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08:25 15 Ottobre 2019
Sole

La morte del Sole? Mai troppo presto per iniziare a preoccuparsi quando si tratta di estinzione

NASA Goddard Space Flight Center
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Il direttore dell'Istituto di magnetismo terrestre Vladimir Kuznetsov, parla del Sole e rassicura sul fatto che la nostra stella ci riscalderà ancora per almeno altri 5 miliardi di anni. Tanti sì, ma poi?

Il professor Vladimir Kuznetsov, direttore dell'Istituto di magnetismo terrestre, ionosfera e propagazione delle onde radio, risponde alle domande dei media russi sui fenomeni legati alle eruzioni solari e le tempeste solari.

Quest’anno abbiamo già avuto due tempeste magnetiche di livello G2, secondo la speciale scala di 5 livelli che classifica la potenza delle tempeste solari e delle loro conseguenze. Nulla tuttavia in confronto alla tempesta elettromagnetica del 1989 che si verificò nei cieli del Québec, causando un'aurora boreale visibile fino in Texas o, peggio ancora, quella chiamata ‘evento Carrington’, quando l’aurora boreale venne osservata addirittura ai Caraibi. Queste tempeste non sono altro che flussi di particelle cariche provenienti dal Sole e sprigionate da esplosioni ed eruzioni solari. Flussi quindi anomali che il campo magnetico del nostro pianeta non riesce a trattenere quando troppo potenti.

Si tratta tuttavia, assicura il professor Kuznetsov, di fenomeni che fanno parte della "normale attività e vita solare". Per quanto queste esplosioni che si verificano nella Corona solare possano sembrare spaventose e provocare anche conseguenze tangibili sulla Terra (oltre alle aurore boreali, interferenze sulle comunicazioni satellitari, GPS, radio, orientamento di quegli animali sensibili al magnetismo e possibili interferenze, anche se ancora non del tutto dimostrate, sull’umore umano) non si può dire che debbano essere intese con particolare preoccupazione. Piuttosto, a ‘preoccupare’ gli scienziati è la questione delle aspettative di vita della nostra stella.

Sì, perchè anche il Sole, come tutte le stelle, e a quanto pare tutto il resto in Natura, ha un percorso ben stabilito – nascere, consumare energia, morire.

Ma “non preoccupiamoci troppo” dice, il professore, perchè ci sono almeno altri 5 miliardi di anni a disposizione prima che il nostro Sole muoia. Rassicurante, certo, ma non per i filosofi. Dal punto di vista filosofico infatti cambia parecchio pensare già oggi che la nostra specie abbia un destino comunque segnato, anche se tra miliardi di anni, oppure ci sarà sempre un domani. Riservarsi l’ambizione di poter puntare a qualcosa di eterno o doversi piuttosto rassegnarsi alla cenere, cambia parecchio già oggi dal punto di vista filosofico. Proviamo allora ad immaginare, sulla base delle informazioni che ci fornisce la scienza, a cosa accadrà al nostro Sistema solare quando verrà la fine e, attraverso invece la fantasia e la fantascienza, come potremmo riuscire a cavarcela e sfuggire all’apocalisse cosmica.

