05:46 16 Dicembre 2019
Violenza

Orrori sul web – attentati, stragi, omici e suicidi in diretta, una serie infinita

© flickr.com / European Parliament
Mondo
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Dalla Sinagoga di Halle, alla strage alla moschea in Nuova Zelanda ai tanti casi di omicidi in diretta streaming. Il web non sa più come contenere gli orrori.

Le riprese di mercoledì nella città di Halle dell’attentato fuori la sinagoga, sono state trasmesse sulla piattaforma di livestreaming Twitch di proprietà di Amazon. Il sito specializzato principalmente in dirette di sessioni di videogiochi in cui giocatori di tutto il mondo dovrebbero mostrare le loro prodezze con armi virtuali, nel caso della cittadina delle Germania orientale ha mostrato invece armi e spari veri.

Il video, durato 35 minuti, è stato prontamente rimosso ma nella mezzora che è rimasto nel server più la diretta è stato visto almeno un paio di migliaia di volte. Va da sé che se qualcuno dovesse aver fatto in tempo a scaricarlo lo potremmo ritrovare online magari su qualche altra piattaforma. Come del resto era successo per il video dell’attacco alla moschea in Nuova Zelanda, dove erano morte addirittura 50 persone, trasmesso anch’esso in streaming, questa volta su Facebook e moltiplicato in maniera esponenziale da chi lo aveva scaricato prima che il social facesse in tempo a rimuoverlo. YouTube, Twitter e Reddit vennero a loro volta infestati dalle ripubblicazioni di quel video che continua a spuntare fuori di tanto in tanto.

Ma non sono certo questi gli unici due casi di orrore pubblicato sul web. Terroristi che vogliono amplificare l’effetto delle loro azioni, assassini singoli desiderosi di attirare su di sé attenzione, depravati che esaltano il proprio gusto macabro spettacolarizzandolo e depressi vari che desiderano un momento di notorietà, negli ultimi anni hanno sempre più spesso utilizzato il web pubblicando contenuti del tutto sconcertanti.

Ponendo come discorso a parte tutte le innumerevoli immagini di esecuzioni brutali, decapitazioni e orrori pubblicati dai terroristi dell’ISIS sui propri canali, infiltrati tra i social o nel dark web, anche solo tra i canali social classici social non sono certo mancati gli episodi ed anzi si registra un aumento inquietante.

  • Nel maggio del 2016 un uomo in Texas (Kenneth Amyx) ha pugnalato a morte la ragazza e postato la foto sulla pagina Facebook di lei ricoperta di sangue di modo che l’aggiornamento lo vedessero tutti gli amici e parenti.
  • A luglio di quest’anno una splendida ragazzina di 17 anni star di Instagram (Bianca Devin) è stata brutalmente uccisa da un uomo che l’aveva incontrata tramite il noto social ed aveva poi anche infierito sul corpo decapitandolo, secondo quanto riferiscono diversi media (anche se non tutti indugiano sul macabro particolare).
  • Se possibile ancora più macabro e orribile era stato il caso avvenuto a Phuket, in Thailandia, l’isola delle vacanze da sogno che in quel caso si trasformò in un incubo. In quell’episodio, avvenuto due anni fa, un uomo uccise la figlioletta di soli 11 mesi impiccandola in diretta live di Facebook, prima di togliersi egli stesso la vita. Prima che gli addetti di Facebook facessero in tempo a rimuovere il video, i familiari della piccola vittima fecero in tempo a vederlo. Loro stessi allertarono la polizia. Secondo i dati del social, prima della rimozione quel video venne visto da altri 2.351 account.

Questi sono solo alcuni esempi, in realtà la sequenza completa sarebbe incredibilmente più lunga ed in continuo aggiornamento. In risposta a questa, che rischia di diventare una vera e propria emergenza, alcuni Paesi stanno inziando a studiare contromisure. L’Australia per esempio ha approvato una nuova legge che rende responsabili i social e servizi hosting della mancata notifica alla polizia federale e rimozione rapida di tutti quei video che descrivono comportamenti orrendamente violenti.

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