16:24 22 Novembre 2019

Killer silente: perché soffre di cancro anche chi ha uno stile di vita sano?

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Stando ai dati dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ogni anno nel mondo vengono registrati più di 18 milioni di casi di patologie oncologiche. Di questi mezzo milione solo in Russia. Tuttavia, la mortalità complessiva legata a patologie di questa tipologia sta gradualmente diminuendo.

Stando agli esperti, tale diminuzione sarebbe legata alle diagnosi precoci e ai trattamenti più moderni. Tuttavia, nessuno è assicurato dalle recidive. Anche dopo una terapia estremamente efficace nell’organismo rimangono alcune cellule tumorali silenti pronte a risvegliarsi in qualsiasi momento. Ed è impossibile prevedere quando ciò avverrà.

Fino all’ultima cellula tumorale

“Le cellule tumorali silenti sono quelle che, una volta fuoriuscite dalla formazione neoplastica primitiva, si riversano nei vasi sanguigni e poi finiscono in qualche organo dove prendono la forma di micrometastasi. Queste cellule non si manifestano in alcun modo. Per questo, non vengono eliminate dalla radio o dalla chemioterapia: il sistema immunitario non le riconosce. Molti anni dopo i trattamenti queste cellule si risvegliano improvvisamente e si vengono a creare le metastasi. Non si tratta di una neoplasia primitiva, ma proprio di una metastasi del vecchio tumore: ovvero, ciò che chiamiamo “recidiva”. Ad oggi purtroppo non capiamo ancora fino in fondo cosa faccia risvegliare queste cellule tumorali”, ha spiegato a Sputnik Somasundaram Subramanian, direttore della Federazione eurasiatica di oncologia, direttore del reparto oncologico della Direzione generale dei Servizi al Corpo diplomatico presso il Ministero russo degli Esteri (GlavUpDK), nonché chirurgo oncologo.

Secondo il medico, le cellule tumorali silenti possono presentarsi nell’organismo di ogni uomo anche molto prima della comparsa dei primi segnali esterni di una patologia oncologica.

Infatti, il nostro sistema immunitario è di norma in grado di riconoscere e distruggere le cellule maligne. Ma le sue risorse non sono illimitate, dunque alcune di queste cellule vengono solamente bloccate e mantenute in uno stato di inattività. Questo è reso possibile da un piccolo numero di vasi sanguigni collocati attorno a tali cellule. Così, queste ultime registrano una carenza di ossigeno e sostanze nutritive. Inoltre, ricevono segnali dalle altre cellule loro simili distrutte dal sistema immunitario. Di conseguenza, le cellule tumorali interrompono il processo di scissione e muoiono. Per questo, è impossibile identificarle.

“Oggi non disponiamo di strumenti simili. Ma da chirurgo oncologo vi dico che non è corretto né pratico andare a scovare fino all’ultima cellula tumorale. In primo luogo, diagnosticare per tempo un tumore anche di grandi dimensioni richiede molti sforzi e risorse. Al fine di valutare la diffusione della neoplasia e operare, utilizziamo diversi metodi tra di essi combinati. Non avrebbe senso profondere così tanti sforzi nella ricerca di una cellula silente che al momento non rappresenta un pericolo. In secondo luogo, ogni trattamento ha i suoi effetti collaterali e le sue complicanze. Non serve ricorrere a un trattamento prima del tempo. Dopotutto, in un soggetto il tumore può comparire dopo solamente uno o due anni, mentre in un altro soggetto dopo 5-7 anni e in un altro soggetto ancora potrebbe persino non ricomparire più”, ha osservato l’oncologo.

Non svegliare il can che dorme

Secondo taluni ricercatori americani, nuovi vasi sanguigni sarebbero in grado di risvegliare le micrometastasi dal loro sonno. La crescita di queste ultime è assicurata dall’approvvigionamento di sostanze nutritive che permettono loro di avviare il processo di scissione. Dunque, nei soggetti che erano scampati al cancro molti anni prima, all’improvviso ricompaiono delle metastasi. Un altro fattore che contribuisce a risvegliare le cellule tumorali silenti è lo stress che ha un impatto negativo sul sistema immunitario. Per questo, ad esempio, ai pazienti scampati al cancro si consiglia vivamente di tenere forte il proprio sistema immunitario. Tra l’altro, come hanno evidenziato taluni biologi statunitensi e britannici, talvolta un sistema troppo forte (o meglio una sua reazione all’infiammazione) potrebbe risvegliare il cancro silente. Gli attori principali della risposta infiammatoria a un attacco dell’organismo sono i neutrofili. Solitamente queste cellule del sistema immunitario catturano e distruggono i microbi estranei. In alcuni casi particolarmente pericolosi queste agiscono come dei kamikaze, ossia, morendo, lasciano dietro di sé alcuni filamenti di DNA ricoperti di sostanze tossiche. Il patogeno che finisce in questa “rete” non ha vie d’uscita, mentre per la cellula tumorale silente questa trappola diventa una fonte di energia vitale.

Infatti, le molecole battericide attaccate alla rete di DNA agiscono sulla laminina, una proteina contenuta nella sostanza intercellulare. La proteina, a sua volta, risveglia la cellula tumorale maligna e quest’ultima comincia a moltiplicarsi a ritmi sostenuti.

Alcuni biologi hanno studiato l’intero processo del risveglio della metastasi silente su cavie infettate da cellule del cancro alla ghiandola mammaria. In queste cellule fu inserito il gene della luciferasi di modo che risaltassero e fossero più facili da identificare. Inizialmente le cellule non si manifestarono in alcun modo, ma dopo un’infiammazione scatenata nelle cavie cominciarono a moltiplicarsi a ritmi sostenuti. A proposito, l’infiammazione fu provocata in seguito all’aspirazione da parte delle cavie di fumo. Alle cavie fu sufficiente passare tre settimane in un ambiente con molto fumo perché il tumore si risvegliasse.
Cancro sotto controllo

Alla risposta che il sistema di difesa dell’organismo fornisce per combattere l’infiammazione e al processo di crescita dei vasi sanguigni prende parte il fermento tirosina-chinasi SYK. Questo fermento è presente nelle cellule tumorali silenti. Come hanno evidenziato i ricercatori della Purdue University (USA), è possibile sopprimere l’attività della SYK grazie al Fostamatinib, un farmaco impiegato per trattare l’artrite reumatoide e la trombocitopenia immune, ossia due patologie autoimmuni caratterizzate da frequenti infiammazioni interne. I test sulle cavie infettate con le cellule di tumore alla ghiandola mammaria hanno dati risultati positivi.

“Al momento si parla molto del legame tra tumore e infiammazione. Ma per trovare una risposta è necessario trovare maggiori evidenze scientifiche. A mio avviso, si tratta di un settore promettente. Non escludo che a breve per la profilassi delle patologie oncologiche verranno impiegati alcuni farmaci antinfiammatori. Dopotutto, un tempo scoprirono per caso che l’aspirina è importante nella profilassi dell’infarto. Secondo me, scopriranno anche che un qualche farmaco già esistente è in grado di difendere l’organismo dal cancro”, conclude il dottor Subramanian.

Tags:
Chirurgia, Medicina, Russia
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