La morte del Sole

Il Sole è una stella di dimensioni medio-piccole costituita principalmente da idrogeno (circa 3/4) ed elio (circa 1/4) classificata ‘nana gialla’ e che si trova circa a metà di quella lunga fase di vita che si chiama ‘sequenza principale’, una fase cioè in cui la stella è molto stabile e produce energia fondendo nel proprio nucleo l’idrogeno trasformandolo in elio. Ad un certo punto però, circa tra 3 miliardi di anni, le reazioni atomiche termineranno di consumare tutto l’idrogeno disponibile e quello sarà l’inizio della fine. A quel punto il Sole inizierà ad utilizzare l’elio come combustibile nucleare trasformandolo in composti più pesanti (carbonio e ossigeno) ed inizierà la fase di instabilità che lo porterà ad essere una gigante rossa che prima si espanderà fino ad inglobare Mercurio e poi Venere, forse anche la Terra, per poi al contrario collassare su sè stesso una volta finito anche l’elio e divenuto incapace di utilizzare i combustibili più pesanti per mancanza di massa critica. Allora si trasfomerà in una nana bianca, circa delle dimensioni di un pianeta, che si raffredderà progressivamente fino a diventare una nana nera. La morte di stelle di massa più grande avviene attraverso un processo addirittura più violento, dato che la forte pressione, massa ed energia permette di fondere mano a mano elementi sempre più pesanti posto però che alla fine tutto si conclude con una gigantesca esplosione (fenomeno delle supernovae). Pur se non così violento come quello delle supernovae, il quadro della lenta agonia da fine della sequenza principale a gigante rossa a nana bianca e infine nana nera, non pare molto promettente per la nostra specie. Gia tra un miliardo e spicci di anni il Sole sarà del 10% più brillante e ci sarà il rischio che le temperature potranno essere troppo alte per la nostra specie. Tra 3,5 miliardi si calcola che sarà più luminoso del 40% e questo dovrebbe essere sufficiente a far evaporare tutta l’acqua. Durante la fase poi di espansione vera e propria in gigante rossa, tra 5 miliardi di anni, le possibilità di sopravvivenza rimanendo sulla Terra a quelle condizioni, saranno del tutto nulle dato che verremo polverizzati, bruciati o conglobati nell’espansione solare. Se anche per qualche motivo dovessimo sopravvivere alla fase di calore infernale della gigante rossa sicuramente poi non potremmo sopravvivere comunque a quella del freddo siderale della nana bianca.

Insomma la domanda è, saremo in grado di utlizzare questo paio di miliardi di anni che ci separano dall’inizio della fine per trovare una via di uscita e preservare la nostra specie? Ed è qui che finisce il discorso scientifico ed inizia quello fantascientifico al quale il lettore stesso potrà unirsi nei commenti. Qui indicheremo alcune delle ‘vie di uscita’ che forse la nostra specie sarà in grado utilizzare a dovere il tempo ancora utile e se sarà riuscita a non estinguersi per altri cento motivi validi o addirittura da sola.

Colonizzazione di altri pianeti?

Pianeti abitabili nella nostra Galassia ce ne sono sicuramente, il problema è che alle velocità attuali, sfruttando anche l’effetto fionda dei vari fly-by attorno ai vari pianeti, il massimo della velocità alla quale possiamo mandare le nostre missioni spaziali è di solamente 80mila chilometri all’ora. Questo significa che per percorrere un anno luce attualmente impiegheremmo più di 13mila anni. Anche riuscendo ad aumentare le velocità va considerato che oltre la velocità della luce, a meno che la fisica che conosciamo non sia tutta sbagliata, non potremo mai comunque andare per definizione. Ma i pianeti abitabili si trovano probabilmente a distanze tali per cui nessuna vita umana potrebbe mai essere abbastanza lunga da completare il viaggio neppure viaggiando a velocità prossime a quelle della luce.

Astronavi abitabili?

Forse la nostra specie potrebbe trasformarsi in una specie nomade spaziale capace di vivere in astronavi autosufficienti dal punto di vista elimentare ed energetico?

Dirottare l’orbita terrestre?

La Terra ruota intorno al Sole a circa 108mila km/h, sarà mai possibile riuscire a guidarne l’orbita per indirizzarla verso la stella più vicina in fase di sequenza principale?

Incontro con la galassia di Andromeda?

A quanto pare la nostra galassia, la Via Lattea, se i calcoli degli astronomi sono giusti, dovrebbe finire per scontrarsi con la galassia di Adromeda priprio tra circa 4 miliardi di anni, quindi forse giusto giusto per... uno scambio di stella? In teoria al cosa sarebbe possibile anche senza intervento umano dato che le galassie quando si incontrano iniziano a mischiare i loro sistemi e più che scontri stellari sono ‘scambi’ stellari. Le carte verrebbero mischiate e tutto potrebbe accadere.

Sopravvivenza della specie attraverso il trasferimento di materiale genetico?

Questa come ipotesi è forse la più affascinante dal momento che ricorda un loop temporale. D’altra parte non esiste già la teoria della panspermia, per altro molto accreditata dalla comunità scientifica? E cos’è questa teoria se non l’ipotesi che i semi della vita si sarebbero sparsi nell’Universo e arrivati sulla Terra conservate nei ghiacci di comete e meteore che hanno viaggiato milioni di anni nello spezio?

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