00:34 16 Novembre 2019
Il confine del Niger

Niger, campione africano per presenza militare straniera

© AP Photo / Jerome Delay
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Oltre alla tradizionale presenza di militari francesi in quanto ex territorio coloniale, il Niger ha dispiegato sul proprio territorio contingenti statunitensi, tedeschi, italiani, canadesi e di recente anche emiratini.

Sembra paradossale, ma i militari di numerosi Paesi avanzati non sono riusciti ad eliminare la minaccia terroristica e questo sta dando adito alle proteste dei nigerini i quali pretendono l’espulsione degli stranieri dal loro Paese. Il politologo algerino Tewfik Hamel ha spiegato in questa intervista a Sputnik quali sono esattamente gli obiettivi che perseguono i Paesi con una base dispiegata in Niger.

Alla luce degli attacchi terroristici i quali, vista la maggiore frequenza, sono sempre più difficili da respingere per l’esercito nigerino nelle aree frontaliere a Est, Sud e Ovest del Paese, a luglio di quest’anno il governo nigerino ha deciso di prolungare lo stato di emergenza nelle regioni di Diffa, Tillabéry e Tahoua. Da quando è caduto il regime di Gheddafi la frontiera tra Niger e Libia è diventata anch’essa un’area pericolosa.

Non si riesce ad eliminare il terrorismo dalla regione sebbene nel Paese i contingenti stranieri siano sempre di più. Al momento in Niger sono dispiegati militari canadesi, italiani, tedeschi e francesi. Ufficialmente le truppe francesi sono rientrate in Niger nel 2010 dopo che furono presi come prigionieri alcuni dipendenti della Areva, società del comparto dell’industria nucleare. La presenza militare francese in Niger si è rafforzata nel 2014 anche visto il dispiegamento delle forze impegnate nell’Operazione Barkhane in Mali. Dal Mali, tra l’altro, si tengono regolarmente operazioni militari contro i jihadisti impegnati di frequente nell’attraversamento del confine nigerino-malese.

Il 30 agosto 2019 il presidente nigerino Mahamadou Issoufou ha ratificato con la Germania l’accordo di rafforzamento della già esistente cooperazione militare a livello bilaterale. Nel 2016 il Niger ha concesso alla Germania di costruire una base militare dell’aviazione presso Niamey allo scopo di condurre le operazioni della missione MINUSMA per lottare contro i jihadisti presenti nel vicino Mali.

A giugno di quest’anno il Niger e gli Emirati Arabi Uniti hanno ratificato un accordo per il dispiegamento di una base militare nella regione di Agadez, nel nord-ovest del Paese, a 800 km dal confine con l’Algeria. In quella regione sono già presenti militari americani. Questo è stato reso universalmente noto nell’ottobre del 2017 dopo l’omicidio di 4 soldati americani. Nel 2018 proprio in questa regione gli americani hanno avviato la costruzione della base aeronautica 201 che, stando alle stime preliminari, sarà pronta entro il 2024. Stando al sito americano Intercept, i costi per l’edificazione del sito si attesteranno a 4 miliardi di dollari.

Sembra paradossale, ma l’aumento del numero di soldati stranieri in Niger non contribuirà in alcun modo alla riduzione degli attacchi terroristici nel Paese. A partire dal gennaio 2019 nella regione di Diffa sono state rapite 179 persone. Alla luce della situazione critica in cui versa il Paese, l’ONG internazionale Medici senza frontiere ha annunciato ad agosto che avrebbe cessato le proprie attività a Maine Soroa per “rischi alla sicurezza” e aggiungendo che avrebbe comunque continuato a operare “a Diffa, Maradi, Tillabéry e Magaria”.

A maggio di quest’anno un migliaio di nigerini, in particolare studenti, sono scesi in piazza a manifestare contro la presenza di forze armate straniere nel Paese. I militari sono accusati di “non fare nulla per i letali attacchi dei jihadisti”. Come spiegare una situazione simile?

Sputnik France ha intervistato Tewfik Hamel, esperto di storia militare e di questioni di difesa presso l’Università Paul Valéry di Montpellier.

– Il 23 luglio di quest’anno l’amministrazione americana ha annunciato un allargamento della propria base militare ad Agadez. Si prevede, inoltre, il dispiegamento di droni. Per questa espansione gli americani stanzieranno 280 milioni di dollari. Per quale motivo la presenza americana in Niger viene rafforzata?

