Widgets Magazine
14:08 13 Novembre 2019
Esercito turco

Siria, il punto della situazione sull'offensiva Turca nel nord del Paese

© AFP 2019 / BULENT KILIC
Mondo
URL abbreviato
612
Seguici su

Sarebbe di centinaia di morti il bilancio degli attacchi portati dalla Turchia nel nord della Siria durante l'operazione "Fonte di Pace". Decine di migliaia i civili in fuga dalle zone di guerra.

Ieri, per il secondo giorno consecutivo, l'esercito turco ha portato avanti la propria offensiva nel nord della Siria per spazzare via le milizie curde del YPG.

Secondo Reuters, il bilancio parziale delle operazioni militari di Ankara sarebbe di centinaia di morti tra i miliziani, con alcune vittime anche tra la popolazione civile, come denunciato dal Partito democratico progressista curdo della Siria.

Sarebbero invece migliaia i civili che in queste ore starebbero tentando in qualche modo di mettersi in fuga dalle zone di guerra, con l'associazione non governativa International Rescue Committee che ha parlato di addirittura 64000 persone che avrebbero lasciato le proprie case dall'inizio della campagna in seguito all'avanzata delle truppe di Ankara.

Nelle scorse ore il governo turco, tramite una nota del Ministero della Difesa, aveva fatto trapelare la notizia dell'eliminazione di "174 terroristi" con gli attacchi che in questi giorni stanno coinvolgendo la zona ad est del fiume Eufrate.

In precedenza il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan aveva assicurato che l'offensiva turca in Siria settentrionale non avrebbe provocato danni ai civili in quanto Ankara ritiene che nessuno dei "fratelli siriani" debba avere paura.

L'operazione "Fonte di Pace" ha avuto il via nella giornata di mercoledì, quando Ankara ha sferrato un'offensiva atta a colpire l'Isis, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e le milizie curde dell'YPG.

Le reazioni all'attacco della Turchia

L'operazione "Fonte di Pace", preannunciata sul finire della scorsa settimana dallo stesso presidente Erdogan, ha trovato la netta condanna di una larga fetta della comunità internazionale, con diversi Paesi dell'Unione Europea, Israele e soprattutto gli Stati Uniti che hanno condannato l'offensiva.

Il presidente Trump, criticato sul fronte interno per aver negato l'appoggio americano agli alleati curdi delle milizie YPG, sostenute da Washington ai tempi dello scoppio della guerra civile in Siria, ha fatto sapere di voler vedere qualcosa di "molto più duro" delle sanzioni contro la Turchia per le sue operazioni militari nel nord della Siria.

Per Trump sul tavolo ci sarebbero tre possibili opzioni: Washington potrebbe scegliere di vincere "militarmente", sebbene le possibilità di vedere l'esercito americano nuovamente impegnato in Medio Oriente ad oggi siano piuttosto scarse, potrebbe adoperare strumenti finanziari per colpire Ankara con "sanzioni" o infine tentare di "mediare un accordo tra Turchia e curdi".

Il premier incaricato di Israele, Benjamin Netanyahu, ha invece messo in guardia la comunità internazionale circa il rischio di una possibile "pulizia etnica" nel nord della Siria da parte della Turchia.

Da più parti nell'UE si è poi invocato all'applicazione di nuove sanzioni verso Ankara, con la ministra degli Esteri svedese Ann Linde che ha sostenuto la necessità di attuare un embargo sulle forniture di armi contro la Turchia da parte dell'Europa.

Il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian ha auspicato la convocazione di un incontro di emergenza degli oltre trenta Paesi facenti parte della coalizione anti-Isis.

Lo sforzo diplomatico di Mosca

In questa delicata situazione, la Russia sta tentando di mettere in campo tutte le proprie risorse diplomatiche per limitare la nuova escalation militare in Siria, con il ministro degli Esteri Sergey Lavrov che si è pubblicamente impegnato a cercare di far instaurare un dialogo costruttivo tra Ankara e Damasco.

"Ora cercheremo la necessità di instaurare un dialogo tra la Turchia e la Repubblica araba siriana. Abbiamo motivo di credere che sia nell'interesse di entrambe le parti", ha detto Lavrov ai giornalisti.

La posizione italiana

Anche l'Italia, per voce del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ha criticato le azioni militari della Turchia in Siria, definendo inaccettabile l'offensiva di Ankara, la quale rischia di compromettere la lotta internazionale contro il terrorismo.

Il leader grillino, che ha annunciato un proprio intervento in Parlamento sulla questione, ha inoltre reso noto che l'Italia è favorevole all'introduzione di misure per indurre la Turchia ad annullare l'operazione. 

A Di Maio ha fatto eco il principale leader dell'opposizione Matteo Salvini, il quale però si è detto preoccupato dalla reazione timida del governo sugli eventi in Siria ed ha evidenziato il rischio che la guerra possa assumere un carattere globale.

Il premier Conte, dal canto suo, ha portato l'attenzione sul concreto rischio di vedere messi in libertà migliaia di foreign fighters attualmente sotto il controllo curdo.

La principale esponente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, ha invece chiesto coerenza all'Unione Europea, domandandosi perché Bruxelles non abbia esitato un momento nell'introdurre e prolungare le sanzioni contro la Russia, mentre nei confronti di Ankara sussistano delle tali remore.

RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik