vittime tra la popolazione civile, e che è prematuro parlare di elezioni presidenziali nel paese. Lo ha dichiarato in un'intervista con Sputnik il comandante dell'LNA Khalifa Haftar.

— Quali sono i tempi prestabiliti per l'operazione di liberazione di Tripoli? Quando pensa che termineranno i combattimenti? E cosa ha impedito l'avanzamento dell'esercito durante questo periodo?

— Questa è una guerra per la liberazione della capitale, in cui vivono circa due milioni di persone, e non un progetto per il quale è possibile stabilire un periodo di tempo specifico. Questa è una guerra contro gruppi terroristici e bande criminali, ai quali, nel corso degli anni, è stato permesso di ottenere un'enorme quantità di armi ed enormi quantità di denaro dal tesoro dello stato e da paesi che sostengono il terrorismo e che usano anche migliaia di mercenari.

Potremmo porre fine a questa guerra in uno o due giorni usando armi pesanti, ma questo porterebbe alla distruzione della città e grandi perdite tra la popolazione civile. E mettiamo davanti a tutto prima la sicurezza dei cittadini e delle città, perché lo scopo di queste operazioni è la liberazione della capitale e non la sua distruzione.

— Dopo la fine delle ostilità, ha intenzione di candidarsi alle elezioni presidenziali?

— La fine delle ostilità non significherà che saranno immediatamente create le condizioni per delle elezioni. Ci sono molti problemi da risolvere prima di arrivare alle elezioni e a una costituzione permanente. Tenere delle elezioni senza stabilità e sicurezza è impossibile. Ma la sicurezza e la stabilità non possono essere raggiunte se gruppi terroristici e bande criminali continuano ad agire, se esiste una circolazione incontrollata di un'enorme quantità di armi. Innanzitutto è necessario regolarizzare la situazione nel paese, la situazione della sicurezza, quella economica e sociale. Per ora non penso a una mia candidatura alle elezioni presidenziali.

— Sono stati intrapresi sforzi di mediazione a livello internazionale o regionale per stabilire contatti con il Consiglio presidenziale di Fayez al-Sarraj e per risolvere la crisi al fine di fermare le ostilità e iniziare il processo politico?

— Sussiste l'opinione errata che il cosiddetto consiglio presidenziale abbia il diritto di dare istruzioni sulla continuazione o sulla fine delle battaglie contro i gruppi terroristici e le milizie che combattono contro l'esercito nazionale libico.

Questa è una grande menzogna che ora è diventata evidente a livello internazionale e regionale.

La verità è che questo Consiglio riceve istruzioni da quei gruppi e non viceversa. Il suo ruolo si riduce solo a fornire finanziamenti, armi e mercenari sulla base degli ordini che gli vengono dati. Il Consiglio li attua immediatamente.

Nessuno dei pochi membri rimanenti del Consiglio, a cominciare dal suo capo, osa contestare gli ordini impartiti al Consiglio dai gruppi terroristici. Il consiglio obbedisce solo agli ordini.

Questa è una verità che non ha più bisogno di prove. Per non parlare del fatto che diversi membri del Consiglio stesso appartengono a gruppi terroristici.

Anche le dichiarazioni che sembrano essere fatte dal Consiglio sono in realtà preparate dai gruppi terroristici, e il suo ruolo è quello di firmare la dichiarazione e renderla pubblica.

— Cosa pensa di fare dopo essere entrato a Tripoli? C'è un piano per risolvere l'attuale divisione?

Il futuro della Libia dipende dalla liberazione di Tripoli. Sottolineiamo ancora una volta che stiamo difendendo Tripoli e non la stiamo attaccando, come affermano alcuni ambienti politici e i media.

Tripoli sta assistendo a un declino della sicurezza senza precedenti. I cittadini in città subiscono le atrocità dei gruppi armati e degli attacchi in corso contro le loro proprietà, vivono in condizioni difficili a causa di un calo del livello dei servizi forniti e della mancanza di elementi base per vivere una vita normale, come la liquidità nelle banche, l'elettricità, il carburante e l'acqua potabile.

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