– La presenza americana in Niger, così come in altri Paesi africani, è uno degli aspetti della “strategia delle ninfee”. Pietra miliare di questa strategia è la conclusione di accordi militari bilaterali con molti Paesi in via di sviluppo con l’intento di avere accesso a diverse tipologie di basi. Questo garantisce la massima flessibilità possibile durante le operazioni militari. La logica è semplice: bisogna incrementare il numero di basi da cui effettuare operazioni indipendentemente dalla situazione specifica. Il Pentagono desidera avere la possibilità di dispiegare il proprio contingente in qualsiasi regione strategica in cui si conducano operazioni militari.

Va detto che gli USA stanno tentando di espandere sul piano geografico la propria presenza militare sviluppando una rete di siti chiamati CSL (Cooperative Security Locations). Si tratta di siti nei quali sono dispiegate unità di mezzi militari. Tali siti si basano su accordi stando ai quali gli USA sono legittimati a un facile accesso a tali siti. Presso questi CSL gli americani non sono presenti sempre. Ma sono utili per organizzare operazioni tempestive e permettono ai militari americani di condurre addestramenti congiunti con le truppe alleate.

– In Niger vi sono basi dell’aviazione dove sono dispiegati anche droni. Ciò significa che gli USA hanno modificato la loro strategia?

– A partire dal 2007 (quando fu creato AFRICOM, il Commando africano degli Stati Uniti) in Africa è stata creata una decina di basi dell’aviazione simili. Se confrontiamo la strategia degli USA degli anni ’90 con quella attuale, la differenza è che il dispiegamento delle truppe non è più volto all’espansione territoriale. Oggi gli USA cercano siti di modeste dimensioni necessari a confermare la loro potenza imperialista. Oggi è più importante la velocità di reazione e non le dimensioni della base militare.

Oggi per confermare la propria potenza gli americani necessitano di basi aeronautiche per il decollo e l’atterraggio di droni e F-15. Il Pentagono dispone di tali basi in Qatar, negli Emirati Arabi Uniti, in Niger, in Etiopia, in Gibuti, alle Seychelles, ecc. Al momento l’impero americano non ha più così bisogno di vasti territori, di colonie da essi dipendenti o ancora di governi fantoccio. Necessita piuttosto di basi dove i soldati possano passare la notte e gli aerei militari essere depositati.

– Dopo che gli Emirati Arabi Uniti hanno stabilito la propria presenza in Eritrea, Somalia e Libia, nel giugno del 2019 hanno sottoscritto con il Niger un accordo per la dislocazione di una base militare. A Suo avviso, come va interpretato l’interesse dei Paesi del Golfo Persico verso la regione del Sahara-Sahel?

– A mio avviso, è innanzitutto un accordo politico molto rilevante il quale ha conseguenze economiche, culturali, internazionali. Sembra che l’obiettivo attuale degli UAE sia la Libia. La presenza dei Paesi del Golfo Persico nel nord del Niger dà loro un’ottima opportunità di sostenere il proprio alleato, il maresciallo Haftar. Da Bengasi egli dirige l’Esercito nazionale libico e tenta di controllare l’intero territorio libico. Di conseguenza, si acuisce la rivalità tra due blocchi di Paesi: UAE, Arabia Saudita ed Egitto da un lato; Turchia e Qatar dall’altro. Ankara e Doha sostengono Tripoli con il governo di intesa nazionale di Saraj (riconosciuto dalla comunità internazionale).

– Sembra che tra i Paesi di Sahara e Sahel la Libia non sia l’unico ad interessare gli Emirati.

– La politica estera di ogni Paese persegue sempre una moltitudine di obiettivi. Per questo, il tendere di Tunisi e Algeri verso uno stabile sistema democratico non è in linea con gli interessi degli UAE. Non è una novità che tra i Paesi del Maghreb e quelli del Golfo Persico ci sia poco in comune. Il dispiegamento delle truppe emiratine in Niger si inserisce nel contesto più ampio del crollo del sistema regionale arabo e testimonia un ritorno ad accordi e unioni precedentemente conseguiti. In un momento in cui la regione sta vivendo un’estrema instabilità, un nemico può diventare improvvisamente un amico e viceversa.

Gli UAE desiderano posizionarsi in modo da avere la possibilità di partecipare alla ricostruzione del sistema regione. La nuova base militare in Niger potrebbe rivelarsi un asso nella manica nei loro rapporti con gli USA e la Francia e, se necessario, potrebbe aiutare gli USA a livello militare.

– La Germania ha appena ratificato con il Niger un accordo per incrementare la propria presenza militare nel Paese. A partire dal 2010 in Niger sta aumentando la presenza di militari stranieri. Perché il Niger attira truppe occidentali?

