21:02 07 Dicembre 2019
Attrezzi per mining

Il caso dei miner di Sarov arriva in tribunale

© AP Photo / Egill Bjarnason
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Nella regione di Nizhny Novgorod si sono concluse le indagini preliminari del procedimento penale contro i dipendenti dell’Istituto russo di ricerca nucleare di Sarov i quali utilizzavano un supercomputer per il mining di criptovalute.

Gli scienziati sono stati fermati all’inizio dell’anno scorso dalla Polizia federale russa durante un accesso non consentito a Internet a partire da computer di servizio dell’Istituto. Sono stati accusati di accesso non autorizzato ai computer della rete, di creazione e utilizzo di software dannosi e di inosservanza delle norme sull’archiviazione dei dati. Al momento i risultati delle indagini sono in mano del giudice. Gli avvocati della difesa sostengono che i loro assistiti facevano mining non a scopo di lucro, ma per mero interesse professionale.

La causa dei miner dell’Istituto di ricerca di Sarov che minavano bitcoin da un supercomputer di servizio è giunta in tribunale. Questo è stato comunicato dal servizio stampa del Tribunale distrettuale della Regione di Nizhny Novgorod. Stando alle informazioni disponibili sul sito ufficiale, gli imputati sarebbero Andrey Rybkin e Andrey Shatokhin, due ex dipendenti del Centro federale russo di ricerca nucleare in seno all’Istituto di ricerca di fisica sperimentale (VNIIEF). Un altro dipendente, Denis Baykov, complice nell’utilizzo dei computer di servizio per le attività di mining, il 17 settembre 2019 è stato condannato dal tribunale al pagamento di una pena pecuniaria che ammonta a 450.000 rubli.

I migliori programmatori del Paese

Lo scandalo del VNIIEF (ente che rientra nel gruppo di Rosatom) è stato reso noto nel febbraio del 2018. In quel periodo agenti della polizia federale russa hanno fermato i tre dipendenti del Centro di ricerca. Stando agli agenti, gli scienziati utilizzavano un supercomputer di servizio per il mining di bitcoin. Aleksey Korolyov, avvocato di uno degli imputati, ha rivelato ai media che gli scienziati fino all’ultimo momento speravano che non li avrebbero scoperti dato che erano i migliori programmatori del Paese.

“Si sono preparati per diversi mesi, hanno studiato le modalità per minare criptovalute. Hanno verificato se il computer avesse le caratteristiche richieste e hanno anche creato un software proprio per non farsi scoprire. Nella sezione Task manager del computer compare sempre dove e quando un utente ha eseguito delle operazioni. Loro hanno creato un software che permette di oscurare queste informazioni nel Task manager. Pensavano che in questo modo nessuno avrebbe potuto scoprirli dato che erano professionisti nel settore della programmazione”, racconta Korolyov ai media.

Stando a Korolyov, alla fine le forze dell’ordine non riuscirono a fermarli immediatamente. Infatti, gli imputati riuscirono comunque a minare delle criptovalute.

“Non sono in grado di dire quali operazioni siano state attuate per trovarli. Infatti, alcune di esse ad oggi sono ancora segretate. I testimoni hanno affermato durante le indagini che la causa è trattata al momento dall’amministrazione del presidente e pare che persino a Putin in persona sia stato fatto rapporto sui fatti. Una cosa, però, si può dire con certezza: non sono stati fermati il primo giorno in cui hanno cominciato a minare”, spiega l’avvocato.

Riconoscono la colpevolezza

L’avvocato osserva che subito dopo il fermo i miner hanno riconosciuto la propria colpevolezza e ne hanno dato evidenza.

“Inizialmente il giudice ha stabilito per loro una pena detentiva, ma in seguito ha optato per una detenzione domiciliare considerato il fatto che si sono dichiarati colpevoli. Chiaramente sono dispiaciuti per ciò che hanno fatto. Ma, a mio avviso, hanno commesso il fatto per interesse professionale e non a scopo di lucro”, sostiene Korolyov.

Come appurato dai media, in seguito gli inquirenti hanno intentato un procedimento penale separato contro Denis Baykov il quale era responsabile unicamente della connessione del computer. È stato accusato ai sensi dell’art. 272 del Codice penale della Federazione Russa per accesso non consentito a dati informatici e gli è già stata comminata una pena pecuniaria.

Come ha riferito ai media il portavoce del Tribunale distrettuale di Sarov nella Regione di Nizhny Novgorod, Svetlana Kalyuta, per il terzo imputato è stata stabilita una pena pecuniaria.

“Ai sensi del c. 3 art. 272 del Codice penale della Federazione Russa il 17 settembre gli è stata comminata una pena pecuniaria pari a 450.000 rubli, nonché il divieto di ricoprire cariche amministrative statali e in seno agli enti locali per un periodo pari a 2 anni e 6 mesi”, ha spiegato Kalyuta.

I risultati delle indagini sui due imputati, Andrey Rybkin e Andrey Shatokhin, sono stati deferiti al tribunale l’11 settembre, ma la data della prima seduta non è ancora stata definita. Sono accusati di accesso non consentito a dati informatici (ai sensi dell’art. 272 del Codice penale della Federazione Russa), di creazione, utilizzo e diffusione di software dannosi (ai sensi dell’articolo 273 del Codice penale della Federazione Russa) e di inosservanza delle norme di utilizzo degli strumenti di archiviazione, elaborazione e trasmissione dei dati informatici (ai sensi dell’articolo 274 del Codice penale della Federazione Russa).

Stando all’avvocato, gli imputati hanno terminato l’università con ottimi voti, erano visti di buon occhio presso il VNIIEF. Uno di loro strinse personalmente la mano al presidente russo Vladimir Putin quando quest’ultimo si recò a Sarov nel 2014. In quell’occasione Rybkin e Shatokhin furono presentati come promettenti giovani scienziati.

“Per ciò che hanno fatto sono stati sollevati dai loro incarichi presso il Centro di ricerca. Chiaramente il loro stipendio era più elevato di quello percepito in media dagli abitanti della città, ma non penso che ora percepiscano meno. Il mio assistito si occupa di appalti pubblici a livello comunale. Ossia guadagna partecipando ad appalti volti ad assicurare il buon funzionamento di impianti tecnologici in seno a società statali, fra le quali rientra anche il VNIIEF”, spiega l’avvocato.

Va detto che nell’estate del 2009 in occasione della seduta della Commissione per l’Innovazione tenutasi a Sarov Andrey Shatokhin presentò al grande pubblico il nuovo supercomputer. Allora i media indicarono Shatokhin come il direttore del laboratorio di ricerca presso l’Istituto di fisica teorica.

Le forze dell’ordine della Regione di Nizhny Novgorod si sono astenute dal commentare i fatti. Nemmeno durante la conferenza stampa del VNIIEF è emerso nulla.

Ad ogni modo, subito dopo il fermo degli scienziati il portavoce dell’Istituto ha comunicato che i miner non hanno arrecato alcun danno all’ente.

“Grazie al lavoro congiunto con le forze dell’ordine l’attività illecita è stata intercettata tempestivamente. I miner sono stati fermati dagli organi competenti. Per quanto ne sappiamo, è stato intentato un procedimento penale nei loro confronti. Sottolineiamo che nell’ultimo periodo tentativi simili sono stati registrati in diverse grandi società dotate di elevate capacità di calcolo. All’interno delle nostre società tali attività saranno perseguite duramente in quanto si tratta di attività illecite”, ha comunicato il portavoce del Centro di ricerca nucleare.

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