20:38 10 Dicembre 2019
Proteste in Ecuador

Ecuador: indigeni in mobilitazione in tutto il paese contro il "paquetazo" di Moreno

Dolores Ochoa
Mondo
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Non si fermano le proteste in Ecuador, contro le misure di austerity varate da Lenin Moreno. La Confederazione indigena (Conaie) decreta lo stato di emergenza su tutti i territori indigeni e interviene anche Rafael Correa: nessuno ha votato per il FMI.

Il sindacato dei trasportatori pubblici aveva annunciato la fine dello sciopero lo scorso venerdì. Ma le mobilitazioni contro il paquetazo di Moreno continuano. Nel paese è stato decretato, lo scorso giovedì, lo stato di eccezione. E adesso è la Confederazione delle nazionalità indigene dell'Ecuador a imporre lo stato di emergenza in tutti i territori sotto la propria giurisdizione, avvertendo in un comunicato che "militari e agenti di polizia che entrino nelle zone indigene saranno fermati e sottoposti alla nostra giustizia". Misura necessaria "di fronte alla brutalità e alla mancanza di coscienza della forza pubblica", si legge nella nota. 

​Gli indigeni hanno preso le strade delle città di tutto il paese. Nelle più importanti località ci sono state manifestazioni: Quito, Chimborazo, Guyaquil, dove attualmente si trova il presidente, nella provincia di Oro, lungo la Panamericana, tra Cueca, Riobamba e Ambaro. L cortei di indigeni e contadini, in alcuni casi, si sono confrontati contro i militari mandati dal governo che, attuando sotto stato di eccezione, hanno usato idranti e gas lacrimogeni. Questo ha spinto la Conaie a decretare lo stato d'emergenza. 

​Lo stop del sindacato alle mobilitazioni 

Lo stop allo sciopero era stato annunciato al secondo giorno delle mobilitazioni, iniziate giovedì. Dopo i violenti scontri e il rifiuto del presidente di sedersi a un tavolo per avviare un dialogo con le parti sociali, il Fenacotip, il sindacato dei trasportatori, aveva proclamato la smobilitazione, sperando in successive trattative con il governo. 

"Analizzando la situazione caotica in cui verte il Paese e avendo raggiunto l'obiettivo di rendere pubblico la nostra divergenza con il governo, rispetto al Decreto 883, oggi termina la mobilitazione" aveva detto Abel Gomez, presidente del sindacato del trasporto pubblico, mettendo in rilievo come la misura, che determinerà l'aumento del 100% dei biglietti dei bus, si scaricherà non sul settore ma sul pubblico, che verrà penalizzato dalle misure varate da Moreno, in cambio di aiuti dal FMI. 

Una decisione, quella del Fenacotip, non condivisa fagli altri settori che avevano aderito alle manifestazioni. I tassisti sono rimasti in stato di agitazione e hanno organizzato un enorme blocco stradale in diverse città. 

​Correa: nessuno ha votato il FMI

Sulla situazione interviene Rafael Correa, il predecessore di Lenin Moreno, che aveva portato l'Ecuador dentro l'alleanza Alba. Moreno, ex delfino di Correa, una volta diventato presidente ha implementato politiche di segno opposto rispetto a quelle del predecessore, rivolgendosi al FMI e rompendo l'alleanza con il Venezuela.

"Quello che succede mi spezza l'anima" ha detto l'ex presidente, "Si implementano misure del genere per aumentare la povertà. Ma oltre questo, si tratta di politiche inefficienti, perché non generano né crescita né occupazione, niente. Abbiamo visto il fallimento di queste ricette in Argentina e Grecia e lo vedremo anche in Ecuador", ha concluso Correa che ha anche ricordado che "Nessuno ha votato per il FMI, né per l'aumento del combustibile". 

Il paquetazo varato dal governo di Quito, non prevede solo il taglio delle agevolazioni del carburante, che hanno portato in un giorno solo al raddoppio dei prezzi di benzina e diesel e a breve genereranno un aumento importante dei prezzi dei biglietti dei bus. Hanno anche imposto una maggiore flessibilità lavorale, una diminuzione dei salari di circa il 20% per i cosiddetti contratti atipi e una diminuzione delle ferie per i dipendenti pubblici. 

 

 

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Proteste, Lenin Moreno, Ecuador
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