– Questa presenza militare straniera è sintomo del vivo interesse che le nazioni occidentali dimostrano nei confronti dell’Africa. Si tratta non solo della lotta al terrorismo e del garantirsi l’accesso alle risorse naturali, ma anche di contrapporsi alla penetrazione cinese e russa nel continente.

Nell’ottobre del 2016 la Germania ha annunciato l’avvio della costruzione di una base aeronautica a Niamey per supportare le operazioni della missione MINUSMA. Esattamente un anno dopo ha stanziato 27 milioni di euro per sostenere militarmente il Niger, ossia sviluppando le infrastrutture necessarie, finanziando l’addestramento, le consulenze e l’equipaggiamento dei militari nigerini.

– Il G5 Sahel (unione di Paesi della regione Sahel-Sahara creata su iniziativa della Francia di cui fa parte anche il Niger) sostiene i Paesi sopraccitati oppure è loro nemico?

Il G5 è un elemento della strategia francese in Africa. In realtà, il G5 altro non è che una versione innovativa delle antiche tecniche imperialiste legate alle tattiche di lotta contro la popolazione locale insorta. Quest’unione è stata largamente pubblicizzata perché venisse accolta con favore dal popolo. È stata organizzata una campagna propagandistica che prevedeva la pubblicazione di articoli privi di qualsivoglia valutazione critica circa la struttura del G5. Quest’ultima veniva presentata come uno strumento per vincere il terrorismo e per ristabilire la pace. Di per sé il concetto “G5 del Sahel” non ha alcun senso se l’obiettivo della Francia è partecipare alla creazione di nazioni liberaldemocratiche nella regione.

Prima della diffusione degli ideali democratici il terrore era lo strumento utilizzato per reprimere le sommosse contro i colonizzatori. Ricorrere al terrore è una tecnica allettante ancora oggi. Ma se si proclamano i principi democratici, non sono accettabili repressioni nemmeno sporadiche. Di conseguenza, è necessario elaborare una serie di strategie nelle quali la forza, il convincimento e la magnanimità trovino il loro spazio. Il G5 è una di queste strategie.

– A Suo avviso, la Francia, che dispone di 4 basi militari in Niger, ha perso il controllo sulla sua ex colonia?

L’influenza esercitata dalla Francia sul Niger continua ad essere forte. Tuttavia, sono comparsi nuovi attori, fra cui USA, Cina e Russia, i quali devono essere presi in considerazione. Ma la sua influenza continua ad essere importante. La presenza militare francese nel Sahel è uno degli elementi della strategia di cui sopra. Per via dell’intervento militare francese in Libia cresce l’interesse per il Niger. Il G5 è una delle componenti di questa tattica lato sensu il cui obiettivo per la Francia è avere la possibilità di affidarsi a Paesi che possano avere bisogno del suo aiuto. E ciò è possibile rafforzando le loro forze dell’ordine e militari. Tramite il G5 la Francia desidera avere partner multilaterali con l’intento di legittimare la propria presenza in Africa e al contempo condividere le spese pari a circa 400 milioni di euro tra i partecipanti. Per fare ciò, sta incrementando le capacità necessarie per condurre più operazioni di modo da evitarne una di grande portata. In linea generale, la Francia usufruisce dei servizi di consulenti e partner che si occupano di addestramenti, fornitura di armamenti, ecc.

– A Suo avviso, perché il Niger rappresenta una preda così allettante per le nazioni straniere? Qual è il vero peso geopolitico di questo Paese?

– Il Niger dispone delle maggiori riserve di combustibili fossili tra i Paesi dell’Africa subsahariana. Fra le risorse naturali del Niger citiamo l’uranio, il carbone, l’oro, l’argento, il piombo, i fosfati, il petrolio, il molibdeno, il sale e il gesso. Il Niger è al terzo posto al mondo per volumi di estrazione di uranio dopo Canada e Australia. Le esportazioni di questo minerale costituiscono il 70% delle esportazioni totali del Paese.

Il dispiegamento di forze straniere in Niger è però legato anche ad altre ragioni, non prettamente economiche. Questi Paesi puntano a isolare l’Algeria e non vogliono permetterle di instaurare rapporti solidi con gli altri Paesi della regione Sahara-Sahel. A livello internazionale l’Algeria continua a operare in maniera indipendente. Si tratta di una nazione insostituibile, ma di un partner difficile. Gli USA, ad esempio, definiscono l’Algeria un Paese “cocciuto”. È importante educare l’Algeria alle potenze straniere in Africa in questo momento in cui il numero di attori rilevanti presenti nel continente africano sta aumentando. La Russia sta sviluppando con l’Algeria un partenariato strategico, mentre la Cina intende proporre la propria partecipazione allo sviluppo della Nuova Via della Seta.

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