13:19 21 Novembre 2019
The Spongebob Squarepants balloon floats by New York Police Officers during the 88th Annual Macy's Thanksgiving Day Parade in New York November 27, 2014

“SpongeBob è un colonizzatore razzista” – la strana tesi della docente di antropologia USA

© REUTERS / Andrew Kelly
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A sostenere la strana tesi è nientemeno che una professoressa di antropologia dell’Università di Washington, Holly M. Barker, secondo la quale l’ingenua spugna di mare animata non rappresenterebbe in realtà altro che un messaggio ‘violento e razzista’.

Il politically correct individua una nuova vittima. Questa volta si tratta del famoso SpongeBob SquarePants, idolo dei bambini e non solo. Passando la serie animata sotto la lente dell’analisi antropologica, la professoressa Barker avrebbe scoperto che si tratterebbe di un cartone animato razzista, colonizzatore e violento, mascherato da candida e ingenua spugna gialla.

"SpongeBob Squarepants e i suoi amici svolgono un ruolo nella normalizzazione delle conquiste coloniali delle terre indigene mentre cancellano il popolo bikiniano ancestrale dalla loro patria", la professoressa di antropologia dell'Università di Washington Holly M. Barker ha scritto proprio così sul suo documento intitolato “L’inquietante SpongeBob e la legalizzazione della violenza sul fondo di Bikini”.

Secondo la Barker, SpongeBob residente nella città sottomarina di Bikini Bottom, sarebbe inquietantemente simile all'uso che fecero gli Stati Uniti dell'atollo di Bikini nelle Isole Marshall per i test sulle armi nucleari negli anni '50. Questo si baserebbe per altro su di una teoria degli stessi fan secondo cui il vero Bikini Atoll sarebbe stato fonte d'ispirazione per il cast di creature mutanti che abitano il finto Bikini Bottom.

Perfino la strana canzone a tema dello spettacolo, che promette ai bambini un mondo di "sciocchezze nautiche", ridicolizza la patria indigena di Bikini Bottom come un "luogo di sciocchezze", continua Barker, dimostrando una mancanza di ironia, quella sì inquietante, per una professionista che, come docente universitaria a Washington, si calcola debba guadagnare sui 150mila dollari all’anno.

La professoressa non è la prima volta che mette nel mirino la spugna animata, aveva già esposto la sua teoria ‘scientifica’ già l’anno scorso in un articolo sul giornale ‘The Conversation’. La nuova pubblicazione e l’insistenza contro il nemico giallo le ha fatto guadagnare le attenzioni del web. Ecco qui una selezione dei tanti commenti social sul tema.

"Attenzione Teletubbies", ha scritto un commentatore, "Voi siete i prossimi".

​Un altro simpaticone ha voluto suggerire che forse il nome di SpongeBob è uscito dal gioco della ruota magica 'Tutto è razzista'.

​Un altro ipotizza invece che adesso dovremmo aspettarci che il prossimo sarà il trenino Thomas, presto accusato di nazismo.

​Poi c'è chi proprio non ce l'ha fatta a limitarsi all'ironia ed ha voluto dire quello che pensava in modo più diretto, come questo commentatore che scrive: "Qualche capoccione di professore sta chiamando SpongeBob SquarePants, uno degli spettacoli per bambini più amati di tutti i tempi, razzista .... Non ho mai sentito una dichiarazione più ridicola in tutta la mia vita. O quella persona ha bisogno di ripensare un paio di cose, o semplicemente se ne sita zitta! Una delle due".

​Infine c'è chi senza né ironia, né rancore, semplicemente constata: "Adesso sono venuti per SpongeBob. Queste persone non si fermeranno davanti a nulla. La professoressa pubblica un documento accademico affermando che SpongeBob perpetua atti "violenti, razzisti" contro gli indigeni".

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