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07:59 15 Ottobre 2019

Italia prima in Europa per giovani disoccupati e inattivi

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Uno studio dell’Unicef l’Italia è al primo posto in Europa per giovani “NEET” (Not in education, employment or training), mentre in Italia la prima regione è la Sicilia.

Lo studio dell'Unicef Italia ha analizzato i dati ISTAT del 2018 sull’occupazione e lo studio tra i giovani ed è risultato che in Italia ci sono 2.116.000 di giovani inattivi (NEET) nella fascia di età tra i 15 e i 29 anni, il 23,4% dei giovani in totale.

NEET sta in inglese per not in education, employment or training e definisce i ragazzi e giovani adulti che non svolgono nessun tipo di attività formativa o lavorativa.

Nella ricerca si afferma che «essere NEET, ovvero non studiare, non lavorare, né seguire percorsi di formazione è una condizione di disagio ed esclusione sociale, che priva i ragazzi e le ragazze di una possibilità di futuro, lasciandoli indietro».

In Europa subito dopo l’Italia in questa classifica ci sono Grecia (19,5%), Bulgaria (18,1%), Romania (17%), e Croazia (15,6%).

Per quanto riguarda le regioni al primo posto c’è la Sicilia con un'incidenza del 38,6% della popolazione. A seguire Calabria (36,2%), Campania (35,9%) Puglia (30,5%) e Sardegna (27,5%). Questi sono i dati più significativi riportati dalla ricerca Unicef Italia "Il silenzio dei NEET. Giovani in bilico tra rinuncia e desiderio", realizzata sugli ultimi dati Istat del 2018, e lanciata oggi nell'ambito del progetto NEET Equity.

Analizzando le fasce di età si nota che il 47% dei giovani NEET si trovano nella fascia tra i 25 e i 29 anni, il 38% tra i 20 e 24 e il 15% tra i 15 e i 19.

Tra questi la maggior parte ha conseguito un diploma di scuola secondaria superiore (49%) mentre esiste una percentuale non indifferente di giovani totalmente inattivi con laurea (11%).

Oltre agli stranieri (14,5%) i giovani NEET si trovano in maggioranza al centro e al sud (53,5%) e il 15,5% al nord.

La ricerca fatta tra i giovani e gli insegnanti

Lo studio ha raccolto dati, interviste e opinioni da varie fonti, tra le quali i ragazzi stessi, assistenti sociali, insegnanti e dirigenti scolastici.

In generale la maggior parte degli intervistati riporta un peggioramento della condizione generale di vita e un aumento dell’uso di droghe da parte dei giovani. Né loro né le rispettive famiglie danno il giusto valore alla scuola o ad attività come quelle sportive, che incentivano sani atteggiamenti e allontanano i ragazzi dalla vita di strada. Inoltre, lo spopolamento dei giovani sul territorio favorisce un impoverimento culturale e un forte isolamento sociale. E ancora, la chiusura dei servizi dedicati alle nuove generazioni ha accentuato la distanza e le difficoltà di comunicazione.

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Tags:
Giovani, Italia, Europa, UNICEF
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